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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 8380/2022 del 11/03/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente chiedeva che venisse applicata la disciplina della continuazione (art. 81, secondo comma, cod. pen.) con riguardo a più sentenze di condanna per reati tra il 2004 e il 2013 commessi in diversi luoghi (contraffazione, falsità materiale, frode, truffa, ricettazione, insolvenza fraudolenta). Il giudice dell'esecuzione aveva rigettato l'istanza ritenendo che le condotte rappresentassero espressione di una scelta di vita delinquenziale e non la realizzazione di un unico disegno criminoso preventivamente programmato, considerando prevalenti gli elementi del lungo arco temporale e della dislocazione territoriale nonché la pluralità di condanne; elementi, anche insieme alla tipologia dei reati e al modus operandi, che per il giudice indicavano mera reiterazione e non continuazione.

La decisione

La Corte ha dichiarato il ricorso manifestamente infondato e inammissibile. Ha confermato che, in sede di esecuzione, chi invoca la continuazione non è gravato da un onere probatorio pieno, ma ha l'onere di allegare e prospettare elementi specifici e concreti che facciano ritenere l'esistenza di un progetto criminoso unitario. Nel caso di specie non sono stati forniti elementi tali da dimostrare la preventiva programmazione unitaria dei reati; la valutazione del giudice dell'esecuzione, fondata su dati temporali, territoriali e sulla pluralità delle condanne, è stata ritenuta congrua e insindacabile in sede di legittimità. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e alla sanzione pecuniaria di euro 3.000,00 a favore della cassa delle ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 81 cod. pen. (secondo comma)

    La norma sulla continuazione richiede l'esistenza di un "unico disegno criminoso" preventivamente programmato; in sede esecutiva l'applicazione è subordinata all'allegazione da parte del condannato di elementi specifici che dimostrino tale progetto unitario, oltre ai meri elementi neutri come prossimità spazio-temporale o identità del bene giuridico.

  • art. 671 cod. proc. pen.

    Norma procedurale richiamata in relazione alle istanze avanti al giudice dell'esecuzione; la cognizione riguarda il confronto delle sentenze di condanna per verificare gli elementi sostanziali del collegamento tra reati.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Prevede la sanzione pecuniaria a carico del ricorrente in caso di ricorso inammissibile o dichiarato manifestamente infondato; applicata per la condanna a 3.000 euro alla cassa delle ammende.

Massime di principio

  • In sede esecutiva chi chiede il riconoscimento della continuazione deve allegare elementi specifici e concreti che indichino un progetto criminoso unitario; non è sufficiente la semplice rilevanza delle singole sentenze.
  • La mera prossimità temporale, la medesima tipologia di reato o la identità del bene giuridico leso sono elementi neutri e non automaticamente decisivi: possono essere compatibili sia con la continuazione sia con una stabile inclinazione a delinquere.
  • Fattori come un lungo arco temporale tra i fatti, la dislocazione geografica differente e un consistente numero di condanne tendono a favorire la qualificazione come "scelta di vita delinquenziale" anziché come continuazione basata su un progetto preventivo.
  • La valutazione del giudice dell'esecuzione su questi elementi ha carattere discrezionale e logico-giuridico; la Corte di legittimità sindaca la correttezza e la congruità della motivazione, non semplicemente la discrezionalità valutativa.
  • Per ottenere il riconoscimento della continuazione è strategico documentare collegamenti concreti tra le condotte (p. es. medesima pianificazione, coordinamento, strumenti o ruoli ricorrenti, decisioni prese su base unitaria) e segnalare eventuali ordinanze o elementi probatori che mostrino la programmazione.
  • Richieste di "continuazione parziale" devono essere motivate specificamente per ciascun gruppo di reati, evidenziando i nessi che giustificano il trattamento unitario per quei soli episodi.

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