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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 16694/2023 del 19/04/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugna la sentenza della Corte d'appello di Messina che, accogliendo l'appello del Procuratore Generale, lo ha ritenuto colpevole del reato di invasione di suolo pubblico (art. 633 c.p.) e reati connessi (art. 639-bis c.p.). Il ricorrente deduce vizio di motivazione e travisamento delle foto prodotte in appello, sostenendo che i materiali rilevati al primo sopralluogo non compaiono nelle foto prodotte in Corte d'appello; contesta che i materiali fossero idonei a integrare l'invasione di suolo pubblico perché non stabilmente collegati al suolo e furono poi rimossi; denuncia altresì che la Corte avrebbe fondato la condanna su un fatto non contestato (una presunta colata di cemento che avrebbe inglobato un albero) in violazione dell'art. 521 c.p.p.

La decisione

La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. Il Supremo Collegio ritiene che dal compendio fotografico e dagli atti emergesse l'occupazione permanente del sedime stradale con auto, carcasse, pneumatici e altri materiali e la realizzazione di opere abusive che invadono il demanio. La Corte d'appello ha correttamente rinnovato l'istruttoria e valutato la persistenza dell'occupazione, qualificandola come reato di natura permanente poiché ha limitato il godimento della strada da parte degli altri utenti; pertanto il termine di prescrizione decorre dalla cessazione dell'occupazione e non era intervenuta alla data della sentenza impugnata. Sentenza confermata nella sostanza; ricorrente condannato al pagamento delle spese processuali e della somma di Euro 1.000,00 alla Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • articolo 633 codice penale

    La Corte ha interpretato l'art. 633 c.p. come integrato dall'arbitraria invasione del terreno demaniale tramite l'accatastamento di materiali e l'occupazione permanente della sede stradale, sottraendola alla sua destinazione naturale; si tratta di reato a struttura permanente, con decorrenza della prescrizione dal momento della cessazione dell'occupazione.

  • articolo 639-bis codice penale

    Richiamato congiuntamente all'art. 633 per qualificare le condotte consistenti nella realizzazione di opere abusive e nell'invasione del demanio; la Corte ne ha fatto riferimento per delineare il quadro sanzionatorio e la gravità delle opere invasive.

  • articolo 521 codice di procedura penale

    Richiamato dal ricorrente per censurare la decisione basata su un fatto non contestato (la colata di cemento). La Corte di Cassazione ha ritenuto infondata la censura perché la condotta decisiva ai fini della condanna era adeguatamente provata e rientrava nell'ambito delle contestazioni e degli accertamenti, sicché non è emersa una violazione tale da far dichiarare la sentenza viziata.

Massime di principio

  • La documentazione fotografica, se chiara e congruamente acquisita agli atti, può prova­re l'occupazione permanente di suolo pubblico e giustificare una condanna per invasione del demanio.
  • L'invasione di suolo pubblico ai sensi dell'art. 633 c.p. si realizza anche tramite l'accatastamento di materiali che limitano l'uso pubblico della strada; la persistenza nel tempo configura la natura permanente del reato e determina la decorrenza della prescrizione dal momento della cessazione dell'occupazione.
  • La rimozione successiva dei materiali non annulla automaticamente la responsabilità se l'occupazione si è protratta per un periodo significativo: occorre valutare la durata e l'impatto sull'uso pubblico.
  • Una censura per 'fatto non contestato' è rilevante solo se la decisione si fonda esclusivamente su elementi estranei all'imputazione; se gli elementi qualificanti della condotta erano già oggetto di contestazione o emergono dagli atti, la condanna può reggere.
  • In sede di impugnazione, il travisamento delle prove fotografiche va documentato con elementi precisi che dimostrino l'errore di valutazione (es. comparazione temporale definitiva delle immagini, attestazioni di assenza dei materiali nelle date rilevanti).
  • La Corte d'appello può rinnovare l'istruttoria e valutare nuovamente le prove di fatto; le decisioni di merito sono difficilmente rimesse in discussione in Cassazione se risultano motivate e supportate dalla documentazione.

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