Cassazione Penale, Sentenza n. 30914/2022 del 09/08/2022
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Il ricorrente ha impugnato l'ordinanza del Magistrato di sorveglianza del 18/07/2019 che aveva dichiarato inammissibile il ricorso per ottemperanza promosso ai sensi dell'art.35-bis Ord. pen. con riferimento all'ordinanza del 29/01/2015 che riconosceva il diritto, pur sotto regime ex art.41-bis, a fruire in alternativa al colloquio mensile di un'ora del prolungamento del colloquio successivo per due ore (art.37, comma 10, d.P.R. n.230/2000). Il punto controverso è che l'ordinanza del 2015 era stata emessa quando il Guarino era ristretto nella Casa circondariale di Cuneo, mentre il ricorrente denunciava la mancata esecuzione dopo il trasferimento nella Casa di reclusione di Milano Opera, chiedendo l'ottemperanza del provvedimento originario nei confronti del personale del nuovo istituto.
La decisione
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso rilevandone l'infondatezza e confermando l'inammissibilità dell'istanza di ottemperanza. Ha ritenuto corretta la valutazione del Magistrato di sorveglianza che ha osservato come il procedimento di ottemperanza ex art.35-bis sia funzionalmente connesso al giudizio di cognizione che ha emesso la pronuncia e produca effetti limitati alle parti e all'istituto penitenziario cui la pronuncia era diretta; non è quindi ammessa una "otteneranza" generale o "obliqua" che estenda gli obblighi di esecuzione a diverso personale o a diverso istituto. La Corte ha inoltre richiamato precedenti giurisprudenziali in senso conforme. Conseguentemente il ricorso è stato rigettato e il ricorrente condannato al pagamento delle spese processuali.
Norme richiamate
art.35-bis Ord. pen.
Il procedimento di ottemperanza disciplinato da questa norma è prosecuzione funzionale del giudizio di cognizione; presuppone la mancata esecuzione da parte dell'Amministrazione penitenziaria del provvedimento emesso dal magistrato di sorveglianza e i suoi effetti sono limitati alle parti e all'istituto cui la pronuncia era diretta, senza ammettere domande di novità o estensioni verso altri istituti.
art.37 d.P.R. n.230/2000
Disciplina le modalità dei colloqui per i detenuti sottoposti a particolari regimi, prevedendo l'alternativa tra il colloquio mensile di un'ora e il prolungamento del colloquio successivo per due ore alle condizioni indicate; la sentenza aveva riconosciuto questo diritto ma l'ottemperanza va valutata rispetto all'istituto cui la decisione era indirizzata.
art.41-bis Ord. pen.
Richiamato per la contestualizzazione del regime detentivo speciale del ricorrente (rilevante ai fini pratici del diritto al colloquio), ma non altera il principio per cui l'ottemperanza è limitata all'istituto destinatario del provvedimento originario.
art.606 cod. proc. pen.
comma 1, lett. a) e lett. b)
Norma sulle ipotesi di ricorso per cassazione; indica i motivi invocati dal ricorrente (violazione di legge e motivi attinenti alla ricostruzione giuridica contestata) ma non muta i requisiti di ammissibilità dell'azione di ottemperanza.
art.616 cod. proc. pen.
Norma che consente la condanna alle spese processuali; applicata dalla Corte per imputare al ricorrente le spese del giudizio cassazionale a seguito del rigetto.
Massime di principio
- Il rito di ottemperanza ex art.35-bis Ord. pen. riguarda la mancata esecuzione di un provvedimento del magistrato di sorveglianza e costituisce una continuazione del giudizio originario: non può essere utilizzato per introdurre domande nuove o ottenere esecuzioni "generalizzate" verso altri istituti.
- Per chiedere l'ottemperanza è necessario che il provvedimento inadempiuto sia diretto all'istituto o al personale contro cui si agisce; un trasferimento del detenuto in altro istituto di norma implica l'impossibilità di ottenere l'ottemperanza "automatica" del precedente provvedimento nei confronti del nuovo istituto.
- In caso di trasferimento, il detenuto che ritenga non eseguito un suo diritto deve promuovere specifica iniziativa nei confronti dell'istituto attuale (ad es. nuovo reclamo giurisdizionale dinanzi al magistrato di sorveglianza competente per quel luogo) piuttosto che basarsi su un'ottemperanza verso un provvedimento indirizzato ad altro istituto.
- Il magistrato competente a disporre l'ottemperanza è quello che ha emesso l'originario provvedimento; se l'esecuzione riguarda atti o persone diverse occorre valutare la competenza e la titolarità dell'obbligo di esecuzione prima di avviare il procedimento.
- Dal punto di vista processuale, le istanze di ottemperanza devono limitarsi a contestare la mancata esecuzione e non sono idonee a rimettere in discussione il contenuto sostanziale della pronuncia originaria.
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