Cassazione Penale, Sentenza n. 22133/2023 del 23/05/2023
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione dell'ordinanza della Corte d'appello di Bari che aveva rigettato la domanda di riparazione per ingiusta detenzione relativa alla custodia in carcere dal 21/12/2017 al 29/03/2018 in un procedimento per concorso in detenzione ai fini di spaccio; il ricorrente era stato assolto con sentenza irrevocabile del GUP (abbreviato) il 12/09/2018 con la formula "per non aver commesso il fatto". Il ricorrente contestava che la Corte territoriale avesse errato nel ritenere che egli avesse tenuto condotte conniventi o mendaci (negazioni sulla presenza di droga) idonee a determinare la misura cautelare, sostenendo invece di aver sempre dichiarato la propria innocenza e di non aver tenuto comportamenti di grave colpa o dolo.
La decisione
Il ricorso per cassazione è stato dichiarato inammissibile. La Corte ha ritenuto che la decisione della Corte d'appello fosse adeguatamente motivata: è provata la convivenza nella stanza dove erano stati rinvenuti stupefacenti e accessori per il confezionamento, e il giudice territoriale aveva rilevato elementi di connivenza o, quantomeno, di grave negligenza; inoltre sono state ritenute rilevanti le risposte mendaci rese in fase di interrogatorio (negazione della presenza di droga in una libreria poi accertata), circostanze che possono aver indotto il giudice della cautela a qualificare il comportamento come partecipazione al reato. Per tali ragioni il ricorso non ha superato il vaglio di ammissibilità. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma di euro 3.000,00 in favore della Cassa delle Ammende; non sono state liquidate le spese del Ministero resistente.
Norme richiamate
Sezioni Unite, De Benedictis
Sez. U, n. 34559 del 26/06/2002 (De Benedictis)
Principio secondo cui il giudice della riparazione deve motivare su fatti concreti e precisi, valutando la condotta del richiedente prima e dopo la perdita della libertà per stabilire se abbia creato, per negligenza o dolo, l'apparenza di reato che ha indotto la detenzione
Giurisprudenza su connivenza come ostativo alla riparazione
Sez. 4, n. 4113 del 13/01/2021 (Sanyang); Sez. 3, n. 22060 del 23/01/2019 (Diotallevi)
Costante orientamento secondo cui la condotta connivente o gravemente colposa del detenuto, che abbia contribuito a creare l'apparenza del reato, ostacola il diritto alla riparazione per ingiusta detenzione
Corte Costituzionale, principio sulle sanzioni per ricorsi inammissibili
Corte costituzionale, sent. 13/06/2000, n. 186
Consente la condanna al pagamento di una somma a titolo di ammenda per ricorso infondato o inammissibile salvo che non sussista colpa nella determinazione della causa di inammissibilità; la Corte ha ritenuto applicabile tale principio nella determinazione dei 3.000 euro
Giurisprudenza su onere dell'Avvocatura e spese
Sez.U, n. 877 del 14/07/2022 (Sacchettino); Sez.U, n. 5466 del 28/01/2004 (Gallo); Sez.4, n. 36535 del 15/09/2021 (A.); Sez.3, n. 27987 del 24/03/2021 (G.)
Principi utilizzati per valutare se debbano essere compensate le spese sostenute dalla parte resistente: la mera deposito di una memoria che non contrasti specificamente i profili di ricorso non giustifica la liquidazione delle spese a favore del resistente
Massime di principio
- L'assoluzione nel processo penale non determina automaticamente il diritto alla riparazione per ingiusta detenzione: i giudici della riparazione possono valutare separatamente se la condotta dell'interessato abbia ingenerato l'apparenza del reato
- La condotta connivente o la grave negligenza (anche passiva) che abbia creato l'apparenza di partecipazione all'illecito può escludere il diritto alla riparazione
- Dichiarazioni mendaci o negazioni smentite da fatti successivamente accertati (es. ritrovamento di stupefacente in un luogo la cui presenza era negata) possono essere valutate come causa che ha indotto la misura cautelare
- Il giudice della riparazione deve basarsi su fatti concreti e motivazioni puntuali: la valutazione è ex ante e non richiede la configurabilità di un reato, ma la prova che il comportamento abbia determinato la falsa apparenza del reato
- In sede di cassazione il ricorso deve confrontarsi in modo argomentato con le specifiche motivazioni del provvedimento impugnato; una mera riedizione dei fatti senza risposte alle ragioni del giudice territoriale può renderlo inammissibile
- Quando il ricorso è dichiarato inammissibile senza colpa nella proposizione, il giudice può comunque irrogare una somma a titolo di ammenda (Cassa delle Ammende) se la situazione lo giustifica; la parte resistente ottiene la condanna alle spese se il ricorrente è soccombente
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