Cassazione Penale, Sentenza n. 23624/2024 del 12/06/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Il ricorrente impugnava la conferma della condanna per resistenza a pubblico ufficiale (art. 337 c.p.) e per lesioni aggravate, deducendo: (1) errata qualificazione giuridica del fatto perché dall'istruttoria sarebbe emersa solo una discussione animata e non gesti violenti o minacce (sottolineando l'assoluzione della coimputata); (2) vizio di motivazione perché la caduta dell'operante sarebbe stata causata da un urto involontario/accidentale e non da un'azione volontaria, sicché le lesioni avrebbero dovuto essere al più colpose.
La decisione
La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per genericità. Ha ritenuto che il ricorso non abbia confutato specificamente il percorso argomentativo e probatorio della Corte d'appello, che aveva accertato come l'imputato, fermato durante il periodo COVID per non indossare la mascherina, avesse volontariamente spintonato il carabiniere Antonio Tudisco facendolo cadere e cagionandone le lesioni. La Cassazione ha richiamato che il reato di resistenza si consuma anche quando l'opposizione ostacola l'attività del pubblico ufficiale indipendentemente dall'esito e che la valutazione delle testimonianze e della natura delle lesioni ha smentito la versione difensiva della caduta accidentale. Ha infine condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento di euro 3.000,00 alla Cassa delle ammende.
Norme richiamate
art. 337 cod. pen. (resistenza a pubblico ufficiale)
Il reato si realizza quando vi è la coscienza e volontà di usare violenza o minaccia per ostacolare lo svolgimento dell'attività del pubblico ufficiale; per la sussistenza del reato non è necessario che l'opposizione abbia un determinato esito
decreto-legge 28 ottobre 2020, n. 137, art. 23, commi 8 e 9
Disposizioni richiamate in relazione alla modalità di trattazione del procedimento in udienza a camera di consiglio (norme emergenziali e proroghe procedurali)
Cass. Sez. 6, n. 5459, 08/01/2020 (Sortino, Rv. 278207)
Giurisprudenza richiamata sul principio che l'opposizione all'attività dei pubblici ufficiali integra il reato di resistenza anche indipendentemente dall'esito
Cass. Sez. 6, n. 46743, 06/11/2013 (Rv. 257512)
Richiama il principio secondo cui il dolo di resistenza può sussistere anche se l'agente persegue altri scopi oltre a ostacolare il pubblico ufficiale
Massime di principio
- Per la sussistenza del reato di resistenza (art. 337 c.p.) non è necessario che l'azione ostacolante produca un risultato concreto: conta la volontà di opporsi con violenza o minaccia all'attività del pubblico ufficiale.
- In sede di ricorso in Cassazione sono richieste censure specifiche e non generiche: il ricorso deve confrontarsi puntualmente con il ragionamento probatorio della Corte di merito per non essere dichiarato inammissibile per genericità.
- La presenza di un'esposizione difensiva alternativa (es. caduta accidentale) può essere superata se le risultanze testimoniali e il tipo di lesioni refertate sono compatibili con una condotta volontaria; la valutazione spetta alla Corte di merito e la Cassazione interviene solo per vizi logico-giuridici.
- L'assoluzione di una coimputata per condotta non oppositiva non implica automaticamente l'innocenza dell'altro imputato: si valuta la condotta individuale di ciascuno.
- Quando si deducono errori di qualificazione giuridica occorre dimostrare in cosa la ricostruzione fattuale sia incompatibile con la norma applicata, non limitarsi ad affermazioni generiche.
- Le conseguenze processuali di un ricorso inammissibile possono comprendere la condanna alle spese e sanzioni pecuniarie (es. versamento alla Cassa delle ammende).
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