Sentenza n. 9987/2026 - Roma, Sezione 3B
per l'annullamento - del silenzio serbato dall’Amministrazione in ordine alla istanza di riconoscimento dell'abilitazione all'insegnamento conseguita in Spagna, concretizzatosi in silenzio inadempimento da parte dell'Amministrazione resistente, che non ha ritenuto di dover provvedere entro il termine di 120 giorni dalla presentazione della medesima istanza; nonché per l'ordine, a carico dell'Amministrazione, ad adempiere al proprio obbligo di valutazione della domanda e dei titoli correlati, al fine dell'adozione del provvedimento di riconoscimento conseguente.
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: silenzio-inadempimento sull'istanza di riconoscimento dell'abilitazione all'insegnamento conseguita in Spagna
Esito
Favorevole al ricorrente (docente abilitata all'estero)
Prevale il privato
La controversia
La ricorrente ha chiesto il riconoscimento in Italia dell'abilitazione all'insegnamento conseguita in Spagna. Ha dedotto l'inerzia del Ministero dell'Istruzione e del Merito, che non ha adottato alcun provvedimento entro il termine di 120 giorni dalla presentazione dell'istanza, chiedendo l'accertamento dell'obbligo di provvedere e l'ordine all'amministrazione di concludere il procedimento con un provvedimento espresso.
La decisione
Il TAR ha accolto il ricorso nei limiti indicati in motivazione, accertando la sussistenza del silenzio-inadempimento. Il giudice ha ritenuto integrati i presupposti dell'azione avverso il silenzio: l'esistenza di un obbligo dell'amministrazione di provvedere su un'istanza privata, la titolarità in capo alla ricorrente di una situazione giuridica legittimante e la scadenza del termine per la conclusione del procedimento. Ha precisato che, presentata una formale istanza, l'amministrazione deve comunque concludere il procedimento anche qualora ritenga la domanda irricevibile, inammissibile, improcedibile o infondata, salvo il limite delle istanze manifestamente pretestuose. Ha quindi ordinato al Ministero di adottare un provvedimento espresso entro 120 giorni dalla comunicazione amministrativa o dalla notificazione della sentenza, se anteriore. In caso di ulteriore inerzia, è stato nominato commissario ad acta il dirigente generale della direzione competente, senza facoltà di delega e senza compenso, con un ulteriore termine di 120 giorni. Il Ministero è stato condannato al pagamento di 1.500 euro oltre accessori per spese di lite.
Norme richiamate
l. 241/1990
Il termine generale previsto dalla legge è richiamato quale termine decorso inutilmente, determinando l'obbligo dell'amministrazione di concludere il procedimento.
art. 2 l. 241/1990
La pubblica amministrazione deve concludere il procedimento mediante l'adozione di un provvedimento espresso entro il termine previsto, anche quando ritenga la domanda irricevibile, inammissibile, improcedibile o infondata, salvo i casi limite di palese pretestuosità.
Massime di principio
- La presentazione di un'istanza privata che attivi un procedimento amministrativo, unita alla titolarità di una situazione giuridica legittimante e alla scadenza del termine di conclusione, impone all'amministrazione di adottare un provvedimento espresso; l'inerzia è configurabile come silenzio-inadempimento.
- L'amministrazione non può restare inerte sostenendo che l'istanza sia irricevibile, inammissibile, improcedibile o infondata: deve comunque concludere il procedimento con un provvedimento espresso, salvo il caso limite di una domanda palesemente pretestuosa.
- In caso di accertata inerzia, il giudice amministrativo può ordinare all'amministrazione di provvedere entro un termine determinato e nominare sin dalla sentenza un commissario ad acta, destinato a intervenire in caso di perdurante inottemperanza.
- La nomina del commissario ad acta può riguardare il dirigente generale dell'amministrazione competente, con obbligo di provvedere personalmente, senza facoltà di delega e senza diritto a compenso.
Come è indicizzato
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