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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 27181/2022 del 13/07/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza che confermava la custodia in carcere per plurimi episodi di illecita cessione di stupefacenti (art. 73 d.P.R. 309/90), deducendo vizi di motivazione e violazione di norme processuali (artt. 274, 275, 285 e 292 c.p.p.) in relazione all'attualità e concretezza del pericolo di reiterazione e all'adeguatezza della misura cautelare. La difesa ha sostenuto che il ricorrente aveva cessato le condotte, aveva cambiato vita avviando un lavoro regolare e che la misura poteva essere sostituita con gli arresti domiciliari in provincia di Livorno, luogo distante dal contesto di spaccio.

La decisione

La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile perché manifestamente infondato e generico. Ha ritenuto adeguata e completa la motivazione del Tribunale che aveva evidenziato la sistematicità e consistenza delle condotte (21 episodi di spaccio, alcuni con rinvenimento di stupefacente), l'operare in una nota 'piazza di spaccio' con altri soggetti, la significativa persistenza temporale delle attività (indizio di abitualità) e la biografia criminale del Tramparulo (precedenti, misure carcerarie e domiciliari pregresse, evasioni, violazioni di misure di prevenzione). Tali elementi hanno determinato la sussistenza del concreto pericolo di reiterazione e l'insufficienza di misure alternative, compresi gli arresti domiciliari in Livorno e il controllo elettronico, anche in ragione della trascorsa refrattarietà all'autocontrollo. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato alle spese processuali e al versamento di 3.000 euro alla cassa delle ammende (art. 616 c.p.p.).

Norme richiamate

  • art. 73 d.P.R. 309/90

    Norma che punisce l'illecita cessione di sostanze stupefacenti: la condotta contestata riguarda plurime cessioni di hashish, marijuana e cocaina nel periodo dicembre 2020 - marzo 2021.

  • artt. 274, 275, 285 e 292 c.p.p.

    Richiamati dalla difesa nella censura sulla motivazione e sul rispetto delle norme processuali; la Corte ha ritenuto le censure generiche e ha giudicato adeguata la motivazione dei giudici della cautela in ordine all'attualità e concretezza del pericolo di reiterazione.

  • art. 616, comma 1, c.p.p.

    Prevede la condanna alle spese processuali e l'obbligo di versamento di una somma alla cassa delle ammende in caso di ricorso inammissibile o manifestamente infondato; applicata ai fini della condanna pecuniaria di 3.000 euro.

  • art. 94 c.p.p.

    Richiamato per gli adempimenti di cancelleria a seguito della decisione (menzione formale nell'atto di chiusura della sentenza).

Massime di principio

  • La ripetizione sistematica nel tempo di episodi di spaccio, soprattutto se documentata da sequestri e inserita in una 'piazza di spaccio', costituisce elemento forte per ritenere concreto il pericolo di reiterazione.
  • Una dichiarazione di 'cambio di vita' o l'avvio di attività lavorativa non è sufficiente, se non adeguatamente dimostrata e compatibile con la valutazione del profilo biografico e delle condotte pregresse.
  • La presenza di precedenti penali, violazioni di misure cautelari o di prevenzione e comportamenti di evasione aggravano il giudizio sulla affidabilità dell'autocontrollo e rendono meno idonee le misure alternative al carcere.
  • La mera proposta di misure alternative (arresti domiciliari in luogo distante, controllo elettronico) può essere rigettata se il giudice ritiene che non garantiscano la tutela delle esigenze cautelari sulla base del profilo personale e dei contesti criminosi emersi negli atti.
  • Per impugnare con successo una misura cautelare occorrono censure specifiche e documentate; argomentazioni generiche sulla carenza di motivazione sono spesso insufficienti.
  • Il giudizio di adeguatezza della misura cautelare è rimesso alla valutazione del giudice della cautela e della successiva verifica, che richiedono motivazioni complete, coerenti e puntuali; la Cassazione tende a confermare valutazioni ben motivate.

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