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Cassazione Penale, Ordinanza n. 16561/2025 del 05/05/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
In breve

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibili tutti i ricorsi e ha condannato i ricorrenti al pagamento delle spese processuali e della somma di euro 3.000,00 in favore della Cassa delle ammende. La decisione di merito è rimasta quindi ferma, con conferma della condanna per bancarotta fraudolenta distrattiva pronunciata nei gradi di merito.

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

La Corte di appello di Messina aveva confermato la condanna di primo grado di tre imputati per bancarotta fraudolenta distrattiva. In cassazione uno degli imputati ha proposto quattro motivi, tutti ritenuti diretti a sollecitare una rivalutazione del merito e una diversa ricostruzione dei fatti, senza indicare specifici travisamenti della prova; i motivi sono stati considerati reiterativi delle doglianze di appello, privi di specificità e non confrontati con la motivazione della sentenza impugnata. È stata inoltre invocata la regola dell'oltre ogni ragionevole dubbio, ma la Corte ha chiarito che tale parametro non è di per sé denunciabile come violazione di legge in cassazione, salvo che si traduca in manifesta illogicità della motivazione. Gli altri due imputati hanno proposto un unico motivo, anch'esso ritenuto intrinsecamente generico e interamente versato in fatto, con contestazioni sulla valutazione dell'attendibilità dei testimoni dell'accusa, sull'art. 192 c.p.p. e sulla presunta inutilizzabilità di alcuni atti, tutte censure giudicate inammissibili perché volte a contestare il merito probatorio o formulate in modo generico e non autosufficiente.

Norme richiamate

  • art. 606 c.p.p.

    comma 1, lett. b; comma 1, lett. c; comma 1, lett. e

    Il vizio processuale è deducibile in cassazione solo se la norma sia assistita da sanzione di nullità, inutilizzabilità, inammissibilità o decadenza; la violazione di legge sostanziale ex lett. b non può essere usata per eludere i limiti della lett. c; la censura motivazionale non può tradursi in una richiesta di autonoma rivalutazione delle prove.

  • art. 533 c.p.p.

    La regola dell'oltre ogni ragionevole dubbio opera in modo pieno nella fase di merito; in cassazione rileva solo se la sua inosservanza si traduce in una manifesta illogicità della motivazione.

  • art. 192 c.p.p.

    La deduzione della violazione dell'art. 192 c.p.p. non è ammissibile se, in sostanza, mira a contestare la valutazione di attendibilità dei testimoni o la lettura delle prove compiuta dal giudice di merito.

Massime di principio

  • In sede di legittimità non è consentito trasformare il ricorso in una richiesta di nuova valutazione del fatto e delle prove; la censura deve individuare specifici vizi della motivazione o errori di diritto realmente deducibili.
  • Sono inammissibili i motivi di ricorso che si limitano a reiterare le doglianze di appello senza confrontarsi in modo puntuale con la motivazione della sentenza impugnata.
  • La deduzione dell'oltre ogni ragionevole dubbio non costituisce autonomo parametro di violazione di legge in cassazione, salvo che la motivazione della decisione presenti una manifesta illogicità.
  • La contestazione dell'attendibilità dei testimoni e della rilevanza delle prove attiene, di regola, al merito e non può essere riesaminata in cassazione se non nei limiti del controllo sulla congruità e logicità della motivazione.
  • Le censure su asserite inutilizzabilità degli atti devono essere specifiche, autosufficienti e ancorate a una concreta violazione processuale sanzionata nei modi previsti dall'art. 606 c.p.p.

Come è indicizzato

MaterieBancarotta fraudolentaImpugnazioni
RamiReati fallimentariProcesso penale
SottomaterieBancarotta patrimoniale
IstitutiOnere della provaInutilizzabilità della prova

Testo integrale

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