Cassazione Penale, Sentenza n. 41847/2024 del 13/11/2024
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Il ricorrente impugnava l'ordinanza che aveva confermato la misura cautelare della custodia in carcere per il reato di tentata estorsione aggravata in concorso. Sosteneva violazione degli artt. 629 e 640 c.p., deducendo che il fatto fosse da qualificare come truffa aggravata (art. 640 comma 2 n.2) poiché gli artifici e i raggiri avrebbero ingenerato nelle persone offese il timore di un pericolo immaginario (denuncia per false attestazioni), anziché una minaccia concreta e proveniente dall'agente.
La decisione
La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per aspecificità e per essere una reiterazione di una rilettura in fatto delle risultanze istruttorie; ha confermato che il Tribunale ha correttamente motivato la qualificazione del fatto come estorsione, rilevando che il ricorrente, fingendosi Carabiniere, aveva prospettato alle vittime un male (perquisizione e denuncia) come certo e riconducibile a lui, configurando così coercizione. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali ai sensi dell'art. 616 c.p.p. e al versamento, in via equitativa, di 3.000 euro alla cassa delle ammende; la cancelleria è stata incaricata degli adempimenti di legge.
Norme richiamate
art. 629 c.p.
Riferito come la norma che disciplina l'estorsione; la Corte conferma che si applica quando il male viene prospettato come certo e attribuito direttamente o indirettamente all'agente, determinando coartazione della vittima.
art. 640 c.p.
Riferito come la norma che disciplina la truffa; la Corte richiama l'orientamento secondo cui la truffa ricorre quando il male è ventilato come possibile/eventuale e non proveniente dall'agente, inducendo la vittima in errore senza coartarla.
art. 616 c.p.p.
Applicato per giustificare la condanna del ricorrente al pagamento delle spese del procedimento.
art. 94 disp. att. c.p.p.
Richiamato per gli adempimenti di cancelleria a seguito della pronuncia.
Sentenza Corte Costituzionale n. 186 del 13/06/2000
Richiamata per motivare la statuizione sulla somma equitativamente determinata (3.000 euro) a titolo di ammenda, riconoscendo l'assenza di colpa grave nella determinazione dell'inammissibilità ma comunque giustificando l'ammenda.
Massime di principio
- Distinzione truffa vs estorsione: se la minaccia viene prospettata come possibile e non riconducibile all'agente si tende a configurare la truffa; se il male è presentato come certo e attribuito all'agente (o ad altri riconducibili a lui) si configura l'estorsione.
- In sede di cassazione non è ammessa una rilettura in fatto delle prove: i ricorsi che ripropongono valutazioni probatorie già compiute dal giudice di merito sono inammissibili per aspecificità e reiterazione.
- Il ricorrente deve confrontarsi puntualmente con le argomentazioni motivazionali contenute nell'ordinanza impugnata; argomentazioni generiche o apodittiche comportano il rigetto per inammissibilità.
- Le misure cautelari confermate con motivazione sulla concreta capacità di coartare la vittima possono essere avallate in Cassazione se la qualificazione giuridica e la valutazione fattuale sono state adeguatamente motivate.
- Rischi processuali di ricorsi infondati: condanna alle spese e possibilità di sanzione economica (cassa delle ammende) anche se non emerge colpa grave, se il ricorso è ritenuto inammissibile per i motivi indicati.
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