Cassazione Penale, Sentenza n. 18717/2023 del 04/05/2023
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
La controversia
Impellizzeri, indagato per concorso nel reato di riciclaggio, ha impugnato l'ordinanza con la quale il GIP ha rigettato la sua istanza di dissequestro di materiale informatico, una macchinetta conta soldi, un foglio manoscritto e alcune carte di credito (sequestrate il 09/09/2020), mentre aveva ordinato il dissequestro di altri beni. Ha dedotto: omessa notifica del provvedimento di sequestro e del decreto di convalida; difetto di motivazione; errore nel mantenere il vincolo su beni già restituiti; illegittimità o sproporzione del mantenimento del sequestro sul materiale informatico, dato che erano già state estratte copie forensi dei supporti.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i primi tre motivi (perché attengono alla legittimità del provvedimento originario spettante al tribunale del riesame o per carenza di interesse) e ha invece accolto l'ultimo motivo. Ha ritenuto che l'ordinanza impugnata non motivi la necessità di mantenere il vincolo sul materiale informatico, non indicando difficoltà tecniche a giustificazione del ritardo nella restituzione nonostante fossero state effettuate copie forensi. Perciò ha annullato l'ordinanza impugnata e ha rinviato il procedimento al GIP del Tribunale di Gela per un nuovo esame alla luce dei principi richiamati.
Norme richiamate
art. 23, comma 8, D.L. 137/2020
Ricorso trattato con contraddittorio scritto ai sensi dell'art 23. Comma 8 D.L. 137/2020
Consente il trattamento del ricorso con contraddittorio scritto; la procedura è stata svolta secondo tale norma
artt. 359 e 360 cod. proc. pen.
riferimento nel provvedimento impugnato a "prosecuzione dei necessari accertamenti tecnici ex artt. 359 e 360 cod. proc. pen."
Norme che regolano gli accertamenti tecnici e le modalità di acquisizione di dati e supporti informatici; la loro richiamata applicazione giustifica il mantenimento del sequestro solo se sussistono accertate necessità tecniche non altrimenti soddisfatte
Giurisprudenza consolidata sulla competenza del tribunale del riesame
Sez. 2, Sentenza n. 50169 del 11/11/2015; Sez. 2, n. 45343 del 16/07/2013
In sede di opposizione al rigetto della restituzione, il GIP non può riesaminare la legittimità del provvedimento originario di sequestro (fumus del reato), competenza riservata al tribunale del riesame
Principio di proporzione e durata del sequestro probatorio
Il sequestro probatorio deve durare solo per il tempo strettamente necessario all'espletamento degli accertamenti; si tratta di misura limitativa di diritti patrimoniali ed economici e pertanto richiede adeguata motivazione circa la necessità e l'eventuale persistenza di esigenze probatorie
Massime di principio
- Se il materiale informatico è stato oggetto di copie forensi complete, il mantenimento del vincolo sui supporti originali richiede motivazione circa specifiche difficoltà tecniche o la necessità di ulteriori acquisizioni; in mancanza il sequestro va revocato
- In opposizione al rigetto della restituzione il GIP non può sindacare la legittimità formale del provvedimento genetico (sequestro in sede di perquisizione): tale questione compete al tribunale del riesame
- I motivi che riguardano la mancata notifica o la convalida del sequestro originario sono generalmente inammissibili nel rito di opposizione avverso il provvedimento di rigetto se attengono alla fondatezza del sequestro; vanno invece dedotti nel ricorso al riesame
- Il ricorrente che chiede il dissequestro dovrebbe documentare, ove possibile, l'esistenza di copie forensi e l'assenza di esigenze probatorie residue, oppure indicare condizioni tecniche che impediscano la completa acquisizione, per supportare la richiesta
- Se un provvedimento impugna beni ormai già restituiti, il motivo è privo di interesse e sarà dichiarato inammissibile per carenza di effetto pratico
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