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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 10682/2024 del 14/03/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Richiesta di indennizzo per ingiusta detenzione in relazione alla privazione della libertà subita in esecuzione di un titolo cautelare per il delitto di omicidio dei genitori, reato dal quale l'interessato è stato poi assolto per non aver commesso il fatto. La Corte d'appello aveva rigettato la domanda ritenendo che il Sorrentino avesse tenuto comportamenti (prelievo e occultamento di un portacarte dalla scena del crimine, mancata comunicazione immediata agli investigatori, omissione di collaborazione sulle proprie condizioni economiche, mancata reazione durante quattro giorni di assenza di notizie e silenzio verso familiari sulle modalità violente della morte) che, pur non integrando responsabilità penale, erano caratterizzati da grave imprudenza e avevano contribuito a creare l'apparenza di un coinvolgimento, ostando dunque al riconoscimento dell'indennizzo ai sensi dell'art. 314 c.p.p.

La decisione

La Corte suprema ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la valutazione della Corte d'appello secondo cui i comportamenti del Sorrentino, valutati ex ante dal giudice della riparazione, hanno avuto rilievo ostativo ai fini dell'indennizzo per ingiusta detenzione. Ha precisato la corretta disciplina giurisprudenziale: il giudice della riparazione valuta autonomamente se l'interessato abbia concorso, con dolo o colpa grave (imprudenza macroscopica/negligenza), a determinare l'apparenza di colpevolezza; non si tratta di un giudizio di responsabilità penale. In conseguenza ha dichiarato il ricorso inammissibile e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 314 cod. proc. pen.

    Norma di riferimento per l'accertamento della condizione ostativa al riconoscimento dell'indennizzo quando l'interessato abbia concorso a determinare l'apparenza di colpevolezza con dolo o colpa grave.

  • Sez. U, n. 51779 del 28/11/2013, Nicosia, Rv. 257606

    Sez. U, n. 51779 del 28/11/2013, Nicosia, Rv. 257606

    Affermata la ratio secondo cui l'indennizzo perde la sua funzione riparatoria se l'incolpato ha contribuito volontariamente o con grave colpa a causare la propria custodia; si distingue tra errore giudiziario e contributo personale alla privazione della libertà.

  • Sez. 4 n. 9212 del 13/11/2013, Maltese, Rv. 259082

    Sez. 4 n. 9212 del 13/11/2013, Maltese, Rv. 259082

    Il giudice della riparazione verifica ex ante se la condotta dell'interessato abbia creato la falsa apparenza di configurabilità di un illecito penale, con un iter motivazionale autonomo rispetto al giudizio di merito.

  • Sez. 4 n. 27458 del 5/2/2019, Hosni, Rv. 276458

    Sez. 4 n. 27458 del 5/2/2019, Hosni, Rv. 276458

    Occorre valutare compiutamente tutti gli elementi probatori disponibili e individuare comportamenti che evidenzino eclatante o macroscopica negligenza o imprudenza; una motivazione adeguata è incensurabile in sede di legittimità.

  • Sez. 4 n. 11150 del 19/12/2014, Patanella, Rv. 262957

    Sez. 4 n. 11150 del 19/12/2014, Patanella, Rv. 262957

    Sottolineata l'autonomia del giudizio di riparazione rispetto a quello di cognizione, con il limite per il giudice della riparazione di non poter ritenere provati fatti che non risultano tali nel giudizio di merito.

  • d.lgs. 8 novembre 2021, n. 188, art. 4 comma 1 lett. b)

    d.lgs. 8 novembre 2021, n. 188, art. 4 comma 1 lett. b)

    Ha interpolato l'art. 314 c.p.p. escludendo rilevanza generale al silenzio dell'indagato su elementi di indagine significativi; la Corte ha comunque osservato che, anche escludendo il rilievo del silenzio, restano altri comportamenti idonei a giustificare la decisione.

  • art. 64 comma 3 lett. b) cod. proc. pen.

    art. 64 comma 3 lett. b) cod. proc. pen.

    Richiamato come norma che tutela l'esercizio della facoltà di non rispondere; la Corte segnala la distinzione tra esercizio del diritto di non rispondere e comportamenti attivi che possono creare apparenza di colpevolezza.

Massime di principio

  • Il giudice che decide sull'indennizzo per ingiusta detenzione valuta autonomamente, con riferimento ex ante, se l'indagato abbia concorso con dolo o colpa grave a creare l'apparenza di colpevolezza; non si tratta di un giudizio sulla responsabilità penale.
  • Comportamenti attivi (es. asportare o occultare oggetti dalla scena del crimine, ritardare la comunicazione agli investigatori) o omissioni particolarmente gravi possono escludere il diritto all'indennizzo se idonei a produrre l'apparenza di coinvolgimento.
  • Il diritto di non rispondere è tutelato, ma successive modifiche legislative hanno limitato la rilevanza del silenzio; comunque il silenzio va valutato nel contesto complessivo e non è automaticamente decisivo.
  • La decisione del giudice della riparazione deve essere motivata con riferimento a tutti gli elementi probatori disponibili; la Corte di legittimità sindaca solo la congruità e la logica della motivazione, non il merito della valutazione dei fatti.
  • In casi analoghi è cruciale documentare tempestivamente la collaborazione con le indagini (comunicazione di atti, spiegazioni sui redditi, disponibilità a chiarire anomalie) per prevenire che omissioni o condotte eccentriche vengano interpretate come contributo alla falsa apparenza di colpevolezza.
  • Le impugnazioni basate su una rivalutazione in fatto degli elementi probatori sono, in sede di legittimità, inammissibili salvo vizio manifesto di motivazione, contraddizione o illogicità evidente.

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