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Cassazione Penale, Ordinanza n. 24418/2026 del 02/07/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

Il ricorrente impugnava la sentenza della Corte d'appello di Reggio Calabria che aveva confermato la sua responsabilità per ricettazione di un'autovettura risultata provento di furto, rinvenuta in un'area affidata al suo esclusivo controllo. Con il primo motivo deduceva violazione di legge e vizio di motivazione sulla sussistenza del reato, sostenendo in sostanza censure di fatto e riproponendo questioni già esaminate dal giudice di merito. Con il secondo motivo contestava la misura della pena, ritenendola eccessiva e lamentando la mancata concessione delle attenuanti generiche. La memoria di replica è stata depositata nell'interesse del ricorrente, ma la Corte l'ha ritenuta non idonea a scalfire la decisione impugnata.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha ritenuto il primo motivo non consentito in sede di legittimità perché fondato su doglianze di merito, non specifico e meramente riproduttivo di censure già disattese dalla Corte territoriale; ha inoltre ritenuto infondato il secondo motivo perché la determinazione della pena rientra nella discrezionalità del giudice di merito, adeguatamente motivata in relazione a modalità della condotta, natura del bene e precedenti penali, elementi incompatibili con la concessione delle attenuanti generiche. Conseguentemente ha condannato il ricorrente alle spese processuali e al pagamento di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 648 c.p.

    Richiamato come reato per cui era stata affermata la responsabilità; la Corte valorizza il rinvenimento del bene provento di furto in un'area sottoposta al controllo esclusivo dell'imputato e l'assenza di spiegazioni sulla provenienza del bene come elementi integrativi della ricettazione.

  • art. 132 c.p.

    La graduazione della pena deve essere compiuta dal giudice di merito nell'esercizio della sua discrezionalità, entro i criteri legali di determinazione della pena.

  • art. 133 c.p.

    La misura della pena va motivata in relazione ai criteri di gravità del fatto e personalità dell'agente; nel caso concreto la motivazione è stata ritenuta congrua per modalità della condotta, natura del bene e precedenti penali.

  • art. 616 c.p.p.

    In caso di declaratoria di inammissibilità del ricorso, il ricorrente è condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende.

Massime di principio

  • È inammissibile il ricorso per cassazione che non si correli alle ragioni poste a base della decisione impugnata, perché l'impugnazione non può prescindere dal confronto con la motivazione del provvedimento censurato.
  • In sede di legittimità non sono proponibili censure che si risolvano in una mera rivalutazione del fatto o in doglianze di puro merito, specie quando la motivazione della sentenza impugnata abbia già affrontato e disatteso i medesimi rilievi.
  • La ricettazione può essere logicamente desunta dal rinvenimento del bene di provenienza delittuosa in un ambito di esclusivo controllo dell'imputato, quando l'interessato non fornisca una spiegazione plausibile della provenienza del bene.
  • La determinazione della pena base e degli aumenti o diminuzioni per circostanze rientra nella discrezionalità del giudice di merito e, in cassazione, è censurabile solo per manifesta illogicità o mancanza di motivazione nei limiti dell'art. 125 c.p.p. e dei criteri di cui agli artt. 132 e 133 c.p.
  • La mancata concessione delle attenuanti generiche è legittima quando il giudice valorizzi elementi negativi concreti, quali le modalità della condotta, la natura del bene oggetto del reato e i precedenti penali dell'imputato.

Come è indicizzato

MaterieRicettazioneImpugnazioni
RamiDelitti contro il patrimonioProcesso penale
IstitutiOnere della prova

Testo integrale

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