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Sentenza

Sentenza n. 1075/2026 - Genova, Sezione 2

per l'annullamento del “Permesso di costruire in sanatoria” n. 1158/2022, rilasciato in data 11.7.2022 – rep. n. 23579 –sulla domanda di Condono edilizio per sanatoria ai sensi dell'art. 31 e segg. L. n. 47/1985, per la realizzazione di veranda nell'unità immobiliare sita in via Bottaro, 3 censita al N.C.E.U. al foglio 8, mapp. 260, sub 4 e di tutti gli atti presupposti.

Giustizia amministrativa202200733

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Liguria - Genova, Sez. IISentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: Permesso di costruire in sanatoria relativo alla trasformazione di un balcone preesistente in veranda

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (comune)

Prevale l’amministrazione

La controversia

Il ricorrente ha impugnato il permesso di costruire in sanatoria rilasciato dal Comune per la realizzazione di una veranda nell'immobile del controinteressato. Ha dedotto, in primo luogo, eccesso di potere per falsa, incompleta e contraddittoria rappresentazione dello stato dei luoghi, dello stato precedente e di quello attuale delle opere, nonché omessa rappresentazione dell'immobile confinante e della situazione dominicale e dei diritti dei terzi. In particolare, ha sostenuto che la veranda sarebbe stata rappresentata in modo difforme dalla realtà e che l'opera avrebbe invaso, per circa dieci centimetri, il terrazzo di sua proprietà. In secondo luogo, ha dedotto eccesso di potere per travisamento dei fatti, assumendo che il permesso fosse fondato sull'autorizzazione paesaggistica in sanatoria, a sua volta rilasciata sulla base di una rappresentazione incompleta o erronea dei luoghi. In terzo luogo, ha dedotto violazione di legge, sostenendo che, durante il procedimento protrattosi per sette anni, fossero state eseguite ulteriori opere modificative dello stato dei luoghi. Il Comune ha eccepito l'inammissibilità del ricorso per genericità della procura alle liti e per difetto di interesse, contestando la sussistenza della vicinitas, e ha chiesto il rigetto nel merito. Il controinteressato ha sollevato ulteriori eccezioni preliminari e chiesto anch'egli il rigetto.

La decisione

Il TAR ha ritenuto di poter prescindere dalle eccezioni preliminari, poiché il ricorso era infondato nel merito. I motivi sono stati esaminati congiuntamente per la loro stretta connessione e respinti. Dalla domanda di sanatoria, dal progetto e dalle planimetrie risultava rappresentato anche l'immobile del ricorrente; l'opera era descritta come struttura in ferro chiusa da finestre, con parapetto in muratura preesistente e chiusura superiore sul cornicione del terrazzino del primo piano. Il Collegio non ha ravvisato contraddizioni o difformità tra la rappresentazione grafica e lo stato di fatto. Quanto alla dedotta invasione della proprietà, il ricorrente si era limitato ad allegarla senza produrre documentazione idonea a dimostrare la violazione del diritto dominicale o delle disposizioni sulle distanze. Il giudice ha ricordato che l'amministrazione deve verificare la legittimazione del privato all'intervento edilizio, ma non può sostituirsi al giudice civile nella soluzione di questioni privatistiche opinabili; i diritti dei terzi restano salvaguardati dalla clausola di salvezza e possono essere fatti valere davanti al giudice competente. Anche la censura derivata relativa all'autorizzazione paesaggistica è stata respinta, poiché non erano stati dimostrati gli elementi falsamente indicati nella domanda. Il ricorso è stato quindi respinto, con compensazione delle spese di giudizio in ragione della peculiarità della controversia.

Norme richiamate

  • art. 31 e segg. l. 47/1985

    Costituisce la base normativa della domanda e del permesso di costruire in sanatoria oggetto di impugnazione.

  • art. 112 c.p.c.

    Richiamato in relazione al principio di corrispondenza tra il chiesto e il pronunciato; il Collegio ha ritenuto esaminate tutte le questioni rilevanti e non rilevanti le doglianze non espressamente trattate.

Massime di principio

  • Nel rilascio di un titolo edilizio, anche in sanatoria, l'amministrazione deve verificare la legittimazione del richiedente all'intervento, ma non è tenuta a risolvere questioni civilistiche controverse relative alla proprietà, ai confini o ai diritti dei terzi, quando esse presentino un margine di opinabilità.
  • La clausola di salvezza dei diritti dei terzi apposta al titolo edilizio preserva la possibilità per i soggetti lesi di far valere le proprie pretese davanti al giudice civile competente, senza che la controversia privatistica determini automaticamente l'illegittimità del titolo amministrativo.
  • La censura di falsa o incompleta rappresentazione dei luoghi non può fondare l'annullamento del titolo edilizio se il ricorrente non dimostra concretamente la difformità tra la documentazione posta a base del provvedimento e lo stato reale dei luoghi.
  • La dedotta invasione della proprietà confinante o violazione delle distanze deve essere supportata da elementi documentali idonei; la mera allegazione del pregiudizio non è sufficiente a dimostrare l'illegittimità del titolo edilizio.
  • L'illegittimità derivata di un titolo edilizio rispetto a un'autorizzazione paesaggistica presupposta richiede la dimostrazione concreta degli errori o delle falsità che avrebbero inciso sulla formazione del provvedimento presupposto.

Come è indicizzato

MaterieTitoli abilitativi ediliziGiurisdizione e riparto
RamiEdiliziaProcesso amministrativo
IstitutiEccesso di potereOnere della prova e principio dispositivoTutela del terzoRiparto di giurisdizione

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