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Sentenza

Sentenza n. 1231/2026 - Salerno, Sezione 2

Giustizia amministrativa202501965

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Campania - Salerno, Sez. IISentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: Provvedimento comunale qualificato come diniego della S.C.I.A. alternativa al permesso di costruire, avente effetto inibitorio sull’intervento di demolizione e ricostruzione di manufatti edilizi

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (comune)

Prevale l’amministrazione

La controversia

Il ricorrente ha impugnato il provvedimento con cui il Comune di Sarno aveva impedito la realizzazione di un intervento consistente nella demolizione di due corpi di fabbrica e nella ricostruzione di un nuovo manufatto con diversa sagoma e destinazione residenziale. Il primo motivo deduceva la violazione dell’art. 23 del d.P.R. n. 380/2001: secondo il ricorrente, la S.C.I.A. alternativa al permesso di costruire sarebbe un atto privato, non soggetto a un procedimento destinato a concludersi con un diniego espresso, sicché il Comune avrebbe dovuto adottare esclusivamente un ordine motivato di non effettuare i lavori ai sensi dell’art. 23, comma 6, del d.P.R. n. 380/2001. Il secondo motivo deduceva difetto di istruttoria e di motivazione, sostenendo che il privato avesse prodotto elementi idonei a dimostrare la preesistenza e la legittima realizzazione dei manufatti, tra cui documentazione catastale e cartografica risalente agli anni 1940, 1943 e 1972. Il ricorrente prospettava che si trattasse di antichi fabbricati rurali, originariamente destinati a usi agricoli, e chiedeva anche l’ammissione di dichiarazioni sostitutive e prova testimoniale per dimostrarne l’esistenza ultradecennale. Il Comune si è costituito sostenendo la legittimità del proprio operato.

La decisione

Il TAR ha rigettato integralmente il ricorso. Quanto al primo motivo, ha ritenuto che la qualificazione della S.C.I.A. come atto privato non escluda il potere-dovere dell’amministrazione di verificare la sussistenza dei requisiti e di adottare, entro i termini di legge, misure inibitorie. L’atto, benché denominato formalmente “diniego”, deve essere qualificato in base alla sua sostanza e ai suoi effetti come ordine motivato di non effettuare l’intervento ai sensi dell’art. 23, comma 6, del d.P.R. n. 380/2001, poiché contiene una valutazione negativa dei presupposti urbanistico-edilizi e vieta la prosecuzione dell’attività. Quanto al secondo motivo, il giudice ha ritenuto che l’amministrazione avesse svolto un’istruttoria completa e adeguatamente motivata, accertando l’assenza di prova certa sulla legittima esistenza dei manufatti e sulla loro realizzazione in epoca utile. Grava infatti sul privato l’onere di dimostrare, mediante elementi certi, oggettivi e convergenti, la legittimità urbanistico-edilizia del manufatto e la sua ultimazione in epoca anteriore all’introduzione del regime autorizzatorio edilizio, nel caso considerato almeno anteriore al 1967. La documentazione catastale ha valore prevalentemente fiscale e descrittivo e non prova né la conformità urbanistico-edilizia né l’epoca certa di realizzazione. Le cartografie e gli altri documenti prodotti dal ricorrente sono stati ritenuti non univoci e inidonei, mentre il Comune aveva valorizzato un compendio istruttorio plurimo, comprendente cartografie storiche, rilievi aerofotogrammetrici ufficiali, immagini satellitari e ricognizioni digitali, dal quale risultava l’assenza di edificazione fino a epoca recente. Il provvedimento è stato quindi ritenuto immune da difetto di istruttoria, travisamento, illogicità manifesta e contraddittorietà. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese di lite, liquidate in euro 1.500,00 oltre oneri di legge.

Norme richiamate

  • art. 23 d.P.R. 380/2001

    Il comma 6 attribuisce al dirigente o responsabile dell’ufficio comunale il potere di notificare l’ordine motivato di non effettuare l’intervento quando siano assenti le condizioni previste dalla normativa urbanistico-edilizia.

    La S.C.I.A. alternativa al permesso di costruire non impedisce al Comune di esercitare i propri poteri di verifica e inibizione; un atto formalmente denominato diniego può essere qualificato sostanzialmente come ordine inibitorio previsto dalla norma.

  • art. 19 l. 241/1990

    La disciplina della S.C.I.A. è richiamata quale quadro normativo che consente all’amministrazione di verificare la sussistenza dei requisiti e dei presupposti dell’attività segnalata e di adottare i provvedimenti conseguenti.

  • art. 63 c.p.a.

    È stato invocato dal ricorrente per l’ammissione di dichiarazioni sostitutive e prova testimoniale; il ricorso è stato tuttavia rigettato sulla base della ritenuta insufficienza degli elementi probatori già acquisiti.

Massime di principio

  • Nella S.C.I.A. alternativa al permesso di costruire, la natura privata della segnalazione non esclude il potere-dovere dell’amministrazione di verificare i presupposti dell’intervento e di adottare, entro i termini di legge, un provvedimento inibitorio motivato.
  • La qualificazione formale di un atto amministrativo non è decisiva: un provvedimento denominato “diniego” può essere ricondotto all’ordine inibitorio previsto dall’art. 23, comma 6, del d.P.R. n. 380/2001 quando, per contenuto ed effetti, vieti la prosecuzione dell’attività edilizia segnalata.
  • In materia edilizia, grava sul privato che intenda avvalersi della preesistenza di un manufatto l’onere di dimostrarne la legittima esistenza e l’ultimazione in epoca utile mediante elementi certi, oggettivi e convergenti; allegazioni generiche o documenti non univoci non sono sufficienti.
  • Le risultanze catastali, avendo funzione prevalentemente fiscale e descrittiva, non provano di per sé la conformità urbanistico-edilizia di un immobile né l’epoca certa della sua realizzazione.
  • È legittimo il provvedimento inibitorio edilizio fondato su un’istruttoria comunale che consideri complessivamente cartografie storiche, rilievi aerofotogrammetrici, immagini satellitari e altri elementi tecnici convergenti, purché le ragioni della valutazione siano esplicitate in modo coerente e non illogico.

Come è indicizzato

MaterieTitoli abilitativi ediliziInvalidità del provvedimento
RamiEdiliziaProcedimento amministrativo
IstitutiDifetto di istruttoriaDifetto di motivazioneEccesso di potereEfficacia ed esecutorietà

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