Cassazione Penale, Sentenza n. 23276/2023 del 26/05/2023
Sintesi
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Favorevole al ricorrente
La controversia
Il ricorso contestava la decisione della Corte d'appello che aveva confermato la responsabilità dell'imputato per resistenza a pubblico ufficiale continuata e lesioni aggravate, ritenendo insussistente la scriminante di cui all'art. 393-bis c.p. La difesa deduceva: a) l'arbitrarietà dell'atto dei pubblici ufficiali perché mancavano i presupposti per perquisizione e sequestro (assenza di elementi di reato e mancanza di flagranza); b) la violazione del diritto dell'imputato all'assistenza di un difensore, nonostante la richiesta; c) l'assenza di prova che fossero state effettuate riprese illecite; d) l'erroneo trasferimento dell'onere probatorio sul difensore, che non poteva essere costretto a fornire una copia forense del cellulare il cui contenuto non era stato dimostrato né estratto a causa di un codice di blocco.
La decisione
La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato, annullando la sentenza impugnata: ha accertato che, nelle circostanze concrete, non sussistevano i presupposti legittimanti la perquisizione/sequestro del telefono e che gli agenti non avevano dato seguito alla richiesta dell'imputato di farsi assistere da un difensore (diritto previsto dall'art. 356 c.p.p.). Di conseguenza la condotta dei pubblici ufficiali è stata qualificata come arbitraria e la scriminante prevista dall'art. 393-bis c.p. è applicabile, venendo meno l'antigiuridicità dell'azione del ricorrente. Inoltre, in ragione dell'assenza dell'antigiuridicità del reato-fine, la Corte ha dichiarato l'improcedibilità del delitto di lesioni per difetto di querela e ha escluso l'aggravante che rendeva il reato procedibile d'ufficio ai sensi degli artt. 585 e 576 c.p.
Norme richiamate
art. 393-bis cod. pen.
Disciplina la causa di non punibilità (scriminante) applicabile quando l'agente si difende da atti arbitrari dei pubblici ufficiali: la Corte ha ritenuto che la scriminante operi perché mancavano i presupposti di legge per la perquisizione/sequestro e perché l'imputato era stato privato del diritto all'assistenza del difensore
art. 615-bis cod. pen.
Norma che tutela la riservatezza e sanziona il trattamento illecito di dati o riprese non consentite; la Corte d'appello aveva ritenuto possibile che il telefono costituisse corpo del reato ai sensi di questa norma, giustificando la richiesta di consegna, valutazione censurata dalla Cassazione
art. 337 cod. pen.
Norma che punisce la resistenza a pubblico ufficiale; la decisione della Cassazione ha ritenuto che l'elemento antigiuridico della condotta del ricorrente fosse escluso alla luce della scriminante
art. 356 cod. proc. pen.
Norma che riguarda il diritto alla difesa e l'assistenza del difensore in determinati atti: la Corte ha rilevato che la richiesta di intervento del difensore formulata dall'imputato non è stata rispettata dagli agenti, elemento che rafforza la valutazione di arbitrarietà dell'atto
art. 61 n. 2 e n. 5-bis cod. pen.
Circostanze aggravanti previste dal codice penale; la Cassazione ha escluso tali aggravanti laddove è venuta meno l'antigiuridicità del reato-fine, con conseguente perdita della procedibilità d'ufficio
artt. 585 e 576 cod. pen.
Norme che riguardano le lesioni personali e le relative aggravanti/procedibilità: la sentenza rileva che, essendo venuta meno l'antigiuridicità, il reato di lesioni (contestato come guaribile entro 20 giorni) diventa improcedibile per difetto di querela
art. 23, comma 8, dl. 28/10/2020 n. 137 (conv. L. n. 176/2020) e art. 16 d.l. 30/12/2021 n. 228 (conv. L. n. 15/2022)
Riferimenti alle norme emergenziali/procedurali applicate al riesame del ricorso; la Corte ha osservato la procedura di esame secondo le forme previste
Giurisprudenza citata (Sez. 6, n. 7255 del 26/11/2021, Guarnieri, Rv. 282906-0)
Richiamata per il principio secondo cui atti di pubblici ufficiali privi dei presupposti di legge possono essere considerati non solo illegittimi ma anche sproporzionati rispetto agli accertamenti possibili nella situazione concreta
Massime di principio
- Se pubblici ufficiali richiedono la consegna di un telefono o altro dispositivo senza presupposti di legge per perquisizione/sequestro (assenza di elementi che configurino un reato o di flagranza), tale richiesta può essere arbitraria e legittimare una reazione difensiva dell'interessato ai sensi della scriminante
- La mancata informazione o la mancata adozione delle garanzie difensive (es. consentire l'intervento del difensore quando richiesto) aggrava l'illegittimità dell'azione degli agenti e può rafforzare la fondatezza della scriminante
- La semplice circostanza che chi richiede la consegna sia in abiti civili e non si sia qualificato chiaramente può rendere ragionevole il convincimento del cittadino di trovarsi di fronte ad attività prevaricatrici, influenzando l'applicabilità della scriminante putativa
- L'onere di provare la legittimità dell'intervento dei pubblici ufficiali grava sull'accusa; non è corretto imporre all'imputato l'obbligo di fornire una copia forense del dispositivo quando l'accesso ai dati è stato impedito e la pretesa di illegittimità riguarda proprio la modalità dell'intervento
- Quando viene esclusa l'antigiuridicità dell'azione dell'imputato (scriminante), possono venir meno gli elementi che rendono procedibile d'ufficio il reato 'fine' (es. lesioni), con conseguente improcedibilità per difetto di querela ove prevista
- Prassi consigliata per i cittadini in casi analoghi: chiedere identificazione e titolo dell'intervento, richiedere la presenza del difensore, evitare condotte violente se possibile, documentare la situazione e segnalare l'accaduto alle autorità competenti o al proprio avvocato
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