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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 4787/2025 del 05/02/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza di conferma del sequestro preventivo disposto il 18/11/2022 in relazione al reato di associazione per delinquere (art. 416 c.p.) e ai relativi profitti. Il ricorrente ha dedotto che, all'esito delle indagini, una delle condotte originariamente qualificate come truffa aggravata (in riferimento alla persona offesa Ronco) era stata riclassificata nell'avviso di conclusione delle indagini come appropriazione indebita aggravata; ciò, secondo la difesa, avrebbe determinato un mutamento del fatto oggetto di imputazione e la conseguente perdita dei presupposti del sequestro preventivo. Si contestava inoltre la preclusione determinata dal cosiddetto giudicato cautelare e si censurava la motivazione (omissione) del Tribunale circa il diverso trattamento di somme ritenute onorari professionali rispetto ad altre somme sequestrate come profitto dell'associazione.

La decisione

La Corte rigetta il ricorso. Ha ritenuto infondati e non consentiti i motivi: 1) la diversa qualificazione giuridica (da truffa ad appropriazione indebita) non costituisce "novum" idoneo a superare la preclusione del giudicato cautelare quando i fatti materiali e gli elementi d'indagine sono gli stessi già valutati in sede di riesame; 2) il profitto contestato è direttamente riferibile al delitto associativo, che può generare profitti autonomi e la diversa qualificazione di un reato-fine non incide sulla riconducibilità del profitto all'associazione; 3) il terzo motivo era in fatto (non consentito) e la motivazione del Tribunale non è risultata omessa o manifestamente illogica. Conseguentemente il sequestro preventivo è stato confermato e il ricorso cassazionista è respinto.

Norme richiamate

  • art. 416 cod. pen. (associazione per delinquere)

    Il profitto dell'associazione per delinquere è autonomo e può comprendere la sommatoria dei profitti derivanti dai reati-fine; la configurazione diversa di un reato-fine non esclude la riferibilità dei vantaggi patrimoniali all'associazione.

  • art. 321 cod. proc. pen. (sequestro preventivo e relativi presupposti)

    Valutazione della sussistenza dei presupposti per il mantenimento del sequestro: il giudice deve considerare gli stessi elementi materiali già esaminati; una nuova qualificazione giuridica non altera automaticamente la sussistenza del fumus e del periculum quando gli elementi fattuali restano identici.

  • art. 324 cod. proc. pen. (ricorso al tribunale del riesame)

    Richiamata nella cornice della discussione sul giudicato cautelare e sulla possibilità di riesame: il tribunale del riesame valuta gli elementi presentati e la sua decisione produce effetti preclusivi se non intervengono fatti nuovi rilevanti.

  • art. 649 cod. proc. pen. (impugnazioni in materia cautelare)

    Invocato nella critica sulla preclusione derivante da precedente decisione cautelare: disciplina le impugnazioni in materia cautelare, richiamata per il principio che il giudicato cautelare può essere superato solo da 'novità' che alterino la situazione di fatto o di diritto.

  • art. 415-bis cod. proc. pen. (avviso di conclusione delle indagini)

    Richiama lo snodo processuale in cui è intervenuta la diversa qualificazione della condotta (da truffa ad appropriazione indebita) nell'avviso di conclusione delle indagini; la Corte ha ritenuto che ciò non costituisca di per sé fatto nuovo rispetto agli elementi già noti.

  • art. 325, comma 1, cod. proc. pen. (limiti del sindacato della Cassazione sulle ordinanze del riesame)

    La Corte di cassazione esercita un sindacato limitato alla violazione di legge o alla mancanza assoluta di motivazione; non è ammissibile un controllo esteso su valutazioni di merito ben motivate.

  • art. 173 disp. att. cod. proc. pen. (motivazione sintetica in cassazione)

    Richiamata per la forma di esposizione dei motivi di ricorso in cassazione; la sentenza riporta i motivi nei limiti previsti per la motivazione.

Massime di principio

  • La mera diversa qualificazione giuridica di fatti già noti (valutati in precedenza) non costituisce di per sé un 'novum' idoneo a superare il giudicato cautelare: per riaprire il riesame occorrono nuovi elementi di fatto o di prova che modifichino concretamente la base decisionale.
  • Il profitto dell'associazione per delinquere può essere autonomamente confiscato e comprende vantaggi risultanti dalla struttura e dall'attività del sodalizio; dunque la qualificazione dei singoli reati-fine non annulla automaticamente la riconducibilità dei proventi all'associazione.
  • Quando si impugna il mantenimento di misure reali (sequestro), è essenziale dimostrare che siano emerse nuove acquisizioni probatorie o fatti processuali tali da cambiare i termini di fatto e di diritto della decisione precedente; argomentazioni basate solo su diversa interpretazione giuridica sono generalmente insufficienti.
  • In Cassazione il sindacato sulle decisioni del riesame è limitato alla verifica di violazioni di legge o di carenza assoluta di motivazione: le contestazioni di merito ben motivate dal giudice di merito difficilmente prospettano successo in sede di legittimità.
  • Se si vuol contestare la riferibilità di somme (es. onorari professionali) al profitto associativo, è necessario produrre elementi nuovi e specifici sull'origine delle somme e sulla loro effettiva distinzione rispetto ai proventi dell'attività illecita.

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