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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 4056/2022 del 04/02/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Mangione impugna il rigetto della richiesta di sostituzione della misura cautelare della custodia in carcere con gli arresti domiciliari. Ha dedotto fatti sopravvenuti: riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche con prevalenza in appello, riduzione della pena, due anni di custodia cautelare, fatti commessi tre anni e mezzo prima, concessione degli arresti domiciliari al coimputato, confessione, scuse alla persona offesa, risarcimento integrale del danno e riconciliazione con la vittima. Il Tribunale e la Corte di appello hanno ritenuto tali elementi insufficiente per superare la gravità del fatto (tentato omicidio aggravato e detenzione/porto illegale di armi), la negativa personalità dell'imputato e il concreto pericolo di reiterazione, anche alla luce di elementi probatori (lettera rinvenuta nel coindagato che esprimeva propositi di vendetta) e del ruolo attivo e armato di Mangione nell'agguato.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso come infondato. Ha confermato che il Tribunale ha adeguatamente motivato la persistenza delle esigenze cautelari sulla base della gravitaà del fatto, della personalità dell'imputato e degli elementi concreti che indicano propensione alla commissione di reati analoghi. Ha ritenuto irrilevante, da sola, la durata della custodia, la confessione tardiva, il risarcimento del danno e la ricomposizione dei rapporti con la persona offesa, non essendo emersi elementi nuovi concreti idonei ad attenuare il pericolo di reiterazione. Ha altresì respinto la censura di disparità di trattamento verso il coimputato per la diversa rilevanza del ruolo. Ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali ai sensi dell'art. 616 c.p.p. e disposto gli adempimenti di cancelleria previsti dall'art. 94, comma 1-ter, disp. att. c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 310 cod. proc. pen.

    Norma procedurale sull'impugnazione dei provvedimenti cautelari: il ricorso ex art. 310 è stato valutato e ritenuto infondato; la sentenza richiama che il giudice del riesame e il Tribunale possono rigettare la richiesta di modifica della misura anche se intervenute attenuanti in sede di merito, quando permangono esigenze cautelari concrete.

  • art. 309 cod. proc. pen.

    Procedura di applicazione della misura cautelare in sede di riesame: il Tribunale, in sede di riesame, ha applicato la custodia in carcere ritenendo sussistenti gravissimi indizi e esigenze cautelari.

  • art. 274, comma 1, lett. c), cod. proc. pen. (modificato dalla legge 16 aprile 2015, n.47)

    Principio dell'attualità del pericolo di reiterazione: la Corte sottolinea che il requisito dell'attualità non è escluso dal mero decorso del tempo e deve essere valutato con riferimento a elementi concreti che evidenzino continuità o effettività del pericolo di recidiva.

  • art. 56, 575, 577, primo comma, n. 3, cod. pen.

    Riferimenti al codice penale: indicano la qualificazione del fatto come tentato omicidio aggravato (e relative aggravanti/attenuanti valutate in sede di merito), elementi che hanno inciso sulla valutazione della gravitaà del fatto e della pericolosità dell'imputato.

  • legge 2 ottobre 1967, n. 895, artt. 2, 4 e 7

    Normativa su armi comuni da sparo: richiamata per l'accusa di detenzione e porto illegale di armi, integrando la gravitaà dell'illecito e le esigenze cautelari.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Norma che prevede l'obbligo di condanna alle spese processuali in caso di rigetto del ricorso: applicata alla condanna alle spese nei confronti del ricorrente.

  • art. 94, comma 1-ter, disp. att. cod. proc. pen.

    Adempimenti di cancelleria da eseguire in seguito al provvedimento: la sentenza dispone l'invio alla cancelleria per gli adempimenti previsti.

Massime di principio

  • Il mero decorso del tempo o la durata della custodia cautelare non determinano automaticamente la cessazione delle esigenze cautelari: il giudice valuta la 'prognosi' di reiterazione basandosi su elementi concreti e sulle modalità dell'illecito.
  • La concessione di attenuanti generiche o la riduzione della pena in sede di merito non impongono necessariamente la sostituzione della misura cautelare: occorre valutare se siano emersi elementi nuovi che riducano concretamente il pericolo di recidiva.
  • Confessione, risarcimento del danno e ricomposizione dei rapporti con la vittima possono essere valutati positivamente, ma non sono di per sé sufficienti quando il fatto denota forte e specifica pericolosità (es. uso di armi, finalità di regolamento di conti).
  • Una differente misura cautelare concessa ad altro imputato non determina automaticamente disparità di trattamento: il ruolo concreto di ciascuno nel reato (esecutore armato vs. palo) è elemento rilevante per la valutazione comparativa.
  • Per ottenere modifica della misura cautelare è consigliabile produrre elementi nuovi, concreti e specifici (quali prova di cambio di vita stabile, programmi di controllo, collocazione domiciliare effettiva e distante dal contesto criminoso, garanzie terze) che rendano credibile l'attenuazione del pericolo di reiterazione.
  • La motivazione del giudice deve sempre affrontare direttamente e con dettaglio le censure proposte: in Cassazione la mancata esposizione di un confronto diretto con la motivazione del provvedimento impugnato rende il ricorso meno efficace.

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