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Cassazione Civile, Ordinanza n. 34419/2025 del 28/12/2025

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

ACCOGLIMENTO CON RINVIO

Favorevole al ricorrente (amministrazione finanziaria)

La controversia

La controversia nasce da un avviso di accertamento IRPEF notificato ai soci di una società a ristretta base, fondato sulla presunzione di distribuzione degli utili extracontabili accertati in capo alla società partecipata. La commissione tributaria regionale aveva confermato l'annullamento dell'atto nei confronti del socio, ritenendo che l'estinzione del separato giudizio relativo all'accertamento societario, per mancata riassunzione dopo l'interruzione per fallimento della società, avesse fatto venire meno il presupposto per imputare gli utili occulti ai soci. L'Agenzia ricorre per cassazione deducendo: 1) violazione dell'art. 45 d.lgs. 546/1992, sostenendo che l'estinzione del giudizio sull'atto societario non elimina l'accertamento, ma lo rende definitivo; 2) violazione dell'art. 38, comma 3, d.P.R. 600/1973 e degli artt. 2727 e 2729 c.c., contestando l'affermazione secondo cui, in assenza di una decisione sull'avviso societario, non sarebbe possibile applicare la presunzione di distribuzione degli utili ai soci di società a ristretta base.

La decisione

La Corte accoglie il primo motivo, ritenendo che l'estinzione del giudizio relativo all'avviso di accertamento societario, per mancata riassunzione dopo l'interruzione, non impedisce l'accertamento nei confronti dei soci, perché manca una pronuncia di merito che revochi in dubbio la pretesa tributaria della società. Il secondo motivo è dichiarato inammissibile, poiché la sentenza impugnata non ha negato in astratto la presunzione di distribuzione degli utili extracontabili, ma ha fondato l'illegittimità dell'atto solo sull'assenza di una decisione sull'avviso societario. La sentenza è quindi cassata con rinvio alla Corte di giustizia tributaria di secondo grado della Puglia, sezione staccata di Lecce, in diversa composizione, per nuovo esame e per le spese di legittimità.

Norme richiamate

  • art. 360, primo comma, n. 3, c.p.c.

    viene utilizzato come parametro del motivo di ricorso per dedurre la violazione di legge

  • art. 45 d.lgs. 31 dicembre 1992, n. 546

    l'estinzione del giudizio tributario non elimina l'atto impositivo, ma ne comporta la definitività nei limiti riconosciuti dalla giurisprudenza

  • art. 38, comma 3, d.P.R. 29 settembre 1973, n. 600

    richiamato per censurare la presunzione di imputazione ai soci di utili extracontabili accertati in capo alla società

  • artt. 2727 e 2729 c.c.

    richiamati come base normativa della prova presuntiva semplice, che resta astrattamente ammissibile nel caso di società a ristretta base

Massime di principio

  • Nelle società a ristretta base, l'accertamento di utili extracontabili in capo alla società può giustificare l'accertamento di maggior reddito in capo ai soci sulla base di presunzioni semplici di distribuzione degli utili, purché la motivazione dell'atto o della decisione non escluda in astratto tale meccanismo probatorio.
  • L'estinzione del giudizio tributario instaurato avverso l'avviso di accertamento societario, per mancata riassunzione dopo interruzione, non equivale di per sé a una pronuncia di merito che elimini la pretesa fiscale, e non preclude automaticamente l'accertamento emesso nei confronti dei soci.
  • Il carattere pregiudicante dell'esito del giudizio relativo alla società per l'accertamento nei confronti dei soci sussiste solo quando vi sia una decisione di merito passata in giudicato che abbia annullato l'atto societario per ragioni incidenti sulla fondatezza della pretesa tributaria; non quando il giudizio si sia estinto o sia stato definito per vizi meramente processuali.

Come è indicizzato

MaterieAccertamentoContenzioso tributarioImpugnazioni
RamiTributiProcesso civile
IstitutiOnere della provaGiudicato

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