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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 36004/2023 del 29/08/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione avverso la sentenza del Tribunale di Perugia del 03/10/2022 per la condanna ai sensi dell'art. 256, comma 1 lett. a, del d.lgs. n. 152/2006 in relazione allo smaltimento e stoccaggio illecito di rifiuti ceramici. Il ricorrente deduceva errata applicazione degli artt. 131‑bis, 132 e 133 c.p. e vizio di motivazione per il mancato riconoscimento della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto e per la determinazione della pena, sostenendo che non erano state adeguatamente valutate la sua personalità (incensuratezza), la natura e il quantitativo minimo dei materiali, la condotta gestionale dell'azienda, l'inserimento sociale quale cittadino straniero e l'occasionalità del fatto.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per manifesta infondatezza. Ha ritenuto non censurabile il calcolo della pena (attenuanti generiche riconosciute nella misura massima di un terzo sulla pena base di 3.000 euro, con pena definitiva di 2.000 euro di ammenda) e ha confermato il mancato riconoscimento della particolare tenuità del fatto perché le condotte erano plurime, reiterate e collegate all'esercizio dell'attività professionale, la violazione era in corso al momento del controllo e il quantitativo dei rifiuti non era di scarsa rilevanza. Inoltre la fattispecie è qualificata come reato permanente, che esclude l'applicabilità della causa di non punibilità per tenuità finché la permanenza non sia cessata. Per tali ragioni il ricorso è stato dichiarato inammissibile e il ricorrente è stato condannato alle spese processuali, al pagamento della somma di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende (in via equitativa) e agli oneri di cui all'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • d.lgs. n. 152/2006, art. 256 comma 1 lett. a

    Norma impiegata per contestare lo smaltimento e l'avvio allo smaltimento non autorizzato di rifiuti; la Corte conferma la configurabilità del reato per il conferimento e lo stoccaggio di scarti di ceramica oltre i limiti normativi

  • d.lgs. n. 152/2006, art. 183 comma 1 lett. bb)

    Riferimento alla classificazione dei rifiuti e alle prescrizioni temporali per il trattamento; utilizzata dalla sentenza di merito per qualificare l'illiceità della gestione dei rifiuti

  • d.lgs. n. 152/2006, art. 185‑bis comma 2 lett. b)

    Norma richiamata in relazione agli obblighi di tenuta e gestione dei rifiuti; la violazione è stata considerata nella motivazione del Tribunale di Perugia

  • codice penale, art. 131‑bis

    Causa di esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto; la Corte ha confermato il diniego perché la condotta era reiterata, connessa all'attività professionale e in corso (reato permanente), elementi che escludono l'applicabilità della norma

  • codice penale, art. 132

    Disposizioni sulla determinazione della pena; la Corte ha ritenuto corretta l'applicazione delle attenuanti generiche e la determinazione della pena pecuniaria operata dal Tribunale

  • codice penale, art. 133

    Criteri per la determinazione del fatto e della pena; la Corte ricorda che per la valutazione della particolare tenuità non è necessaria l'analisi di tutti gli elementi previsti dall'art. 133, bastando l'indicazione di quelli ritenuti rilevanti dal giudice di merito

  • codice di procedura penale, art. 616

    Disciplina dell'onere delle spese per il ricorso dichiarato inammissibile; la Corte ha disposto che il ricorrente sostenga le spese del procedimento

  • Corte Costituzionale, sentenza n. 186/2000

    Citazione utilizzata per giustificare l'attribuzione della somma equitativa alla Cassa delle ammende, rilevando l'assenza di colpa grave nella determinazione della causa di inammissibilità del ricorso

Massime di principio

  • La causa di non punibilità per particolare tenuità (art. 131‑bis c.p.) non si applica se la condotta è plurima, reiterata o collegata all'esercizio di un'attività professionale; per i reati permanenti l'eccezione è preclusa finché la condotta illecita perdura.
  • In tema di determinazione della pena il giudice di merito può valorizzare gli elementi della personalità e le attenuanti generiche anche senza un'analisi esaustiva di tutti i criteri dell'art. 133 c.p., purché indichi quelli ritenuti rilevanti; la Corte di legittimità non riesamina il merito ma verifica l'adeguatezza e la motivazione.
  • Per reati ambientali con stoccaggio/smaltimento illecito, rilevano in particolare la quantità e la continuità dell'attività illecita: quantitativi non trascurabili e attività in corso al momento del controllo ostano al riconoscimento della tenuità.
  • La qualifica del reato come permanente pregiudica la richiesta di non punibilità per tenuità fino alla cessazione della permanenza; per ottenere la tenuità è quindi fondamentale dimostrare l'immediata cessazione dell'attività illecita e la rimozione degli effetti.
  • In cassazione non è sufficiente proporre diverse valutazioni di merito: le censure devono confrontarsi con le motivazioni specifiche del giudice di merito; diversamente il ricorso è destinato a essere dichiarato inammissibile o manifestamente infondato.
  • Il ricorrente che propone ricorso infondato può essere condannato alle spese e a somme in favore della Cassa delle ammende; è quindi importante valutare realisticamente la fondatezza delle censure prima di proporre impugnazioni

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