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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 7565/2022 del 02/03/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione della condanna per diffamazione (art. 595, comma 1, c.p.) per missive inviate al Consiglio dell'Ordine degli Avvocati di Trapani e all'Unione delle Camere Penali; i motivi di ricorso includevano: (i) nullità per omesso avviso di deposito della sentenza del Giudice di Pace (violazione art. 32 d.lgs. 274/2000); (ii) incompetenza ratione materiae del Giudice di Pace rispetto a una modifica temporanea dell'imputazione con aggravante (art. 595, comma 3); (iii) nullità per notifiche irregolari dei verbali di udienza che avevano modificato l'imputazione; (iv) violazione del diritto di astensione del difensore per adesione ad uno sciopero forense; (v) questioni di merito: insussistenza del fatto, legittimo esercizio del diritto di critica e scriminante putativa (art. 51 c.p.), inutilizzabilità delle dichiarazioni dei testi e applicazione dell'art. 599, comma 2 (causa di non punibilità).

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato le eccezioni processuali relative a notifica dell'avviso di deposito (ritenute sanate dalla tempestiva impugnazione e dall'effettivo svolgimento del mandato difensivo), ha dichiarato inammissibili per carenza di interesse le censure sulla presunta incompetenza ratione materiae e sulle notifiche dei verbali concernenti l'aggravante (dato che la condanna definitiva è per la fattispecie non aggravata), e ha respinto l'eccezione sull'astensione. Quanto al merito, la Corte ha ritenuto che l'imputato abbia ragionevolmente frainteso un gesto dell'Avv. Sugamele e che operi la scriminante putativa ex art. 51 c.p.; pertanto ha annullato senza rinvio la sentenza impugnata perché "il fatto non costituisce reato".

Norme richiamate

  • art. 595 cod. pen.

    Riferimento alla fattispecie di diffamazione: la Corte conferma che il contenuto delle missive poteva essere lesivo, ma l'accertamento dell'elemento soggettivo e del contesto ha portato all'esclusione della responsabilità penale nel caso concreto.

  • art. 51 cod. pen.

    Ricognizione della scriminante putativa: la Corte ha ritenuto che l'imputato abbia agito in errore sul fatto, con convinzione ragionevole che il gesto fosse offensivo, sicché il fatto è non punibile nella forma putativa.

  • art. 59, comma 4 cod. pen.

    Richiamato in relazione all'esercizio del diritto di critica: la sentenza conferma che l'ambito e le modalità della critica devono essere valutati nel contesto, contribuendo a escludere il reato in presenza di errore putativo ragionevole.

  • art. 32 d.lgs. n. 274/2000

    Norma sul termine per il deposito della decisione del Giudice di Pace: l'omesso avviso di deposito configura nullità ma può essere sanata quando il difensore impugna tempestivamente e l'imputato ha avuto conoscenza e conferito mandato.

  • art. 183 cod. proc. pen.

    Principio della sanatoria per il raggiungimento dello scopo: la Corte ha applicato la giurisprudenza che consente la sanatoria della nullità dell'avviso di deposito se l'impugnazione è tempestiva e attinente al provvedimento.

  • art. 130 cod. proc. pen.

    Richiamato rispetto alla correzione del capo d'imputazione: la Corte ha ritenuto irrilevante la precedente modifica che avrebbe dovuto trasferire gli atti, dato che l'imputazione definitiva non comprendeva l'aggravante e le censure sono prive di interesse concreto.

  • art. 599, comma 2 cod. pen.

    Esaminata la possibile causa di non punibilità invocata dagli imputati, la Corte non l'ha ritenuta applicabile al caso concreto a favore dell'imputato, preferendo la qualificazione della scriminante putativa.

Massime di principio

  • L'omessa notifica dell'avviso di deposito può essere sanata se il difensore propone tempestivamente impugnazione e l'imputato ha effettivamente avuto conoscenza del provvedimento e conferito mandato: valutare sempre la conoscenza reale e l'attività difensiva successiva.
  • Le censure su modifiche della imputazione e su presunte incompetente ratione materiae possono essere inammissibili per carenza di interesse se la condanna definitiva riguarda una fattispecie meno grave rispetto a quella temporaneamente contestata.
  • L'adesione dell'avvocato ad uno sciopero/astensione non è automaticamente rilevante se contrasta con il principio di regolarità dell'amministrazione della giustizia; verificare le deliberazioni locali e i termini fra astensioni per valutarne l'efficacia.
  • La scriminante putativa ex art. 51 c.p. è applicabile quando l'agente ha una convinzione errata ma ragionevole sull'assenza di offensività di un fatto o sulla sua natura; in tali casi il fatto può risultare non punibile.
  • Le dichiarazioni testimoniali che esprimono impressioni o percezioni su gesti in udienza possono essere utilizzate, purché la ricostruzione complessiva del contesto consenta di valutare oggettivamente la materialità e la possibile duplice interpretazione del gesto.
  • Le comunicazioni scritte che denigrano un collega possono integrare il reato di diffamazione se intrinsecamente lesive; tuttavia la valutazione della punibilità richiede l'analisi congiunta dell'intento, del contesto e della buona fede/errore dell'autore.

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