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Sentenza civile

Cassazione Civile, Sentenza n. 34879/2022 del 25/11/2022

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione di un avviso di accertamento ICI/IMU relativo al periodo d'imposta 2007 per un terreno che il Comune aveva dichiarato edificabile a seguito dell'inserimento nel piano regolatore. Le censure della ricorrente riguardavano: (i) la decadenza del potere impositivo per omessa denuncia di variazione (tempistiche e dies a quo), (ii) la carenza e incongruità della motivazione e della perizia utilizzata dal Comune per determinare il valore venale dell'area, l'omessa allegazione della deliberazione comunale all'avviso, (iii) la mancata considerazione di elementi specifici che avrebbero inciso sul valore (indice di edificabilità, comparazioni con terreni confinanti, compravendite, natura degradata della zona, atti di sanatoria/fabbricati esistenti, incidenza sul costruito), (iv) l'asserita inesistenza dell'edificabilità per mancata valutazione ambientale strategica e per inesistenza del consorzio prescritto.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato i primi, secondi e quarti motivi di ricorso ritenendo corrette le regole interpretative applicate dalla Commissione tributaria regionale (obbligo dichiarativo permanente per le variazioni che incidono sulla base imponibile; utilizzabilità delle delibere comunali come presunzioni; non obbligo di allegazione di atti di pubblica conoscenza). Tuttavia ha accolto il terzo motivo, ritenendo che il giudice del gravame non abbia esaminato compiutamente i fatti decisivi relativi alla determinazione del valore venale (indice di edificabilità, caratteristiche dei terreni, criteri di comparazione e prove documentali fornite dalla ricorrente). Perciò la sentenza della Commissione tributaria regionale è cassata e la causa rinviata alla Commissione tributaria regionale del Lazio, in diversa composizione, per un nuovo e motivato esame della controversia secondo i criteri indicati dalla Corte. Spese di giudizio di legittimità regolate nella decisione di cassazione.

Norme richiamate

  • legge n. 296 del 2006, art. 1, c. 161

    "31 dicembre del quinto anno successivo a quello in cui"

    Fissa il dies a quo del termine quinquennale di decadenza in relazione all'anno in cui la denuncia di variazione avrebbe dovuto essere presentata; applicata per valutare la tempestività dell'accertamento

  • d.lgs. n. 504 del 1992, art. 10, c. 4

    "modificazioni dei dati ed elementi dichiarati cui consegua un diverso ammontare dell'imposta dovuta"

    Stabilisce l'obbligo del contribuente di presentare la denuncia di variazione (denuncia di variazione ICI) quando mutano elementi rilevanti per l'imposta; la Corte ricorda che tale obbligo è rigoroso e permanente finché non sia adempiuto

  • d.lgs. n. 504 del 1992, art. 5, c. 5

    "Per le aree fabbricabili, il valore è costituito da quello venale in comune commercio al 1° gennaio dell'anno di imposizione, avendo riguardo alla zona territoriale di ubicazione, all'indice di edificabilità, alla destinazione d'uso consentita, agli oneri per eventuali lavori di adattamento del terreno necessari per la costruzione, ai prezzi medi rilevati sul mercato dalla vendita di aree aventi analoghe caratteristiche"

    Determinazione tassativa del criterio di valutazione del valore venale delle aree fabbricabili; il giudice deve considerare tutti i parametri elencati per fissare correttamente la base imponibile

  • d.lgs. n. 446 del 1997, art. 59

    Norma che legittima le delibere comunali di determinazione dei valori venali per zone: tali delibere hanno valore di presunzione e possono essere utilizzate come supporto probatorio dall'amministrazione e dal giudice

  • d.l. n. 223 del 2006, art. 36 e art. 37, c. 53 (conv. in L. n. 248/2006)

    Interventi che incidono sulle regole interpretative dell'edificabilità e sulla soppressione dell'obbligo dichiarativo in casi specifici (p.es. quando la variazione risulti da autonoma registrazione telematica di atti notarili); qui la Corte ha escluso la soppressione dell'obbligo dichiarativo perché le condizioni previste non ricorrevano

  • D.P.R. n. 322 del 1998, art. 2

    Richiamato in relazione alla determinazione del termine di decadenza collegato alla denuncia di variazione

  • legge n. 212 del 2000, art. 7

    Prevede l'obbligo di allegazione agli avvisi di accertamento degli atti richiamati solo se non conoscibili dal contribuente; le delibere comunali, essendo atti di pubblica conoscenza, non devono essere allegate

  • art. 870 cod. civ.; legge n. 1150 del 1942, art. 23; d.lgs. n. 152 del 2006, art. 11, c. 5

    Richiamati dalla ricorrente (quarto motivo) in relazione a profili urbanistici e ambientali (valutazione ambientale strategica, procedure e vincoli che potrebbero incidere sull'edificabilità); la Corte ha ritenuto non fondati tali argomenti nella presente decisione ma li ha enunciati come deduzioni avanzate dalla parte

Massime di principio

  • L'obbligo del contribuente di denunciare variazioni rilevanti ai fini ICI/IMU (denuncia di variazione) è rigoroso: la mancata dichiarazione integra un illecito permanente e il termine di decadenza per l'accertamento va calcolato rispetto al momento in cui la denuncia avrebbe dovuto essere presentata
  • Le delibere comunali che determinano valori venali per zone hanno natura di presunzione amministrativa: sono utilizzabili dall'amministrazione e dal giudice come supporto probatorio anche con riferimento ad annualità anteriori alla loro adozione, ma possono essere contrastate con elementi specifici e concreti posti dal contribuente
  • Non è necessario allegare agli avvisi di accertamento atti di pubblica conoscenza (p.es. delibere comunali), perché la loro conoscibilità è presunta; l'obbligo di allegazione riguarda invece atti non conoscibili dal contribuente
  • La determinazione del valore venale delle aree fabbricabili deve rispettare i criteri tassativi dell'art. 5, comma 5, d.lgs. 504/1992 (zona, indice di edificabilità, destinazione d'uso, oneri di adattamento, prezzi medi di mercato): il giudice deve esaminare e motivare puntualmente tali elementi; l'omesso esame di fatti decisivi relativi a questi parametri può portare alla cassazione e al rinvio
  • L'edificabilità ai fini tributari può essere desunta dalla qualificazione attribuita nel piano regolatore generale adottato dal Comune, indipendentemente dall'approvazione regionale o dall'adozione di strumenti attuativi, salvo che siano dimostrati ostacoli concreti all'attualità edificatoria
  • Se il contribuente produce elementi concreti (perizie, atti di compravendita, dati comparativi) che contraddicono la valutazione comunale, il giudice deve valutarli e motivare in ordine al loro effettivo impatto sul valore venale; la mera enunciazione della vocazione edificatoria non è sufficiente per escludere la prova contraria

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