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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 47913/2023 del 01/12/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

La società impugna l'ordinanza del Tribunale del riesame del 22/3/2023 che aveva annullato il sequestro preventivo limitatamente ai reati di cui all'art. 10-bis del d.lgs. 10 marzo 2000, n. 74 (confermandolo invece per le contestazioni ai sensi dell'art. 5). I motivi dedotti in Cassazione sono: (i) violazione di legge sul fumus commissi delicti per l'omesso esame, nell'ordinanza, di una sentenza di proscioglimento del G.u.p. (del 17/2/2023) che - secondo la difesa - riguardava "imputazioni gemelle" e dimostrerebbe l'assenza di indizi; (ii) mancato esame dei documenti prodotti riguardanti la figura di Gianrico Lomanto; (iii) censura per presunto recepimento acritico della richiesta del Pubblico Ministero in violazione dell'art. 292 c.p.p.; (iv) violazione di legge anche sul periculum in mora, sia per la supposta integrazione di motivazione inesistente del G.i.p., sia per l'assenza di elementi che giustifichino il pericolo di dispersione a distanza di tre anni dai fatti e in mancanza di atti di dispersione patrimoniale.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile e ne ha respinto i motivi come manifestamente infondati. Sul punto dell'omesso esame della sentenza del G.u.p., la Corte rileva che la pronuncia prodotta concerneva società diverse e non corrispondenti a quelle menzionate nel decreto di sequestro (la "Hotel Center" non compare; "Atena Services" ha un diverso codice fiscale rispetto alla "Atena" indicata nel decreto), pertanto la censura è inammissibile. La Corte ha inoltre ritenuto che il Tribunale del riesame abbia adeguatamente motivato il ruolo di Galafati come amministratore di fatto richiamando dichiarazioni di consulenti fiscali, gli esiti della perquisizione (molta documentazione contabile ed extracontabile), la disponibilità di numerose autovetture intestate alla società (valore complessivo oltre 110.000 euro), la vendita di due vetture subito dopo la notifica del decreto di sequestro e la coincidenza di sede con altre cooperative amministrate da soggetti legati a Galafati. Le doglianze relative ai documenti su Lomanto sono state ritenute generiche e prive di specificità. La questione del periculum in mora non è stata esaminata perché non era stata sollevata in sede di riesame e non può essere proposta per la prima volta in Cassazione. Conseguentemente il ricorso è dichiarato inammissibile; la ricorrente è condannata alle spese processuali e al versamento di euro 3.000,00 in favore della Cassa delle ammende ai sensi dell'art. 616 comma 3 c.p.p.

Norme richiamate

  • d.lgs. 10 marzo 2000, n. 74, art. 10-bis

    Norma richiamata nella contestazione oggetto del sequestro; la Corte non ha annullato la conferma del sequestro per i fatti correlati ad altre imputazioni (art.10-bis non è stato ritenuto erroneamente applicato nella motivazione impugnata)

  • d.lgs. 10 marzo 2000, n. 74, art. 5

    Il Tribunale del riesame aveva confermato il sequestro rispetto alle contestazioni di cui a questo articolo; la Cassazione ha considerato la motivazione del riesame adeguata quanto al ruolo dell'indagato per le fattispecie richiamate da tale disposizione

  • art. 292 cod. proc. pen. (c.p.p.)

    La difesa denunciava un presunto "recepimento acritico" della richiesta del P.M.; la Corte ha ritenuto che il Tribunale del riesame avesse svolto una valutazione autonoma e motivata, rigettando l'accusa di mero recepimento

  • art. 616 comma 3 cod. proc. pen. (c.p.p.)

    Norma richiamata per l'imposizione delle sanzioni pecuniarie a seguito della declaratoria di inammissibilità; applicata per contestare il versamento di euro 3.000,00 alla Cassa delle ammende

  • Sentenza Corte costituzionale 13 giugno 2000, n. 186

    Richiamata per affermare che non sussistono elementi per ritenere che la parte abbia agito con colpa nella proposizione del ricorso; pur così, è stata disposta la sanzione economica prevista

Massime di principio

  • In Cassazione le censure devono essere specifiche e collegare con precisione documenti e pronunce al caso concreto: sentenze o atti che riguardano soggetti diversi o entità giuridiche differenti non incidono sull'istruttoria se non è dimostrata l'identità soggettiva.
  • La mera affermazione generica dell'omesso esame di documenti o della centralità di una "figura" non è idonea a sostenere un ricorso: occorre indicare con precisione quali atti non esaminati e in che modo avrebbero inciso sulla valutazione degli indizi.
  • Le decisioni del giudice del riesame possono fondarsi su elementi indiziari concreti (dichiarazioni di consulenti, documentazione rinvenuta in perquisizione, disponibilità patrimoniale riconducibile alla società, cessioni di beni dopo notifica) e tali elementi, se correttamente motivati, sono validi per confermare misure cautelari patrimoniali.
  • Non è possibile sollevare in Cassazione questioni che non siano state poste e discusse nelle precedenti fasi di riesame; le doglianze su motivazioni specifiche devono essere tempestivamente proposte per non subirne l'inammissibilità in sede di legittimità.
  • Un proscioglimento riferito a società diverse o a differenti entità giuridiche non travolge automaticamente una misura cautelare se non è provato che si tratti della stessa posizione sostanziale e soggettiva.
  • Le conseguenze economiche dell'inammissibilità (spese e somme alla Cassa delle ammende) sono applicabili anche quando il ricorso non sia ritenuto colpevole di negligenza grave, se previsto dalle norme procedurali richiamate.

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