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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 15835/2025 del 23/04/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale di Sorveglianza di Roma che aveva rigettato il reclamo avverso il decreto ministeriale del 6/9/2023 di proroga del regime detentivo differenziato di cui all'art. 41‑bis. La difesa deduce violazione di legge (art. 41‑bis ord. pen. e art.125, comma 3, c.p.p.), sostenendo che il Tribunale non avrebbe verificato concretamente i presupposti per la proroga: omesso tener conto della lunga detenzione del ricorrente (dal 1993), mancata acquisizione/valutazione di elementi difensivi (anche relativi al processo del figlio), motivazione apparente o inesistente e indebito affidamento su una conversazione intercettata del 2005 la cui trascrizione integrale era stata rifiutata dal Tribunale.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso come infondato. Ha richiamato i limiti del sindacato di legittimità sui provvedimenti di 41‑bis (il ricorso in cassazione è ammesso solo per violazione di legge) e ha precisato che l'omessa motivazione specifica rispetto ad alcune deduzioni difensive configura, di regola, un vizio di motivazione (apprezzabile in sede di gravame) e non sempre una violazione di legge idonea a fondare la cassazione. Nel merito la Corte ha ritenuto che l'ordinanza del Tribunale fosse corredata da motivazione effettiva e sufficiente: il Tribunale aveva considerato le relazioni della DIA, della DDA di Palermo, del Comando Generale dell'Arma, nonché la relazione comportamentale carceraria (20/03/2024) e gli elementi sintomatici della persistenza dell'organizzazione e della mancata dissociazione del ricorrente. La condanna recente del figlio come partecipe è stata ritenuta indicativa dei rapporti familiari con la criminalità e dell'autorità riconosciuta al ricorrente; la conversazione del 2005 è stata ritenuta comunque utile come elemento storico rispetto alla perdurante situazione. Per questi motivi la proroga del 41‑bis è stata ritenuta legittima. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali.

Norme richiamate

  • art. 41‑bis ord. pen.

    Norma sulla disciplina del regime detentivo differenziato per detenuti per reati di criminalità organizzata; la Corte richiama che la proroga va giudicata con parametro di legge e che in cassazione è ammessa impugnazione solo per violazione di legge o carenza gravissima della motivazione.

  • art. 125, comma 3, cod. proc. pen.

    Richiamato dalla difesa come parametro procedurale; la Corte osserva che l'omessa risposta a deduzioni difensive non costituisce automaticamente violazione di legge rilevante in cassazione, ma può essere vizio di motivazione valutabile in sede di gravame.

  • art. 41‑bis, comma 2‑sexies ord. pen.

    Prevede i limiti del ricorso per cassazione avverso i provvedimenti del Tribunale di Sorveglianza in materia di 41‑bis (ammissione solo per violazione di legge); la Corte ribadisce tale restrizione.

  • art. 41‑bis, comma 2‑bis ord. pen.

    Indica parametri (non esaustivi) da considerare per valutare la capacità del soggetto di mantenere collegamenti con l'organizzazione; la Corte afferma che il Tribunale deve svolgere un apprezzamento di merito su tutti gli elementi rilevatori della persistenza delle condizioni di pericolo.

Massime di principio

  • In materia di proroga del regime 41‑bis la Corte di Cassazione interviene principalmente per violazioni di legge o per carenza radicale della motivazione; la mera incompletezza della risposta a deduzioni difensive spesso non è sufficiente a ottenere l'annullamento in cassazione.
  • Il giudice di sorveglianza valuta in merito tutti gli elementi (anche non sopravvenuti) che indicano la persistenza di pericoli di collegamento con l'organizzazione: relazioni di DIA/DDA/forze di polizia e la condotta carceraria hanno rilevanza decisiva.
  • Prove o intercettazioni anche datate possono mantenere rilevanza se inserite in un quadro probatorio che dimostra la perdurante operatività dei rapporti e dell'autorità del detenuto nell'organizzazione.
  • Se la difesa contesta la mancata considerazione di specifici documenti o la mancata trascrizione integrale di atti, occorre sollevare il vizio immediatamente e, se necessario, proporre gravame (appello) per farne valutare l'incidenza sulla motivazione del giudice di merito: in cassazione tali censure potrebbero essere ritenute contestazioni di merito non sindacabili.
  • Per ottenere un annullamento in cassazione è strategico evidenziare un effettivo vizio di diritto o dimostrare che la motivazione è del tutto inesistente o priva dei requisiti minimi di coerenza, completezza e ragionevolezza; altrimenti la correttezza logico‑giuridica della decisione resta materia di merito non sindacabile.

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