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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 16710/2023 del 19/04/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugna la sentenza della Corte d'appello di Palermo che aveva confermato la condanna per usura (per specifiche condotte), estorsione e per il reato di esercizio abusivo di attività finanziaria (art. 132 d.lgs. n. 385/1992). Lamenta: 1) errata valutazione della natura usuraria dei prestiti e dell'attendibilità della persona offesa; 2) mancata esclusione del dolo estorsivo e assenza di ingiusto profitto (art. 629 c.p.); 3) mancata qualificazione dell'estorsione come tentata; 4) errata esclusione dell'applicabilità dell'art. 132 TUB in quanto l'attività sarebbe rivolta solo a una persona; 5) mancato riconoscimento della continuazione con una precedente sentenza della stessa Corte (26/06/2019) per fatti analoghi.

La decisione

La Corte di legittimità ha dichiarato inammissibile il ricorso per la maggior parte dei motivi (primo, secondo e terzo motivi ritenuti manifestamente infondati). Ha invece accolto parzialmente il ricorso: 1) ha annullato senza rinvio la sentenza impugnata limitatamente al reato previsto dall'art. 132 d.lgs. n. 385/1992 per il periodo da giugno 2013 a febbraio 2014, per precedente giudicato (improcedibilità); 2) ha annullato la sentenza impugnata con riferimento al rigetto della richiesta di riconoscimento della continuazione con la condanna della Corte d'appello del 26/06/2019 (divenuta irrevocabile), rinviando ad altra sezione della Corte d'appello di Palermo per nuovo giudizio sul punto e per la rideterminazione della pena (tenendo conto della modifica del trattamento sanzionatorio). Per il resto la condanna dell'imputato è stata confermata e resa irrevocabile. Inoltre la Corte ha rigettato la richiesta di liquidazione delle spese della parte civile per insufficiente contributo difensivo scritto.

Norme richiamate

  • art. 132 d.lgs. n. 385/1992

    Sanziona l'esercizio abusivo di attività finanziaria. La Corte ha indicato che il reato può essere abituale e che la consumazione coincide con l'ultimo atto: per il periodo già coperto da giudicato l'imputato non poteva essere nuovamente condannato (improcedibilità); le condotte in periodi non coincidenti restano perseguibili.

  • art. 629 cod. pen.

    Definisce il delitto di estorsione. La Corte ha ritenuto che le minacce finalizzate a ottenere il pagamento di un debito usurario integrano il reato di estorsione, non l'esercizio arbitrario delle proprie ragioni, quando il credito sia fondato su fatti illeciti (assenza del requisito del 'giusto profitto').

  • art. 192, comma 3, cod. proc. pen.

    La norma riguarda i limiti probatori delle dichiarazioni rese dalle parti. La Corte ha ricordato che le dichiarazioni della persona offesa non sono soggette ai limiti dell'art.192, comma 3, e possono, se valutate con rigore probatorio e motivazione, costituire prova idonea a fondare la responsabilità penale.

  • art. 393 cod. pen.

    Citato in difesa come possibile alternativa (esercizio arbitrario del diritto); la Corte di legittimità ha però ritenuto incompatibile quella qualificazione quando il credito è fondato su una causa illecita (usura), escludendo la tutela giudiziale e confermando l'estorsione.

  • art. 23, comma 8, D.L. n.137/2020

    Norma procedurale che disciplina la trattazione con contraddittorio scritto in Cassazione in relazione a misure emergenziali; indicata come riferimento formale per il rito camerale adottato nel procedimento.

  • art. 8 D.L. 198/2022

    Richiamata in riferimento alle disposizioni procedurali che hanno consentito la trattazione del ricorso con contraddittorio scritto; concerne aspetti di svolgimento del giudizio in Cassazione in contesti normativi straordinari.

Massime di principio

  • Le dichiarazioni della persona offesa, pur non assoggettate ai limiti dell'art.192 c.p.p., possono da sole fondare una condanna se il giudice le valuta con rigore, analizzando attendibilità soggettiva e coerenza con elementi documentali (es. messaggistica, pagamenti).
  • Il reato di esercizio abusivo di attività finanziaria (art.132 TUB) può configurarsi anche in maniera abituale; la prescrizione o l'improcedibilità decorrono dall'ultimo atto e un precedente giudicato estromette il periodo già coperto da condanna definitiva.
  • La presenza di un credito basato su attività illecite (es. usura) esclude la possibilità di qualificare il comportamento come esercizio legittimo di un diritto (art. 393 c.p.) e può integrare l'estorsione se vi sono minacce volte a ottenere il pagamento.
  • I pagamenti parziali della vittima, anche se modesti rispetto al capitale, possono integrare la consumazione del reato di estorsione collegato all'usura se risultano vincolati alla corresponsione di interessi illeciti.
  • Per riconoscere la continuazione tra procedimenti occorre valutare elementi oggettivi quali identità della persona offesa, identità del luogo, continuità temporale e omogeneità delle condotte; una significativa sovrapposizione temporale e fattuale favorisce il riconoscimento della continuazione.
  • Una sentenza favorevole dell'imputato su uno specifico episodio non esclude automaticamente la rilevanza probatoria di altri episodi distinti, specie se emergono diverse modalità, tassi e periodi temporali.
  • La parte civile ha diritto alla liquidazione delle spese in Cassazione solo se ha fornito un contributo utile e argomentato (anche tramite memorie scritte) atto a contrastare il ricorso; memorie generiche possono portare al rigetto della domanda di liquidazione.

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