Sentenza n. 150/2026 - Roma, Sezione 2T
esecuzione della sentenza n. 16585/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: mancata esecuzione della sentenza che aveva annullato il diniego di concessione per occupazione di suolo pubblico e imposto il riesame dell’istanza
Esito
Favorevole al ricorrente (gestore di ristorazione)
Prevale il privato
La controversia
La società ha proposto ricorso per l’ottemperanza della sentenza n. 16585 del 25 settembre 2024, con la quale il TAR aveva annullato il diniego relativo a un’istanza del 2013 per la concessione di 17,50 mq di suolo pubblico destinati a un dehors, ordinando a Roma Capitale di riesaminare l’istanza entro sessanta giorni dalla comunicazione della sentenza, previo contraddittorio e necessari accertamenti istruttori. La ricorrente ha dedotto che, nonostante il decorso del termine, l’amministrazione non aveva adottato alcun provvedimento. Roma Capitale ha eccepito di avere svolto l’istruttoria su una successiva istanza del 7 luglio 2020, relativa a una diversa concessione permanente di 33,06 mq, il cui interesse era stato confermato dalla società il 13 agosto 2024. La ricorrente ha replicato che tali vicende, anteriori alla pubblicazione della sentenza ottemperanda e alla proposizione del ricorso, non escludevano l’obbligo di esecuzione del giudicato.
La decisione
Il TAR ha accolto il ricorso. Ha rilevato che la sentenza ottemperanda imponeva espressamente a Roma Capitale di riesaminare l’istanza e di adottare un provvedimento nel termine di sessanta giorni, obbligo rimasto pacificamente ineseguito. La presentazione di una successiva istanza e la conferma del relativo interesse non sono state ritenute rilevanti, poiché si trattava di vicende fattuali anteriori sia alla pubblicazione della sentenza sia alla proposizione del giudizio di ottemperanza e comunque non equivalevano all’adozione del provvedimento imposto dal giudicato. Il Comune è stato quindi obbligato ad adottare, entro trenta giorni dalla comunicazione della sentenza, un provvedimento espresso sull’istanza, nel rispetto del contenuto conformativo della pronuncia ottemperanda. Il TAR ha precisato che, in caso di persistente inottemperanza, avrebbe potuto nominare, su istanza di parte, un commissario ad acta, con oneri a carico del Comune soccombente. Le spese sono state compensate.
Norme richiamate
art. 112 c.p.a.
Il giudizio di ottemperanza consente di ottenere l’esecuzione degli obblighi derivanti da una pronuncia giurisdizionale amministrativa; nel caso concreto il giudice ha imposto all’amministrazione di conformarsi al dictum già adottato.
art. 114 c.p.a.
Il giudice dell’ottemperanza può ordinare all’amministrazione di eseguire il giudicato entro un termine e, in caso di persistente inerzia, nominare un commissario ad acta.
Massime di principio
- L’amministrazione è tenuta a dare puntuale esecuzione al comando conformativo contenuto in una sentenza amministrativa, adottando il provvedimento espresso imposto dal giudicato entro il termine stabilito dal giudice.
- La presentazione, prima della pubblicazione della sentenza ottemperanda, di una nuova istanza amministrativa relativa a un oggetto diverso non sostituisce né assorbe l’obbligo di riesaminare l’istanza cui si riferisce il giudicato, salvo che il giudice dell’ottemperanza accerti una specifica incompatibilità o una rinuncia rilevante, non ravvisata nel caso concreto.
- Il giudizio di ottemperanza è fondato quando l’amministrazione non adotta il provvedimento espressamente imposto dalla sentenza, anche se abbia svolto attività istruttoria su una distinta vicenda amministrativa.
- In caso di persistente inerzia successiva all’ordine di ottemperanza, il giudice può nominare, su istanza di parte, un commissario ad acta per l’esecuzione del giudicato, ponendo i relativi oneri a carico dell’amministrazione inadempiente.
Come è indicizzato
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