Sentenza n. 880/2026 - Napoli, Sezione 1
per l'ottemperanza - del giudicato formatosi sulla sentenza emessa dal Tribunale di Torre Annunziata sezione Lavoro e Previdenza n.1535/2024, emessa nel giudizio r.g. 2132/24 che ha condannato il Ministero dell'Istruzione ad erogare in favore della ricorrente un buono elettronico di importo di € 500,00 per l'annualità 2022/2023;
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: mancata esecuzione della sentenza del Tribunale di Torre Annunziata, Sezione Lavoro, che aveva riconosciuto il diritto a un buono elettronico della Carta docente di euro 500 per l’anno scolastico 2022/2023
Esito
Favorevole al ricorrente (docente)
Prevale il privato
La controversia
La ricorrente ha agito in ottemperanza al giudicato formatosi sulla sentenza n. 1535/2024 del Tribunale di Torre Annunziata, Sezione Lavoro e Previdenza, che aveva condannato il Ministero dell’Istruzione e del Merito ad accreditarle sulla Carta docente l’importo di euro 500 per l’anno scolastico 2022/2023. La sentenza non è stata impugnata, è passata in giudicato ed è stata notificata all’Amministrazione il 4 dicembre 2024 ai fini dell’esecuzione. È inoltre decorso il termine dilatorio di 120 giorni previsto dall’art. 14, comma 1, d.l. n. 669/1996. Poiché il Ministero non aveva dato esecuzione al giudicato, la ricorrente ha chiesto l’ottemperanza, anche mediante la nomina di un commissario ad acta. Il Ministero si è costituito con una memoria di mero stile.
La decisione
Il TAR ha accolto il ricorso. Ha ritenuto che la sentenza del giudice ordinario possieda un immediato valore conformativo-ordinatorio nei confronti dell’Amministrazione e che il Ministero fosse tenuto a conseguire concretamente l’utilità riconosciuta dal giudicato, consistente nell’accredito di euro 500 sulla Carta docente. Il giudice ha verificato che la sentenza era passata in giudicato, che era stata notificata presso la sede reale dell’Amministrazione, che era decorso il termine dilatorio di cui all’art. 14, comma 1, d.l. n. 669/1996 e che non risultava intervenuta alcuna esecuzione. Ha quindi ordinato al Ministero di dare esecuzione al giudicato entro sessanta giorni dalla comunicazione della sentenza o dalla sua notificazione, se anteriore. Per l’eventuale ulteriore inerzia ha nominato commissario ad acta il Direttore della direzione generale per le risorse umane e finanziarie del Ministero, con facoltà di delega, prevedendo l’insediamento su istanza della ricorrente e l’esecuzione nei successivi sessanta giorni. Il Ministero è stato condannato alle spese del giudizio, liquidate in euro 400, oltre accessori di legge.
Norme richiamate
art. 114 c.p.a.
Disciplina il giudizio di ottemperanza, nel quale il giudice amministrativo può ordinare all’Amministrazione l’esecuzione del giudicato e adottare misure sostitutive, inclusa la nomina di un commissario ad acta.
art. 14, comma 1, d.l. n. 669/1996
Il decorso del termine dilatorio previsto per l’esecuzione delle pronunce nei confronti delle amministrazioni pubbliche costituisce, nel caso concreto, presupposto per la proposizione e l’accoglimento dell’azione di ottemperanza.
Massime di principio
- Il giudicato formatosi su una sentenza del giudice ordinario nei confronti di una pubblica amministrazione ha immediato valore conformativo-ordinatorio e obbliga l’Amministrazione a conseguire concretamente il bene della vita riconosciuto dalla pronuncia.
- L’azione di ottemperanza è accoglibile quando la sentenza azionata è passata in giudicato, è stata notificata all’Amministrazione, è decorso il termine dilatorio previsto dalla legge e l’Amministrazione non ha dato esecuzione al comando giudiziale.
- In caso di persistente inerzia dell’Amministrazione oltre il termine assegnato dal giudice dell’ottemperanza, è possibile nominare sin dalla sentenza un commissario ad acta, anche con facoltà di delega, per assicurare l’esecuzione del giudicato.
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