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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 5041/2025 del 07/02/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Alemanno ha chiesto la revoca parziale della sentenza di condanna alla pena di 1 anno e 10 mesi, sostenendo che dopo il giudicato era stata abrogata la fattispecie di abuso d'ufficio (art. 323 c.p.) e quindi sarebbe venuto meno il profilo di illiceità che, secondo la giustizia di merito e la Cassazione (Sez. 6, n. 40518/2021), aveva qualificato la sua mediazione come finalizzata a far ottenere alle cooperative un trattamento di favore. La difesa ha inoltre sostenuto che i pagamenti erano dovuti (crediti reali) e dunque mancava l'atto contrario ai doveri d'ufficio.

La decisione

Il ricorso è stato rigettato. La Corte ha ritenuto infondata la domanda di revoca: la condotta di Alemanno, già ricondotta dalla Cassazione alla fattispecie del traffico di influenze illecite (art. 346-bis), continua a rivestire rilevanza penale. Pur avendo il legislatore introdotto l'art. 314-bis e abrogato l'art. 323 c.p., la Corte ha accertato una continuità normativa tale per cui la finalità illecita della mediazione (ottenere atti contrari a specifiche norme sui pagamenti della P.A. producendo vantaggio indebito) rimane sanzionabile alla stregua del nuovo assetto normativo e delle richiamate pronunce di legittimità. Di conseguenza l'istanza di revoca è respinta e la condanna rimane confermata.

Norme richiamate

  • art. 323 cod. pen. (abuso d'ufficio)

    abrogato dalla legge 9 agosto 2024, n. 114, con efficacia dal 25/08/2024

    La Corte riconosce che la norma è stata abrogata ma non ritiene che ciò comporti automaticamente la perdita di rilevanza penale della condotta, data la continuità normativa con le nuove fattispecie che colgono le medesime finalità illecite.

  • art. 346-bis cod. pen. (traffico di influenze illecite)

    richiamato nella sua versione applicabile al caso (in particolare il primo e terzo comma nella giurisprudenza richiamata)

    La Corte e la precedente Sez. 6 n. 40518/2021 hanno qualificato la mediazione onerosa del pubblico ufficiale come 'mediazione illecita' ai sensi di 346-bis quando ha la finalità di ottenere atti contrari ai doveri d'ufficio che producono vantaggio indebito; la finalità illecita è sufficiente, indipendentemente dall'effettivo compimento dell'atto illecito.

  • art. 314-bis cod. pen. (indebita destinazione di denaro o cose mobili)

    introdotto dall'art. 9 del d.l. 4 luglio 2024, n. 92, convertito con modificazioni dalla legge 8 agosto 2024, n. 112; operante dal 05/07/2024

    Nuova fattispecie volta a colmare i vuoti derivanti dall'abrogazione dell'art. 323 e a recepire obblighi UE; si applica alle distrazioni/destinazioni indebite di denaro o cose mobili da parte di pubblici ufficiali quando non rientrano nel peculato (art. 314) e prevede elementi simili all'abuso d'ufficio.

  • Legge 9 agosto 2024, n. 114 (abrogazione art. 323 c.p.)

    pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 187 del 10/08/2024; efficacia dal 25/08/2024

    Ha abrogato l'art. 323 c.p. ma, secondo la Corte, l'abrogazione non annulla automaticamente responsabilità riferibili a condotte che rientrano nella continuità normativa con le nuove fattispecie; va valutata la portata effettiva della parziale abolitio criminis.

  • Decreto-legge 4 luglio 2024, n. 92 / Legge di conversione 8 agosto 2024, n. 112

    introducono l'art. 314-bis cod. pen. e altri interventi; conversione con modificazioni il 10/08/2024

    Intervento urgente finalizzato ad adeguare il diritto penale agli obblighi UE (Direttiva PIF) e a disciplinare condotte di indebita destinazione; la Corte ne registra gli effetti ma ne ricava anche il principio di continuità con alcune condotte ex art. 323.

  • Cassazione Sez. 6, n. 40518 del 08/07/2021

    pronuncia richiamata ripetutamente nella motivazione

    Ha riqualificato le condotte di Alemanno come mediazione onerosa finalizzata a ottenere trattamenti di favore per pagamenti pubblici in violazione della normativa sui pagamenti della P.A., ai fini dell'art. 346-bis; tale accertamento è stato ritenuto vincolante ai fini dell'odierno giudizio di esecuzione.

  • Cassazione Sez. 6, n. 4520 del 23/10/2024 (Felicita)

    precedente interpretativo citato nella motivazione

    Decisione che, sul tema della continuità normativa, ha ritenuto che l'introduzione dell'art. 314-bis non abbia determinato l'abolitio criminis delle condotte distrattive ritenute peculato o abuso, confermando la possibilità di punire forme distrattive ora ricomprese nell'art. 314-bis.

  • Sez. U, n. 2451 del 27/09/2007

    principio sulla successione di leggi penali

    Stabilisce che la modificazione di norme extrapenali richiamate dalla norma incriminatrice può incidere sulla punibilità se integrative della fattispecie penale; richiamata per valutare la rilevanza del mutamento normativo nel caso concreto.

Massime di principio

  • L'abrogazione di una norma penale non produce automaticamente la revoca delle condanne se la condotta è ricompresa, per continuità normativa, in una nuova fattispecie che mantiene gli stessi profili di illiceità.
  • Per ottenere la revoca di una condanna dopo una riforma penale è necessario dimostrare che la condotta non è più punibile in alcuna forma alla luce del nuovo quadro normativo e della giurisprudenza interpretativa.
  • Quando la mediazione di un pubblico ufficiale è finalizzata a ottenere atti contrari a specifiche norme che non lasciano margini di discrezionalità e che producono vantaggio indebito, la finalità illecita può bastare a integrare la fattispecie di traffico di influenze illecite (art. 346-bis) anche se la norma originaria (abuso d'ufficio) è stata abrogata.
  • Nelle fattispecie che coinvolgono la destinazione di denaro pubblico va sempre distinguere tra peculato (appropriazione/distrazione con definitiva sottrazione dalla destinazione pubblica), indebita destinazione ex art. 314-bis e i profili dell'abuso d'ufficio: la qualificazione dipende da elementi oggettivi e soggettivi specifici.
  • Valutare sempre la data di entrata in vigore delle riforme, l'eventuale efficacia retroattiva o liberatoria e l'orientamento consolidato della giurisprudenza; in assenza di chiara disposizione liberatoria applicabile, la giurisprudenza può riconoscere continuità sanzionatoria.

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