Cassazione Penale, Sentenza n. 32121/2023 del 25/07/2023
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale di Brescia del 15/11/2022 che aveva annullato il sequestro preventivo relativo al capo 32) ma aveva confermato, nei restanti profili, il sequestro preventivo finalizzato alla confisca diretta (nei confronti della Latempa Metalli Srl) e per equivalente (nei confronti di Giovanni Latempa) del profitto ricollegabile al reato continuato di dichiarazione fraudolenta (art. 2 d.lgs. 74/2000, capo 30). I ricorrenti deducevano: errata applicazione delle norme penali e tributarie perché i costi erano effettivamente sostenuti e quindi non potevano costituire profitto; distinzione tra inesistenza oggettiva e soggettiva delle fatture che avrebbe escluso il reato; vizio di motivazione in ordine al fumus commissi delicti, con contestazione dell'uso di conversazioni ambientali e della qualificazione di "società cartiere"; omissione di motivazione su due fatture oggetto di indagine e sulla prova di restituzione dei pagamenti; e contraddizioni motivazionali circa l'entità degli acquisti in nero rispetto al fatturato.
La decisione
La Corte ha ritenuto i ricorsi in larga parte inammissibili per genericità o proposti per vizi non consentiti e, in parte, comunque infondati. Ha confermato che il Tribunale del riesame aveva adeguatamente motivato l'esistenza del fumus del reato di dichiarazione fraudolenta (art. 2 d.lgs. 74/2000) anche laddove le fatture risultano soggettivamente inesistenti, precisando che la distinzione tra inesistenza oggettiva e soggettiva non esclude la configurabilità del reato. Ha inoltre chiarito che la regola tributaria dell'indeducibilità dei costi correlati ad attività illecite non incide sulla configurabilità del reato penale e che, nel contesto cautelare, il requisito richiesto è il mero fumus. Le doglianze sulla motivazione e sulle presunte contraddizioni sono state considerate generiche o non decisive. In sintesi il ricorso è stato respinto e l'ordinanza del Tribunale di Brescia è sostanzialmente confermata nei suoi esiti rilevanti.
Norme richiamate
art. 2 d.lgs. 74/2000
La Corte conferma che l'uso di fatture o documenti relativi ad operazioni inesistenti integra il reato di dichiarazione fraudolenta senza distinzione tra inesistenza oggettiva e soggettiva; la soggettiva inesistenza non esclude il reato quando le fatture sono strumentali alla frode fiscale
art. 8 d.lgs. 74/2000
Richiamato solo per distinguere il reato di emissione di fatture da parte degli emittenti (reato diverso rispetto a quello contestato all'acquirente)
art. 12-bis d.lgs. 74/2000
Citato tra le norme richiamate in tema di reati tributari, senza incidenza diversa rispetto ai principi esposti sull'inesistenza delle operazioni
art. 240 cod. pen.
Richiamato come norma generale di riferimento tra gli articoli contestati, senza interpretazione specifica oltre quella processuale
art. 321 cod. proc. pen.
Norma processuale rilevante nel contesto del riesame e delle impugnazioni dei provvedimenti cautelari, utilizzata per valutare la legittimità del provvedimento impugnato
art. 125 cod. proc. pen.
La Corte individua i limiti di sindacato in Cassazione sulla motivazione: è deducibile la mera apparente motivazione ma non ogni vizio logico-manifestamente illogico
art. 325 cod. proc. pen.
Richiamata la regola che il ricorso per cassazione contro provvedimenti in materia di sequestri è ammesso solo per violazione di legge e, quanto alla motivazione, solo per inesistenza o mera apparenza della stessa
art. 110 cod. pen.
Richiamato in relazione alla contestazione di concorso di persone nel reato; la Corte valuta la rilevanza fattuale richiesta per il fumus
art. 416 cod. pen.
Richiamata in relazione all'ipotesi di associazione per delinquere: la Corte precisa che il reato associativo non era base esclusiva del provvedimento cautelare reale ma era rilevante nel quadro fattuale
art. 14, comma 4-bis, L. n. 537/1993 (mod. dall'art. 8 D.L. 16/2012)
La Corte puntualizza che la regola di indeducibilità ai fini tributari è una regola per l'accertamento fiscale e non esclude di per sé la configurabilità del reato penale di dichiarazione fraudolenta
art. 109 T.U.I.R.
Richiamato nel ricorso dai difensori in tema di deducibilità, ma la Corte ritiene irrilevante ai fini penali rispetto al fumus
art. 23, comma 8, d.l. 28/10/2020, n. 137 conv. (L. 18/12/2020, n. 176)
Norma richiamata in ordine alle richieste scritte del Pubblico Ministero trasmesse alla Corte; non rilevante ai fini dell'interpretazione della fattispecie sostanziale
art. 606 cod. proc. pen.
Citato per delimitare i vizi sindacabili in cassazione: non ricomprende ogni illogicità manifesta della motivazione quando si impugna un provvedimento cautelare
Massime di principio
- In materia di reati tributari, la distinzione tra fatture "oggettivamente" e "soggettivamente" inesistenti non esclude, di per sé, la configurabilità del reato di dichiarazione fraudolenta: l'uso di documenti che attestano operazioni inesistenti può integrare il reato anche se i costi sono effettivamente sostenuti.
- La regola fiscale che rende indeducibili costi riconducibili ad attività illecite è una norma per l'accertamento tributario e non impedisce l'accertamento del reato penale quando esistono indizi che i costi sono strumentali a una frode (es. uso di 'società cartiere').
- Nei giudizi cautelari su sequestri finalizzati alla confisca il giudice valuta il mero fumus del reato: la prova richiesta è di livello cautelare e non è necessario il pieno accertamento di merito; documentazione generica o contraddittoria difficilmente è sufficiente a escludere il fumus.
- In Cassazione i ricorsi avverso provvedimenti cautelari reali sono ammessi solo per violazione di legge; i rilievi che attengono alla mera valutazione logico-fattuale o alla semplice illogicità della motivazione sono spesso inammissibili.
- Per contrastare efficacemente accuse basate su fatture inesistenti, è determinante fornire prove concrete dell'effettivo esborso e della natura determinabile del costo (pagamenti tracciabili, documentazione integrativa, evidenze che le fatture non provenivano da "cartiere").
- Le conversazioni intercettate possono essere utilizzate per ricostruire il modus operandi e il prezzo del servizio (es. percentuali corrisposte per false fatturazioni), ma non sono l'unico elemento che il giudice può valutare: la valutazione complessiva degli atti resta determinante.
- Le doglianze generiche che non confutano specificamente la ricostruzione fattuale del giudice del riesame sono destinate a essere dichiarate inammissibili; i motivi devono confrontarsi con i passaggi logici-giuridici essenziali del provvedimento impugnato.
- Quando si opera tramite intermediari (es. acquistare da un intermediario che poi emette fatture), la consapevolezza o la partecipazione al circuito di fatturazioni fittizie può comportare responsabilità anche per l'acquirente, se emerge adesione al pactum sceleris o modalità sistematiche di copertura fiscale.
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