Cassazione Penale, Sentenza n. 20659/2025 del 04/06/2025
Sintesi
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Favorevole al ricorrente
La controversia
Ricorso avverso l'ordinanza del 16/12/2024 che aveva rigettato l'istanza di riparazione per ingiusta detenzione relativa al periodo 9/5/2012 - 21/6/2013, dovuta a misure cautelari adottate per presunta partecipazione all'associazione mafiosa (Sacra Corona Unita) e per un'ipotesi di estorsione aggravata. Il ricorrente denunciava violazione di legge e vizio di motivazione perché la Corte territoriale non aveva seguito i criteri indicati dalla Cassazione nella sentenza di annullamento con rinvio, aveva basato il rigetto su semplici elementi di sospetto e su dichiarazioni di collaboratore di giustizia non adeguatamente contestualizzate e riscontrate; sosteneva inoltre che i precedenti penali e le precedenti misure di prevenzione non erano etiologicamente rilevanti e che non era stato dimostrato un nesso sinergico tra una condotta dolosa o gravemente colposa e la persistente custodia cautelare.
La decisione
La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato, ha annullato l'ordinanza impugnata e ha rinviato per nuovo giudizio alla Corte territoriale. La Corte ha censurato la ripetizione, da parte della Corte d'appello, degli stessi errori già evidenziati nella precedente decisione di legittimità: uso di argomentazioni congetturali, affidamento a dichiarazioni di collaboratore non riscontrate, valutazione dei precedenti e delle misure di prevenzione come fattori decisivi senza dimostrare il nesso causale tra una condotta dolosa o gravemente colposa e la scelta della detenzione; inoltre ha ricordato che la colpa richiesta dall'art. 314 c.p.p. non può essere desunta da meri sospetti. Disposto l'annullamento con rinvio per un nuovo esame conforme ai principi indicati.
Norme richiamate
art. 314 cod. proc. pen.
La norma richiede che la condotta dell'agente sia dolosa o gravemente colposa per escludere la riparazione; tale responsabilità non può essere desunta da semplici elementi di sospetto o da valutazioni congetturali.
Sentenza della Corte di Cassazione, Sez. Quarta n. 20217 del 13/02/2024 (sentenza rescindente)
Ha indicato i criteri che il giudice della riparazione deve seguire: evitare di fondare il rigetto su dichiarazioni di collaboratori non contestualizzate e non riscontrate, distinguere il piano cautelare dal piano della responsabilità e valutare il contributo colposo separatamente, non confondere le originarie contestazioni con la prova della colpa nel giudizio riparatorio.
Giurisprudenza della Corte di Cassazione (Sez. 4, n. 10793 del 19/12/2019 - Samiri)
Principio secondo cui la condotta dolosa o gravemente colposa non può essere ricavata da meri indizi o sospetti; è necessaria una motivazione adeguata e circostanziata che dimostri il nesso eziologico tra condotta e misura custodiale.
Massime di principio
- In giudizi di riparazione per ingiusta detenzione è essenziale che il giudice dimostri il nesso causale tra una condotta dolosa o gravemente colposa del detenuto e la decisione di mantenere la custodia cautelare; non basta richiamare precedenti o sospetti.
- Dichiarazioni di collaboratori di giustizia, se non riscontrate e adeguatamente contestualizzate, non possono costituire base sufficiente per escludere la riparazione.
- Occorre separare il piano della gravità indiziaria usato per le misure cautelari da quello del giudizio di riparazione: l'assenza o la perdita di gravità indiziaria nel prosieguo del processo riduce il valore probatorio delle originarie contestazioni.
- Il curriculum processuale e i precedenti penali non sono automaticamente etiologicamente rilevanti per negare la riparazione; il loro ruolo deve essere motivato in termini di nesso causale con la misura detentiva.
- Non si devono basare valutazioni di colpa su ragionamenti congetturali (es. mancanza di forme formali in un accordo tra persone che si conoscono) senza elementi specifici che dimostrino negligenza grave o dolo.
- Il giudice chiamato a valutare la riparazione deve esaminare fatti successivi (assoluzioni, esclusione della gravità indiziaria, rifiuto di misure di prevenzione) e il loro impatto sulla fondatezza della detenzione.
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