Salta al contenuto
Sentenza civile

Cassazione Civile, Sentenza n. 24299/2023 del 09/08/2023

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti impugnavano una ordinanza-ingiunzione regionale che aveva inflitto una sanzione amministrativa (Euro 3.500) per il superamento dei limiti di scarico delle acque reflue urbane dall'impianto di depurazione di Trieste-Servola, accertato da ARPA il 21/05/2012. In primo grado il Tribunale aveva annullato l'ingiunzione nei confronti di Acegas e del dirigente Altran ritenendo che i vizi strutturali dell'impianto, anteriori alla gestione, escludevano la loro responsabilità; la Regione in appello ottenne invece il rigetto dell'opposizione, sostenendo che il superamento dei limiti era anche dovuto a carenze di manutenzione e che il gestore, avendo ottenuto una nuova autorizzazione, avrebbe dovuto o chiedere una deroga o garantire manutenzione adeguata. In Cassazione i ricorrenti deducevano omesso esame dei vizi strutturali, violazioni di norme regionali e del d.lgs. 152/2006 (art.15 e art.101), erronea applicazione degli artt. 3 e 4 della legge 689/1981 (presunzione di colpa, buona fede, stato di necessità), violazione del principio di legalità e del legittimo affidamento; la Corte di Cassazione ha esaminato i cinque motivi e li ha ritenuti inammissibili o infondati, confermando che la responsabilità del gestore e del dirigente poteva essere esclusa solo parzialmente alla luce dei vizi strutturali ma non in via assoluta, e che mancava la prova della buona fede o dello stato di necessità.

La decisione

La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso principale proposto da Acegas e da Enrico Altran, confermando la sentenza della Corte d'Appello di Trieste che aveva accolto l'appello della Regione e rigettato le opposizioni dei gestori. I ricorrenti sono stati condannati al rimborso delle spese di giudizio in favore della Regione, liquidate in Euro 2.000,00 per compensi, oltre spese forfettarie 15%, esborsi Euro 200,00 e accessori di legge. È altresì indicato l'obbligo possibile del versamento, da parte del ricorrente principale, di un ulteriore contributo unificato ai sensi dell'art. 13, comma 1-quater, del D.P.R. n. 115/2002.

Norme richiamate

  • decreto legislativo 3 aprile 2006 n. 152

    art. 133 comma 1; allegato 5, parte III, punto 1.1; artt. 101, 151, 165, 121

    Fissa i limiti di qualità degli scarichi e disciplina le autorizzazioni; impone obblighi di manutenzione e adeguamento degli impianti e prevede che le convenzioni di servizio disciplinino livelli di efficienza e manutenzione. La Corte ha ritenuto che il superamento dei limiti integrasse la fattispecie sanzionabile e che il gestore, una volta autorizzato senza deroga, dovesse assicurare la manutenzione necessaria o richiedere una specifica autorizzazione in deroga.

  • legge 24 novembre 1981 n. 689

    art. 3; art. 4; art. 6 comma 1 e 3

    Art. 3: pone una presunzione di colpa a carico dell'autore dell'illecito amministrativo, gravando su quest'ultimo l'onere di provare l'assenza dell'elemento soggettivo. Art. 4: lo stato di necessità è un'esimente che deve essere provata da chi la invoca. Art. 6 co.1 e 3: consente l'imputazione in solido a più soggetti; la Corte ha applicato questi principi ritenendo che Acegas/dirigente non avessero adempiuto all'onere probatorio sulla buona fede e stato di necessità.

  • legge regionale Friuli Venezia Giulia 5 dicembre 2008 n. 168 (art. 15)

    art. 15 (disciplinante il rinnovo/deroga delle autorizzazioni per impianti inadeguati)

    Secondo la Corte, la norma consentiva, nelle more dell'entrata in vigore del piano regionale, il rinnovo dell'autorizzazione a condizione di presentare un progetto esecutivo e cronoprogramma per l'adeguamento; il gestore che ritiene di non poter rispettare i parametri avrebbe dovuto attivare le procedure previste (deroga o richiesta di rinnovo condizionata) invece di limitarsi a gestire senza le necessarie iniziative.

  • Costituzione della Repubblica Italiana

    art. 23; art. 25 (richiamati dalla giurisprudenza)

    Principio di legalità e riserva di legge nell'applicazione delle sanzioni: le regole che stabiliscono il fatto vietato e la sanzione devono essere predeterminate dalla legge; ciò serve a limitare l'arbitrio nell'esercizio del potere sanzionatorio.

  • D.P.R. n. 115 del 2002

    Prevede la possibilità del versamento aggiuntivo a titolo di contributo unificato indicato nella pronuncia; la sentenza dà atto dei presupposti per un possibile ulteriore versamento da parte del ricorrente principale.

Massime di principio

  • Il gestore di un impianto di servizio pubblico ha l'obbligo di garantire la manutenzione e l'esercizio tale da rispettare i limiti di legge: carenze di manutenzione possono integrare responsabilità anche se esistono vizi strutturali preesistenti.
  • Una autorizzazione che impone limiti tabellari obbliga il titolare a rispettarli oppure a chiedere tempestivamente le misure derogatorie o i rinnovi condizionati previsti dalla normativa; il mancato ricorso alle procedure legislative non esclude la responsabilità.
  • In tema di sanzioni amministrative vige una presunzione di colpa (art. 3 l. 689/1981): chi invoca buona fede o stato di necessità deve provarne l'esistenza con elementi obiettivi e specifici; la sola difficoltà gestionale non è sufficiente.
  • La presunta tolleranza o la prassi amministrativa precedente (assenza di sanzioni passate) non costituiscono di per sé un affidamento legittimo che escluda responsabilità: l'errore incolpevole richiede atti o circostanze positive che avessero indotto ragionevolmente a ritenere lecita la condotta.
  • Le questioni di fatto (es. valutazione della manutenzione, prevedibilità e possibilità di riparazione) restano di competenza del giudice di merito e sono sindacabili in Cassazione solo per vizi di motivazione o violazioni di legge.
  • Nella gestione di impianti pubblici, la documentazione e le comunicazioni tempestive verso l'ente di governo dell'ambito e l'adozione di azioni concrete per l'adeguamento/deroga sono essenziali per limitare la responsabilità amministrativa.

Testo integrale

Continua a leggere gratis

Crea il tuo account Trovanorma: leggi il testo integrale della pronuncia, apri l’originale e chiedi all’AI di applicarlo al tuo caso, con ogni fonte citata.

7 giorni di prova · Nessuna carta di credito

Hai già un account? Accedi

La sintesi è generata dall'AI di Trovanorma a partire dal testo pubblicato da Giurisprudenza civile, ha finalità informative e non sostituisce la lettura del documento né un parere professionale: fa fede il testo ufficiale.

Dal documento al tuo caso

Chiedi a Trovanorma cosa dice per il tuo caso

Descrivi i fatti: Trovanorma trova le norme, la prassi e le sentenze pertinenti, le mette in relazione e cita ogni fonte, che puoi aprire e verificare.