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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 17207/2024 del 24/04/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Barbaro ha impugnato in Cassazione l'ordinanza del 18/05/2023 che aveva dichiarato inammissibile la richiesta di detenzione domiciliare e aveva rigettato la richiesta congiunta di affidamento in prova al servizio sociale. Il ricorrente deduceva violazione di legge e vizio di motivazione (in particolare rispetto agli artt. 47 legge 26/7/1975 n.354, 125 co.3, 666 e 678 c.p.p.), sostenendo che il Tribunale non aveva correttamente valutato la sua personalità e il percorso rieducativo successivo alla condanna.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto che il Tribunale di sorveglianza avesse valutato congruamente le risultanze processuali e le informazioni acquisite, formulando un giudizio prognostico negativo fondato sulla «elevata caratura criminale» del condannato (pena di 8 anni e 6 mesi per tentato omicidio e porto illegale di armi, fatti con esplosione di numerosi colpi che hanno raggiunto parti vitali della vittima) e dalla pendenza di altro procedimento per gioco d'azzardo. La Corte ha confermato che il Tribunale ha applicato correttamente i criteri giurisprudenziali richiesti e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali.

Norme richiamate

  • legge 26 luglio 1975, n. 354 (ordinamento penitenziario), art. 47

    Usata come riferimento ai presupposti per la concessione dell'affidamento in prova al servizio sociale: il Tribunale ha valutato la personalità e il processo rieducativo del condannato ai fini del giudizio prognostico, ritenendo non sussistenti gli elementi positivi necessari.

  • art. 125, comma 3

    Richiamato nella censura del ricorrente; dal testo risulta che le norme procedurali invocate sono state considerate nella verifica della motivazione e dell'ammissibilità del ricorso, ma la Corte ha ritenuto inesistente un vizio di applicazione della normativa.

  • art. 666 cod. proc. pen.

    Norma procedurale citata nel ricorso; la Corte ha ritenuto che non vi fossero vizi motivazionali o di diritto che giustificassero l'annullamento dell'ordinanza impugnata.

  • art. 678 cod. proc. pen.

    Norma procedurale citata ai fini del ricorso per cassazione contro l'ordinanza; la Corte ha valutato che il ricorso non puntava a precisare vizi giuridici specifici ma a una rivalutazione del merito, cosa non accolta.

Massime di principio

  • Per impugnare efficacemente un diniego di misure alternative (detenzione domiciliare o affidamento in prova) è necessario indicare vizi specifici di legge o lacune motivazionali: la mera richiesta di rivalutazione del merito non basta.
  • La gravità e la natura dei reati posti a fondamento della pena costituiscono un punto di partenza rilevante nel giudizio prognostico; reati particolarmente gravi (es. tentato omicidio con colpi diretti a parti vitali) pesano fortemente contro la concessione di benefici.
  • Il giudizio prognostico deve tenere conto sia della condotta antecedente sia di quella successiva alla commissione dei reati: l'assenza di elementi positivi o la presenza di comportamenti e procedimenti successivi negativi (anche pendenze per altri reati) possono consolidare un esito negativo.
  • La Giurisprudenza richiede che ci siano elementi concreti che attestino un percorso rieducativo e la probabilità di buon esito della prova; dichiarazioni generiche sulla personalità o sul cambiamento non sostituiscono prove del reale processo rieducativo.
  • In casi simili, per aumentare le probabilità di successo è utile fornire documentazione oggettiva di reinserimento (relazioni lavorative, terapeutiche, sociali, assenza di ulteriori procedimenti penali) e obiettare specificamente eventuali errori di diritto o carenze motivazionali.

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