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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 18902/2024 del 14/05/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti hanno impugnato la sentenza della Corte d'Appello di Torino che aveva riformato la pronuncia di primo grado riqualificando il fatto come associazione di tipo mafioso (art. 416-bis c.p.). OSEMWEGIE OSAZE ha lamentato: mancata applicazione dell'art. 603 comma 3-bis c.p.p. (presunta obbligatorietà della rinnovazione dell'istruttoria in caso di riqualificazione in peius), erronea utilizzazione e valutazione di sentenze irrevocabili acquisite ex art. 238-bis c.p.p., travisamento delle intercettazioni (riunione all'Hotel Boscolo) e difetto di prova circa l'esercizio concreto di poteri apicali; infine contestava il calcolo della pena rispetto alla decorrenza delle norme (legge n.69/2015). ASIAZOBOR BRIGHT deduceva l'insufficienza della prova circa la sua partecipazione stabile all'associazione nonostante la cerimonia di affiliazione e denunciava eccessivo affidamento sulle sentenze irrevocabili di altri procedimenti.

La decisione

La Corte di Cassazione ha in gran parte rigettato i ricorsi. Ha ritenuto legittima la riqualificazione in 416-bis perché il fatto storico è rimasto immutato e la modificazione giuridica era prevedibile e oggetto del contraddittorio; ha escluso l'obbligo generale di rinnovare l'istruttoria ai sensi dell'art. 603 comma 3-bis quando la riqualificazione si fonda sulla valutazione di sentenze irrevocabili acquisite ex art. 238-bis c.p.p. e su elementi di fatto già dibattuti; ha confermato la possibilità di utilizzare, come fatto notorio e come ausilio probatorio, gli accertamenti contenuti in sentenze irrevocabili di procedimenti con rito abbreviato quando il sodalizio e il patrimonio probatorio risultano coincidenti, purché il giudice valuti autonomamente quei contenuti unitamente alle altre prove. Ha ritenuto inammissibile il motivo di OSEMWEGIE relativo all'interpretazione delle intercettazioni (questione di fatto), e fondate le censure sul contrasto temporale con la legge n.69/2015: per i reati permanenti con contestazione in forma "aperta" l'accusa deve provare la protrazione della condotta fino al termine utile e in mancanza va escluso l'effetto automatico della persistenza fino alla sentenza di primo grado. Esito pratico: la sentenza impugnata è stata annullata soltanto nei confronti di OSEMWEGIE OSAZE limitatamente alla determinazione del trattamento sanzionatorio e rinviata ad altra sezione della Corte d'Appello di Torino per nuovo giudizio sul punto; il ricorso di ASIAZOBOR BRIGHT è stato dichiarato inammissibile e lo stesso è stato condannato al pagamento delle spese e a una somma di euro 3.000 alla Cassa delle Ammende.

Norme richiamate

  • art. 416 c.p.

    Fattispecie di associazione a delinquere (generica). La Corte ha ritenuto che il Tribunale avesse originariamente riqualificato il fatto su tale fattispecie ma la Corte d'Appello ha potuto tornare alla qualificazione originaria in 416-bis se il fatto storico è lo stesso.

  • art. 416-bis c.p.

    Fattispecie di associazione di tipo mafioso. La Corte ha confermato che la qualificazione in 416-bis era compatibile con l'imputazione originaria e sufficientemente prevedibile per l'imputato; ha ritenuto provati, in base al complesso probatorio e alle sentenze irrevocabili acquisite, gli elementi rilevanti per la natura mafiosa.

  • art. 2 c.p.

    Riferito al calcolo della pena e alla non retroattività favorevole; la Corte ha richiamato il principio secondo cui, per reati permanenti contestati in forma aperta, l'accusa deve provare la protrazione della condotta fino alla data cui si riferisce il trattamento sanzionatorio.

  • legge n. 69 del 2015

    Richiamata in relazione al trattamento sanzionatorio: la Corte ha ritenuto che, non essendo provata la prosecuzione della partecipazione al sodalizio dopo l'entrata in vigore della legge, non si può automaticamente applicare la nuova disciplina punitiva senza prova della continuità.

  • art. 603 c.p.p., comma 3-bis

    Norma che prevede l'obbligo di rinnovare l'istruttoria in appello in alcuni casi (es. ribaltamento da assoluzione): la Corte ha chiarito che tale obbligo non è estendibile automaticamente a tutte le ipotesi di riqualificazione in pejus quando la diversa decisione discende dalla valutazione di sentenze irrevocabili acquisite ex art. 238-bis e dal complesso probatorio già formato.

  • art. 238-bis c.p.p.

    Consente l'acquisizione e l'uso, nel dibattimento, del contenuto delle sentenze irrevocabili come fatto notorio o elemento di prova. La Corte ha affermato che le sentenze irrevocabili di altri procedimenti (anche abbreviati) possono essere utilizzate quando il sodalizio e il patrimonio probatorio coincidono, lasciando però al giudice la valutazione autonoma del loro contenuto unitamente alle altre prove.

  • art. 192 c.p.p.

    Principio di valutazione della prova e della credibilità delle dichiarazioni: la Corte ha valorizzato le dichiarazioni dei collaboratori e dei testi in relazione alla struttura e alla forza intimidatoria dell'organizzazione.

  • art. 187 c.p.p.

    Regola sulla valutazione delle prove, richiamata in relazione al dovere del giudice di valutare le diverse emergenze probatorie unitamente alle sentenze acquisite.

  • art. 597 c.p.p.

    Divieto di reformatio in peius in appello: la Corte ha richiamato i limiti alla peggiorazione della posizione dell'imputato, spiegando come si concili con la riqualificazione in pejus quando proviene da impugnazione del pubblico ministero.

  • art. 516, 517, 518 c.p.p.

    Norme che disciplinano modifiche della fattispecie nel corso del giudizio: la Corte ha osservato che non si è trattato di modificazione del fatto storico ma di diversa qualificazione giuridica dello stesso fatto.

  • art. 530 e 533 c.p.p.

    Richiamati nei motivi di ricorso relativi a vizio di motivazione e verifica della prova; la Corte ha comunque ritenuto che la motivazione di merito non fosse viziata in modo da giustificare la cassazione.

  • art. 616 c.p.p.

    Norma sulla condanna per ricorso manifestamente inammissibile o infondato: applicata per condannare ASIAZOBOR BRIGHT al pagamento delle spese e ad una somma alla Cassa delle Ammende.

  • art. 111 Cost. e art. 6 CEDU

    Richiamati rispetto ai principi di prevedibilità delle imputazioni, contraddittorio e diritto di difesa: la Corte ha ritenuto rispettati tali principi nella riqualificazione operata in appello.

Massime di principio

  • La Corte d'appello può riqualificare il fatto in pejus (pene più gravi) se il fatto storico-naturalistico rimane lo stesso e la nuova qualificazione era prevedibile e oggetto di contraddittorio; non sempre costituisce motivo per rinnovare l'istruttoria dibattimentale.
  • Le sentenze irrevocabili acquisite ex art. 238-bis c.p.p., anche originate da riti abbreviati, possono essere utilizzate come elemento di prova o fatto notorio in altro procedimento quando il sodalizio e il patrimonio probatorio coincidono; il giudice che le usa deve comunque valutarne autonomamente il contenuto unitamente alle altre prove.
  • L'interpretazione del contenuto delle intercettazioni e del linguaggio criptico è questione di fatto rimessa al giudice di merito e non è sindacabile in Cassazione se supportata da argomentazioni congrue.
  • In reati permanenti contestati in forma "aperta", l'accusa ha l'onere di provare la persistenza della partecipazione fino alla data rilevante per il trattamento sanzionatorio; in mancanza, non si può automaticamente presumere la prosecuzione e ciò può incidere sulla determinazione della pena (effetti di cambi normativi).
  • La rituale affiliazione (cerimonia) può costituire grave indizio di partecipazione a un'associazione mafiosa se corroborata da elementi di contesto che ne dimostrino serietà, effettività e contributo stabile all'organizzazione.
  • Chi propone ricorso manifestamente inammissibile o infondato può essere condannato alle spese e a somme alla Cassa delle Ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.; pertanto gli avvocati devono valutare la fondatezza delle censure prima di impugnare.

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