Cassazione Penale, Sentenza n. 15691/2026 del 30/04/2026
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione dell'ordinanza del 06/08/2025 del Tribunale del Riesame di Matera che aveva rigettato l'istanza di riesame avverso il decreto di sequestro probatorio (862 confezioni, complessivi gr. 1.998, di "cannabis light") operato il 15/07/2025. I ricorrenti hanno dedotto violazione di legge e illegittimità costituzionale della legge n. 242/2016 come novellata dal d.l. n. 48/2025 (art. 18), sostenendo che la novella avrebbe equiparato le infiorescenze di canapa alle sostanze stupefacenti e che tale disciplina sarebbe in contrasto con il diritto dell'Unione (artt. 34 e 36 TFUE) e con le pronunce della CGUE (es. Kanavape e Biohemp). Hanno dunque chiesto la disapplicazione della norma e l'annullamento del sequestro.
La decisione
La Corte ha dichiarato i ricorsi inammissibili e, in via subordinata, manifestamente infondati. Ha ritenuto che il Tribunale del Riesame abbia correttamente ricostruito il quadro normativo e motivato la decisione: la novella del d.l. 48/2025 (art. 18) ha introdotto il divieto di importazione, detenzione e commercializzazione delle infiorescenze di canapa e dei prodotti contenenti tali infiorescenze; il rapporto tra DPR 309/1990 e la legge 242/2016 resta quello di regola/deroga e la commercializzazione al dettaglio non espressamente consentita può integrare reato salvo che il prodotto sia, in concreto, privo di efficacia drogante (principio di offensività). Nel caso concreto i campioni analizzati presentavano THC tra 0,42% e 0,70%, elemento che ha soddisfatto la verifica del fumus del reato e giustificato il sequestro probatorio (necessario per accertamenti tecnici ulteriori e potenziale confisca). La Corte ha inoltre ritenuto non manifestamente fondate le questioni di legittimità costituzionale e non ha accolto la disapplicazione per contrasto con il diritto UE, ritenendo che gli Stati membri possano limitare la libera circolazione per ragioni di salute pubblica purché le misure siano proporzionate. Conseguenze processuali: inammissibilità dei ricorsi, condanna al pagamento delle spese processuali e liquidazione di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende.
Norme richiamate
d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309 (Testo Unico stupefacenti), art. 73
Norma penale di riferimento per i reati relativi a sostanze stupefacenti: la commercializzazione di derivati della coltivazione della cannabis può integrare reato ai sensi dell'art. 73 salvo che il prodotto sia concretamente privo di efficacia drogante (principio di offensività).
Legge 2 dicembre 2016, n. 242 (disciplinante la coltivazione di canapa)
Norma originaria che legalizzava specifiche attività agricole relative a varietà ammesse; la Corte ha ritenuto che la legge sia da leggere come deroga settoriale alla regola penale e non come autorizzazione generale alla commercializzazione delle infiorescenze.
Decreto-legge 6/05/2025, n. 48 (cd. "Decreto Sicurezza"), art. 18 (modifiche alla legge 242/2016)
testo contenente l'inserimento dei commi 3-bis agli artt. 1 e 2 della legge 242/2016 (divieto di importazione, cessione, commercio e consegna delle infiorescenze di canapa e prodotti contenenti tali infiorescenze)
La Corte ha ritenuto la novella idonea a vietare la commercializzazione delle infiorescenze e ha considerato la scelta del legislatore rientrante nella discrezionalità politica-penale, giustificata dalla finalità di tutela della salute pubblica e della sicurezza, salvo il controllo concreto della offensività del prodotto.
Codice di procedura penale, art. 325 (ricorso per cassazione avverso provvedimenti cautelari reali)
Fondamento procedurale del ricorso: la Cassazione ha richiamato i limiti di ammissibilità del ricorso per violazione di legge e la necessità di specificità nei motivi rispetto al provvedimento impugnato; ha ritenuto il motivo generico e non confrontato con le argomentazioni del giudice del riesame.
Trattato sul Funzionamento dell'Unione Europea, artt. 34 e 36 TFUE
Principio di libera circolazione delle merci e possibilità di limitazioni per ragioni di salute pubblica o ordine pubblico, con il vincolo del principio di proporzionalità: la Corte ha ritenuto che la normativa nazionale possa essere compatibile purché le restrizioni siano proporzionate.
Sentenza Corte di Giustizia UE, causa C-663/18 (Kanavape)
La CGUE ha stabilito che gli artt. 34 e 36 TFUE ostano a una normativa nazionale che vieta la commercializzazione del CBD legalmente prodotto in un altro Stato membro, salvo che la normativa sia idonea e proporzionata a tutelare la salute pubblica
La Corte ha richiamato il principio di proporzionalità sancito dalla CGUE: pur rispettando la pronuncia, il giudice nazionale può ritenere compatibile la normativa nazionale se il divieto è mirato e proporzionato alla tutela della salute pubblica.
Sentenza Corte di Giustizia UE, causa C-793/22 (Biohemp)
Citata come sopravvenienza giurisprudenziale europea rilevante; la Corte di legittimità ha preso atto delle pronunce comunitarie ma ritenuto che non impongano la disapplicazione automatica della norma nazionale nel caso concreto.
Sez. U. Corte di Cassazione, n. 30475 del 30/05/2019 (Castignani)
"La cessione, la vendita e, in genere, la commercializzazione al pubblico dei derivati della coltivazione di cannabis sativa L., quali foglie, inflorescenze, olio e resina, integrano il reato di cui all'art. 73 d.P.R. 309/1990, anche a fronte di un contenuto di THC inferiore... salvo che tali derivati siano, in concreto, privi di ogni efficacia drogante o psicotropa"
Principio di riferimento: la commercializzazione può essere penalmente rilevante anche con THC basso, a meno che non sia dimostrata la totale assenza di efficacia drogante; la Corte ha ritenuto questo principio ancora applicabile dopo la novella.
Massime di principio
- La vendita al dettaglio di infiorescenze di canapa può essere ritenuta penalmente rilevante anche se il contenuto di THC è sotto certe soglie: la rilevanza penale dipende dalla valutazione concreta dell'efficacia drogante (principio di offensività).
- Un sequestro probatorio è giustificato quando i beni costituiscono corpo del reato o sono necessari per accertamenti (in particolare accertamenti tecnici/irripetibili): percentuali di THC apprezzabili nei campioni rafforzano il fumus commissi delicti.
- Le censure basate su presunte illegittimità costituzionali o incompatibilità con il diritto UE rischiano di essere dichiarate inammissibili se non affrontano specificamente e in modo motivato le argomentazioni già svolte dal giudice di merito.
- Il giudice nazionale deve valutare la compatibilità della normativa interna con il diritto UE con il principio di interpretazione "adeguatrice"; però, la disapplicazione automatica della norma nazionale non è dovuta quando esiste una plausibile interpretazione conforme e quando lo Stato può giustificare restrizioni proporzionate per salute pubblica.
- In casi analoghi, per difendere la legittimità dell'attività commerciale, è strategico documentare e provare, con perizie tecniche, l'assenza di efficacia drogante dei prodotti (analisi sui cannabinoidi, studi tossicologici, limiti di THC) e formulare argomentazioni specifiche e circostanziate rispetto alle motivazioni del giudice di merito.
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