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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 2098/2022 del 18/01/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorso contestava la motivazione della sentenza di appello ritenuta manifestamente illogica e contraddittoria, in quanto la Corte aveva riprodotto le stesse argomentazioni già annullate dalla Cassazione senza spiegare in che modo emergesse la consapevolezza del Diletto circa la natura usuraria dell'operazione. La condanna si fondava sull'emissione di fatture per operazioni inesistenti e sull'incasso di assegni intestati al Consorzio Europa, ma la persona offesa aveva dichiarato di conoscere e rapportarsi solo con Dallaturca e di non conoscere Diletto. Si rilevava inoltre che una fattura era antecedente al preliminare simulato e che la Corte non aveva ammesso come controprova i testi richiesti dalla difesa (Angela Vona ed Enrico Maria Lannperti), violando il diritto alla controprova laddove il giudice aveva assunto nuovi elementi nel giudizio abbreviato.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto fondato il primo motivo: la sentenza di rinvio ha reiterato ragionamenti congetturali già censurati e ha ricavato la partecipazione consapevole del Diletto dal suo silenzio e dall'assenza di giustificazioni sulle fatture, determinando un'inversione dell'onere della prova. Non essendo emersi nuovi elementi probatori che potessero integrare la motivazione, la Cassazione ha annullato senza rinvio la sentenza impugnata e ha assolto l'imputato perché non ha commesso il fatto per difetto della prova della sua partecipazione al reato. Il secondo motivo è stato assorbito.

Norme richiamate

  • principio processuale sull'onere della prova e divieto di inversione

    La Corte ha richiamato il principio secondo cui non è consentito desumere la partecipazione al reato unicamente dal silenzio dell'imputato; l'onere della prova resta in capo all'accusa e le presunzioni non possono sostituire elementi probatori concreti

  • diritto alla controprova e corretto esame delle richieste probatorie

    La sentenza osserva che il mancato esame motivato della richiesta di assunzione di testi e la mancata esplorazione dei rapporti fra imputati e terzi possono determinare vizio di motivazione quando dall'istruttoria non emerga una prova della partecipazione dell'imputato al fatto contestato

Massime di principio

  • La mera emissione di fatture per operazioni inesistenti non prova di per sé la partecipazione a un patto usurario: occorre un nesso probatorio che colleghi l'emissione delle fatture e l'incasso degli importi alla volontà consapevole di partecipare all'usura
  • Il silenzio dell'imputato non può sostituire prove positive dell'accusa; ritenere la colpevolezza sulla base del mancato chiarimento da parte dell'imputato può configurare un'inversione dell'onere della prova
  • Se la Corte d'appello non acquisisce elementi nuovi o non fornisce un percorso logico-giuridico diverso da quello già censurato dalla Cassazione, il giudice di legittimità può annullare senza rinvio quando non vi siano ulteriori fonti di prova utili
  • La difesa deve sollecitare l'ammissione di prove che possano spiegare i rapporti economici tra le parti (bonifici, comunicazioni, testimoni, tempistiche delle fatture) perché l'assenza di tali elementi può indebolire l'accusa
  • Il giudice è tenuto a motivare esplicitamente le ragioni per cui respinge richieste di controprova ritenute decisive; la mancata motivazione può costituire vizio che giustifica annullamento o revisione della decisione

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