Sentenza del 13/10/2020 n. 4646 - Comm. Trib. Reg. per la Campania
Massima n. 268/2020 IMPOSTE DIRETTE - IRPEF - Avviso di accertamento - Società in accomandita semplice - Omessa/Infedele dichiarazione del reddito societario - Pene pecuniarie - Socio accomandante - Applicabilità - Fondamento.
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
Prevale l’amministrazione
La controversia
avviso di accertamento per omessa/infedele dichiarazione della quota di reddito societario imputata al socio a seguito di rettifica operata sulla società; contestazione dell'applicabilità della pena pecuniaria per infedele dichiarazione al socio accomandante
La decisione
la Corte ha ritenuto che il reddito di partecipazione agli utili imputato al socio costituisca, ai fini IRPEF, reddito proprio del socio basato su una presunzione di effettiva percezione; pertanto il socio che non dichiara la propria quota è tenuto al pagamento del supplemento d'imposta e alla pena pecuniaria per infedele dichiarazione. La sanzione si applica anche al socio accomandante: l'estraneità all'amministrazione non esclude il potere/dovere di controllo sull'esattezza dei bilanci e la possibilità di verificare l'effettivo ammontare degli utili imputati ex art. 5 d.P.R. n. 597/1973. In sostanza, l'avviso dell'Amministrazione è stato confermato
Norme richiamate
d.P.R. n. 597 del 1973, art. 5
l'art. 5 dispone l'imputazione agli soci, in proporzione alle rispettive quote, degli utili della società; la Corte interpreta tale imputazione come presunzione di effettiva percezione ai fini IRPEF, giustificando l'imposizione diretta sul socio e l'applicazione delle sanzioni per infedele dichiarazione
Massime di principio
- Il reddito imputato al socio per partecipazione agli utili costituisce reddito proprio ai fini IRPEF e si presume percepito salvo prova contraria.
- Il socio che non dichiara la quota di reddito imputata è tenuto sia al pagamento del supplemento d'imposta sia alle sanzioni per infedele dichiarazione.
- L'applicabilità della sanzione non è esclusa dalla qualità di socio accomandante o dall'assenza di poteri amministrativi: i soci hanno il potere/dovere di verificare i bilanci e l'ammontare degli utili imputati.
- In una situazione analoga il contribuente può difendersi dimostrando concretamente la mancata percezione degli utili (es. utili non distribuiti, atti formali che attestino la non distribuzione) o l'esistenza di valide ragioni di buona fede e documentazione giustificativa.
- Prassi consigliata: i soci, anche accomandanti, devono esercitare adeguata diligenza nella verifica dei bilanci societari, conservare delibere di distribuzione e documenti contabili e, se necessario, richiedere chiarimenti o documenti prima di sottoscrivere dichiarazioni fiscali
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