Cassazione Penale, Sentenza n. 33768/2023 del 01/08/2023
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Il ricorrente impugnava la conferma dell'ordinanza che aveva rigettato la richiesta di autorizzazione ad assentarsi dagli arresti domiciliari per recarsi al lavoro. Sosteneva vizio di motivazione poichè il Tribunale avrebbe riconosciuto le doglianze difensive sulla situazione di indigenza del nucleo familiare ma non avrebbe valutato correttamente l'ISEE (che indicava un reddito complessivo di 10.540,80 euro) né chiarito se tale reddito fosse riferibile ad attività svolta prima dell'arresto e se fosse sufficiente a sostenere il nucleo familiare.
La decisione
La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto corretta la valutazione del Tribunale secondo cui il solo documento prodotto (l'ISEE) non documentava adeguatamente la fonte del reddito e non attestava lo stato di inattività economica dei familiari conviventi, cosicché non era possibile escludere l'esistenza di ulteriori risorse. La Corte ha quindi confermato il rigetto dell'autorizzazione e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende.
Norme richiamate
Cass. Sez. 2, 22/09/2016, Condorelli (Rv. 268852)
Sez. 2. N. 53646 del 22/09/2016, Condorelli, Rv. 268852
Principio che, in tema di autorizzazione per l'imputato agli arresti domiciliari ad assentarsi per lavoro, la situazione di assoluta indigenza dev'essere valutata con particolare rigore; è legittimo rifiutare l'autorizzazione in mancanza di qualsiasi documentazione che dimostri lo stato economico prospettato, senza pretendere una prova legale dell'impossidenza.
Cass. Sez. 5, 01/07/2020, G (Rv. 279532)
Sez. 5, n. 27971 del 01/07/2020, G, Rv. 279532
La valutazione rigorosa può portare all'accoglimento solo se esistono situazioni obiettivamente riscontrabili che impediscano al ristretto di provvedere al proprio sostentamento in altro modo; occorre documentazione che dimostri tale impossibilità.
Massime di principio
- La richiesta di autorizzazione ad assentarsi dagli arresti domiciliari per lavoro richiede documentazione oggettiva e verificabile dello stato di assoluta indigenza: un ISEE da solo, senza indicazione della fonte dei redditi e dello stato occupazionale dei familiari, può non essere sufficiente.
- Il giudice applicherà criteri di particolare rigore data l'eccezionalità della deroga; tuttavia non è richiesta una prova legale dell'impossidenza, ma occorrono elementi concreti che dimostrino l'assenza di risorse alternative.
- Se il reddito dichiarato è riferibile a periodi anteriori all'arresto o la sua fonte non è chiarita, il giudice può legittimamente dubitare che il nucleo sia effettivamente privo di altre entrate.
- In fase di impugnazione in Cassazione è necessario contestare con specificità i fatti e le valutazioni probatorie del giudice di merito; argomentazioni generiche o silenti sui punti decisivi rendono il ricorso inammissibile.
- Per aumentare le probabilità di accoglimento, il richiedente dovrebbe produrre documenti integrativi (certificazioni di disoccupazione dei familiari, documentazione bancaria, dichiarazioni sostitutive di atto di notorietà, prova della cessazione dell'attività lavorativa antecedente all'arresto) e indicare chiaramente la fonte dei redditi inclusi nell'ISEE.
- Il reddito dei familiari conviventi è rilevante: la presenza di potenziali risorse familiari può escludere la condizione di indigenza necessaria per autorizzare l'uscita dal regime cautelare.
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