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Ordinanza

Ordinanza n. 579/2026 - Roma, Sezione 5Q

per l'annullamento previa adozione di misure cautelari del provvedimento emesso dal Consolato Generale d'Italia a Casablanca, nr. Prot. 5338 del 19.05.2025 e notificato il 23.05.2025.

Giustizia amministrativa202507967

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Lazio - Roma, Sez. V quaterOrdinanza cautelareAzione di annullamento

Atto impugnato: diniego di visto di ingresso per lavoro subordinato nel settore dell'assistenza domestica, adottato dal Consolato Generale d'Italia a Casablanca

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (ministero)

Prevale l’amministrazione

La controversia

Il ricorrente ha impugnato il diniego di visto di ingresso per lavoro subordinato ex art. 22 d.lgs. 286/1998, chiedendone l'annullamento previa concessione di misure cautelari. Il provvedimento consolare era motivato, tra l'altro, dall'esistenza di un rischio migratorio. Il ricorrente contestava presumibilmente la legittimità del diniego, ma l'ordinanza non specifica analiticamente i singoli motivi di ricorso. In sede cautelare è emerso che egli aveva depositato un attestato relativo all'attuale esistenza di un impiego lavorativo, mentre nel formulario presentato alla sede diplomatica aveva dichiarato di essere disoccupato; tale contraddizione è stata valorizzata dall'amministrazione quale elemento sintomatico del rischio migratorio.

La decisione

Il TAR ha respinto l'istanza cautelare. Ha ritenuto che, nella materia dei visti di ingresso per lavoro subordinato, la discrezionalità amministrativa sia particolarmente ampia e sia sindacabile soltanto ab externo, in presenza di macroscopiche abnormità logiche. All'esito della sommaria delibazione propria della fase cautelare, il Collegio ha escluso il fumus boni iuris, ritenendo non irragionevole la valutazione consolare sul rischio migratorio, fondata anche sulla contraddizione tra l'attestazione di un rapporto di lavoro in essere e la dichiarazione di disoccupazione contenuta nel formulario. Non è stata disposta la sospensione del diniego. Le spese della fase cautelare sono state compensate.

Norme richiamate

  • art. 22 d.lgs. 286/1998

    La controversia riguarda il diniego di visto di ingresso per lavoro subordinato, nel settore dell'assistenza domestica, richiesto ai sensi di tale disposizione.

  • art. 55 c.p.a.

    Disciplina la domanda cautelare esaminata dal TAR.

  • art. 52, commi 1 e 2, d.lgs. 196/2003

    Richiamato quale fondamento dell'oscuramento delle generalità della parte interessata.

  • artt. 5 e 6 Regolamento (UE) 2016/679

    Richiamati, insieme alla disciplina nazionale sulla protezione dei dati personali, a tutela dei diritti o della dignità della parte interessata.

Massime di principio

  • In materia di diniego del visto di ingresso per lavoro subordinato, la discrezionalità dell'amministrazione è particolarmente ampia e il sindacato giurisdizionale può svolgersi soltanto ab externo, in presenza di macroscopiche abnormità logiche.
  • La contraddittorietà tra le informazioni fornite dal richiedente nel corso della procedura può costituire elemento non irragionevole per fondare la valutazione amministrativa di sussistenza di un rischio migratorio e per escludere, in sede cautelare, il fumus boni iuris.
  • Nella fase cautelare, la verifica del fumus boni iuris resta una delibazione sommaria e conduce al rigetto della domanda quando la motivazione dell'amministrazione, considerata nei limiti del sindacato esterno, non appaia manifestamente illogica o abnorme.

Come è indicizzato

MaterieEmersione, decreto flussi e nulla ostaTutela cautelare
RamiImmigrazione e cittadinanzaProcesso amministrativo
IstitutiDiscrezionalità amministrativa e tecnicaTutela cautelareEccesso di potere

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