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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 19140/2025 del 22/05/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugna per cassazione la sentenza che ha dichiarato non doversi procedere per estinzione del reato per prescrizione, censurando l'individuazione del momento consumativo della truffa. Sostiene che il danno si è protratto anche nella fase esecutiva del contratto (mancata successiva intestazione pro quota dell'immobile e perdita materiale dell'immobile) e che la Corte d'appello non ha tenuto conto dei periodi di sospensione dei termini, per cui la prescrizione non sarebbe effettivamente maturata.

La decisione

La Corte di legittimità ha dichiarato inammissibile il ricorso per motivi manifestamente infondati. Ha confermato che, nella truffa contrattuale, il danno patrimoniale non coincide con il mero inadempimento delle promesse mendaci (che costituiscono invece l'artificio), soprattutto se tali promesse non hanno requisiti formali tali da renderle esecutive. Ha ritenuto consumato il reato nel momento in cui si è realizzato l'effettivo pregiudizio e l'agente ha conseguito l'ingiusto profitto; essendo l'ultima tranche di denaro stata corrisposta nel febbraio 2014 e computati i periodi di sospensione (cinque mesi e venti giorni), la prescrizione era già maturata anteriormente alla sentenza di primo grado (22/09/2023). Per legge il ricorrente è stato condannato alle spese processuali e a una somma a favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 110 cod. pen.

    Usato per configurare il concorso di persone nell'esecuzione del reato (concorso materiale nei reati di truffa).

  • art. 640 cod. pen.

    Norma sulla truffa; interpretata nella sentenza nel senso che la consumazione avviene quando si realizza l'effettivo pregiudizio patrimoniale e l'agente consegue l'ingiusto profitto, ossia quando la vittima perde definitivamente l'utilità pattuita e non può più agire per ottenerla.

  • art. 157 cod. proc. pen.

    Richiamato come causa di sospensione dei termini di prescrizione: la corte ha computato tale sospensione (congiuntamente all'art. 161) per verificare se la prescrizione fosse maturata.

  • art. 161 cod. proc. pen.

    Richiamato insieme all'art. 157 c.p.p. per il conteggio dei periodi di sospensione dei termini utili al fine della prescrizione.

  • Giurisprudenza della Corte di Cassazione (Sez. 2: sent. n. 9092/12/12/2024, n. 33588/13/07/2023, n. 23080/09/05/2018)

    Precedenti richiamati per affermare il principio secondo cui, nella truffa contrattuale, il dies commissi delicti è il momento in cui si è verificato l'effettivo danno e la definitiva perdita dell'utilità pattuita, non il mero impegno negoziale fraudolento.

Massime di principio

  • Nella truffa contrattuale il reato si considera consumato quando si realizza l'effettivo pregiudizio patrimoniale e l'agente ottiene l'ingiusto profitto; la mera promessa fraudolenta non sempre coincide con l'evento dannoso.
  • Promesse di restituzione o di co-intestazione prive di requisiti formali ed esecutivi difficilmente costituiscono, di per sé, un danno patrimoniale immediatamente tutelabile, se non comportano una perdita definitiva dell'utilità per la vittima.
  • Per la valutazione della prescrizione è determinante individuare correttamente il dies commissi delicti (es. data dell'ultima erogazione di denaro) e computare eventuali periodi di sospensione previsti dal codice di procedura penale.
  • Il ricorso per cassazione deve mostrare vizi di motivazione o violazioni di legge effettive nella ricostruzione del momento consumativo; censure meramente interpretative della ricostruzione fattuale ben motivata in sede di merito sono spesso inammissibili.
  • Nei casi di truffa contrattuale, l'analisi deve distinguere tra la condotta di artificio (la rappresentazione ingannevole) e l'evento dannoso concreto; solo quest'ultimo rileva per la consumazione e per il computo della prescrizione.

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