Sentenza n. 13179/2026 - Roma, Sezione 5B
per la declaratoria di illegittimità del silenzio serbato dal Ministero dell’Interno sulla domanda di concessione della cittadinanza italiana ex art. 9, comma 1, lett. f), della legge n. 91/1992, presentata con istanza in data 14 aprile 2022 (codice pratica: -OMISSIS-), con obbligo del medesimo Ministero di provvedere sulla stessa domanda e entro un termine non superiore a trenta giorni, nominando, all’occorrenza, un commissario ad acta, per l’ipotesi di ulteriore inerzia dell’amministrazione oltre il termine stabilito.
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: silenzio serbato sull’istanza di concessione della cittadinanza italiana presentata il 14 aprile 2022
Esito
Favorevole al ricorrente (richiedente cittadinanza)
Prevale il privato
La controversia
La ricorrente ha agito contro l’inerzia del Ministero dell’Interno in relazione alla domanda di concessione della cittadinanza italiana presentata ai sensi dell’art. 9, comma 1, lett. f), della legge n. 91/1992. Ha chiesto la declaratoria di illegittimità del silenzio, l’ordine all’amministrazione di provvedere entro trenta giorni e, in caso di ulteriore inerzia, la nomina di un commissario ad acta. Nel corso del giudizio l’amministrazione ha adottato e trasmesso alla firma degli organi competenti il decreto di conferimento della cittadinanza, dopo avere revocato in autotutela il precedente decreto prefettizio di inammissibilità dell’istanza.
La decisione
Il TAR ha dichiarato la cessazione della materia del contendere, ritenendo che l’adozione del provvedimento richiesto avesse integralmente soddisfatto l’interesse azionato e rilevando che entrambe le parti avevano concordato su tale esito. Le spese sono state poste a carico dell’Amministrazione, nonostante la cessazione della materia del contendere, perché si trattava del secondo ricorso relativo alla medesima istanza e il precedente provvedimento di inammissibilità era stato revocato in autotutela dopo la notifica del primo ricorso. Il Ministero dell’Interno e la Prefettura di Milano sono stati condannati al pagamento di euro 1.000,00, oltre oneri e accessori di legge.
Norme richiamate
art. 9, comma 1, lett. f), l. 91/1992
Costituisce la base normativa della domanda di concessione della cittadinanza italiana proposta dalla ricorrente.
art. 34, comma 5, c.p.a.
È richiamato nel giudizio definito con cessazione della materia del contendere a seguito del sopravvenuto soddisfacimento dell’interesse azionato.
art. 21-nonies l. 241/1990
La revoca in autotutela del precedente provvedimento di inammissibilità è valorizzata quale antecedente dell’adozione del decreto di conferimento della cittadinanza.
art. 52, commi 1 e 2, d.lgs. 196/2003
È posto a fondamento dell’oscuramento delle generalità della parte interessata.
artt. 5 e 6 Regolamento (UE) 2016/679
Sono richiamati, unitamente all’art. 52 del d.lgs. 196/2003, a tutela dei diritti e della dignità della parte interessata mediante oscuramento delle generalità.
Massime di principio
- La sopravvenuta adozione del provvedimento amministrativo richiesto nel giudizio avverso il silenzio, quando soddisfa integralmente l’interesse azionato, determina la cessazione della materia del contendere.
- In caso di cessazione della materia del contendere per sopravvenuto provvedimento favorevole, le spese possono essere poste a carico dell’amministrazione quando la condotta amministrativa precedente abbia reso necessaria la proposizione del ricorso, secondo il criterio della soccombenza virtuale o della causalità.
- La revoca in autotutela di un precedente provvedimento di inammissibilità e la successiva adozione del provvedimento richiesto possono rendere integralmente satisfattiva la pretesa azionata contro il silenzio amministrativo.
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