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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 15954/2024 del 17/04/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorrente impugnava l'illegalità della confisca di 815 euro disposta dal Tribunale ai sensi dell'art. 240 cod. pen., contestando la mancanza di una motivazione adeguata che colleghi in termini causali la somma all'attività illecita. Il Tribunale aveva motivato la confisca richiamando genericamente le "circostanze" (comportamento di fuga, getto di 19,1 g di cocaina suddivisa in 48 involucri, presenza nel parco), ma senza indicare elementi concreti che dimostrassero che la somma fosse provento dell'attività di spaccio; inoltre la sentenza aveva inquadrato il fatto come detenzione a fini di spaccio e non come cessione, circostanza che richiede maggiori elementi per ritenere che il denaro costituisca profitto del reato.

La decisione

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso. Ha annullato la sentenza impugnata limitatamente alla confisca del denaro (815 euro) per carenza della motivazione circa il nesso causale tra la somma e l'attività illecita, e ha disposto il rinvio al Tribunale di Milano per un nuovo giudizio sul punto in diversa persona fisica. Per il resto la sentenza di primo grado (applicazione della pena di 10 mesi di reclusione e 1.000 euro di multa ai sensi dell'art. 444 c.p.p. per il reato di cui all'art. 73, comma 5, d.P.R. 309/1990) è rimasta impregiudicata. Il Pubblico Ministero aveva chiesto annullamento senza rinvio limitatamente alla confisca, ma la Corte ha invece disposto l'annullamento con rinvio.

Norme richiamate

  • art. 444 cod. proc. pen.

    applicazione della pena ai sensi dell'art. 444 c.p.p. (patteggiamento)

    norma che consente l'applicazione concordata della pena su richiesta delle parti; nel caso descrive il rito usato per la pronuncia della pena ma non autorizza automaticamente la confisca senza motivazione specifica

  • art. 73, comma 5, d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309

    delitto contestato: art. 73, comma 5 (illecito connesso alla detenzione di sostanze stupefacenti a fini di spaccio)

    norma che incrimina la detenzione a fini di spaccio; la qualificazione della condotta come detenzione (e non come cessione) influisce sul tipo e sulla forza delle prove necessarie per ritenere che somme confiscate siano provento del reato

  • art. 240 cod. pen.

    regole sulla confisca dei proventi o delle cose utilizzate per commettere il reato

    la confisca non è automatica: occorre motivare adeguatamente, fornendo elementi che colleghino in termini causali la somma al reato (es. evidenza di profitto, correlazione temporale o fattuale); motivazione generica basata su "circostanze" non è sufficiente

Massime di principio

  • La confisca di somme denaro va motivata indicando elementi concreti che colleghino il denaro al reato (nesso causale o profitto): non è misura automatica.
  • La qualificazione del fatto (detenzione a fini di spaccio vs cessione) incide sul livello probatorio richiesto per ritenere che il denaro sia provento: se non vi sono prove di cessione o transazione, la confisca richiede supporti probatori più stringenti.
  • Circostanze generiche come la fuga, il ritrovamento di stupefacente e la presenza di denaro non bastano da sole a giustificare la confisca se il giudice non esplicita il collegamento causale tra somma e reato.
  • Se la motivazione sulla confisca è carente, la Cassazione può annullare la misura limitatamente a quel punto e disporre il rinvio per un nuovo giudizio sul tema (spesso con diversa composizione del collegio).
  • Per ottenere la confisca il pubblico ministero e il giudice devono puntare su elementi probatori aggiuntivi (es. documentazione di scambi, testimoni di compravendita, packaging tipico per la vendita, grosse somme incompatibili con reddito leciti, riscontri bancari) che colleghino il denaro al profitto illecito.

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