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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 17550/2023 del 27/04/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione della sentenza della Corte d'Appello di Bari (07/10/2021) che aveva confermato la responsabilità penale di Nicola Lorusso per concorso nel tentato omicidio di Saverio Faccilongo e per delitti connessi al porto e detenzione di arma, nonché per l'applicazione dell'aggravante del metodo mafioso. Il ricorrente deduce vizi di motivazione e violazione di legge in ordine a: 1) valutazione della credibilità dei testi (in particolare della prevalenza del racconto diretto di Drago rispetto alle dichiarazioni de relato di Miccoli) e identificazione del "Nico" menzionato nelle intercettazioni; 2) mancato accoglimento della richiesta di rinnovazione istruttoria in rito abbreviato; 3) insufficiente prova dell'idoneità dell'azione a costituire tentato omicidio (animus necandi e funzionalità dell'arma); 4) insussistenza o carenza di prova dell'aggravante 416-bis 1 (sia nella forma oggettiva sia nella soggettiva di appartenenza al sodalizio); 5) mancato riconoscimento delle attenuanti generiche e criticità nella limitata diminuzione per il tentativo.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto che la Corte d'appello, investita dopo annullamento con rinvio, ha compiuto un nuovo e completo esame probatorio e ha fornito motivazione adeguata e non manifestamente illogica in ordine alla credibilità del testimone diretto Drago, alla prevalenza del suo racconto rispetto a quello de relato di Miccoli e alla identificazione dell'imputato nel "Nico" delle intercettazioni avvalendosi di riscontri indiziari e probatori. È stata dichiarata infondata la censura sulla mancata rinnovazione istruttoria in rito abbreviato (in tale sede i poteri istruttori sono limitati). La Corte ha inoltre confermato che l'idoneità dell'arma e l'animus necandi possono essere desunti dalle circostanze di contesto (guerra di mafia, modalità plateali) e ha ritenuto corretta l'applicazione, come aggravante oggettiva, del metodo mafioso ai sensi dell'art. 416-bis 1 cod. pen.; ha inoltre ritenuto legittimo il diniego delle attenuanti generiche e la rideterminazione della pena per il tentativo secondo i criteri di merito.

Norme richiamate

  • art. 81 cod. pen.

    Richiamato tra le norme relative alla concorso di persone nel reato; usato come riferimento formale nella ricostruzione dei capi d'imputazione

  • art. 56 cod. pen.

    Norma sul tentativo: la Corte ha ritenuto corretta la valutazione in ordine alla diminuzione di pena per il tentativo e la misura della riduzione operata in base ai parametri di merito

  • art. 110 cod. pen.

    Richiamato per il concorso di persone nel reato (concorso di persone nel reato)

  • art. 575 cod. pen.

    Delitto di omicidio richiamato per le relative fattispecie, utile per la contestazione del tentato omicidio (articolazioni materiali e finalità)

  • art. 582 cod. pen.

    Richiamato in relazione alle lesioni o al contesto dei reati connessi (contestualizzazione delle imputazioni)

  • art. 585 cod. pen.

    Richiamato tra le norme relative alle conseguenze del tentato omicidio e degli eventi collegati

  • legge 11 luglio 1991, n. 203 (art. 7)

    Normativa collegata all'aggravante di cui alla disciplina antimafia: la Corte si è soffermata sulla nozione di metodo mafioso e sull'applicabilità oggettiva dell'aggravante

  • art. 416-bis 1 cod. pen. (menzionato come art. 416-bis 1, comma 1)

    La Corte ha interpretato l'aggravante del "metodo mafioso" in senso oggettivo: non è necessaria la prova della partecipazione dell'autore ad una associazione mafiosa; è sufficiente che la violenza o la minaccia assumano modalità tipicamente mafiose, plateali e idonee a evocare nella comunità la presenza di consorterie

  • art. 192 cod. proc. pen.

    Regole sulla valutazione della prova dichiarativa: la Corte ha ribadito che la valutazione della credibilità è rimessa al giudice di merito e che l'asserita inosservanza dell'art. 192 non costituisce di per sé vizio di legge appellabile in cassazione se non è prevista nullità

  • art. 603 cod. proc. pen.

    Norme sulla rinnovazione istruttoria: la Corte ha affermato i limiti della prova integrativa nel rito abbreviato d'appello e che il mancato esercizio dei poteri officiosi non costituisce automaticamente vizio di cui al ricorso per cassazione

  • art. 606 cod. proc. pen.

    Norma sui mezzi di impugnazione in Cassazione (motivi): citata quale parametro per verificare le censure di vizio di motivazione (lett. c) e d))

  • art. 627 cod. proc. pen.

    Obbligo del giudice del rinvio di affrontare i motivi di appello indicati: la Corte ha valutato che la Corte d'appello ha adempiuto adeguatamente all'obbligo motivazionale dopo il rinvio

  • art. 133 cod. pen.

    Parametri per la determinazione della pena e per l'apprezzamento delle attenuanti/agggravanti: applicato nella valutazione della dosimetria e delle attenuanti generiche

  • art. 62-bis cod. pen.

    Regime delle circostanze attenuanti generiche: la Corte ha confermato che il diniego delle attenuanti deve essere motivato e può fondarsi su un elemento prevalente come la gravità del fatto o condotte successive

  • art. 173 disp. att. cod. proc. pen.

    Regole di contenuto della motivazione in Cassazione: il ricorso è stato redatto nei limiti richiesti dalla norma per la motivazione sintetica

Massime di principio

  • Il giudice del rinvio (appello dopo annullamento) può e deve riesaminare compiutamente le prove e può giungere alle stesse conclusioni del provvedimento rescindente purché fornisca adeguata motivazione sui punti indicati dalla Corte di cassazione.
  • La valutazione della credibilità dei testimoni (in particolare la preferenza per il racconto diretto rispetto a quello de relato) è una valutazione di merito riservata al giudice e sindacabile in cassazione solo se gravemente illogica o contraddittoria.
  • In presenza di dichiarazioni contrapposte, l'identificazione dell'imputato può essere confermata mediante riscontri indiziari e conversazioni intercettate, purché la Corte motivi la connessione e la congruità di tali riscontri rispetto all'identificazione.
  • Nel rito abbreviato d'appello i poteri istruttori del giudice sono limitati; la mancata rinnovazione istruttoria non integra automaticamente vizio di motivazione idoneo a far pronunciare la Cassazione se il giudice ha ritenuto non necessaria l'acquisizione.
  • L'aggravante del metodo mafioso (art. 416-bis 1) può essere riconosciuta sul piano oggettivo senza la prova che l'autore sia formalmente membro di una associazione mafiosa, quando la condotta presenti modalità plateali e intimidatorie tipiche del contesto mafioso.
  • Il dolo di tentato omicidio e l'idoneità degli atti possono essere desunti dal contesto (modalità dell'azione, finalità, contesto di guerra fra gruppi criminali) e non richiedono necessariamente la prova che l'arma abbia esploso colpi.
  • La negazione delle attenuanti generiche può essere motivata anche con riferimento a un unico elemento dominante (es. gravità del fatto, condotta successiva o condanne intervenute), purché la decisione sia adeguatamente motivata.
  • Censure che impongono una diversa valutazione della persuasività delle prove o chiedono una comparazione difforme dei risultanti probatori sono in genere inammissibili in Cassazione se mirano a una diversa valutazione di fatto non manifestamente illogica.

Testo integrale

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