Cassazione Penale, Sentenza n. 47766/2023 del 29/11/2023
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Ricorso straordinario per cassazione ex art. 625-bis c.p.p.: dedotta la sussistenza di un "errore percettivo" della Corte che, secondo la difesa, avrebbe confuso una incompatibilità oggettiva tra giudicati con una mera diversa valutazione giuridica dei fatti. Il ricorrente ha sostenuto che le sentenze (in particolare la decisione del GUP di Napoli che avea assolto il fratello Luigi e escludeva l'illiceità dei capitali impiegati nelle attività di ristorazione) risultavano incompatibili con le successive sentenze di condanna che avevano ritenuto l'intervento di capitali illeciti e reati di intestazione fittizia. Perciò, secondo la difesa, non si trattava di diverso apprezzamento giuridico, bensì di contraddizione oggettiva dei fatti accertati, idonea a integrare l'errore di fatto previsto dall'art. 625-bis c.p.p.
La decisione
La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile perché manifestamente infondato. Ha richiamato il principio secondo cui l'errore di fatto rilevabile ai sensi dell'art. 625-bis c.p.p. consiste in un errore percettivo immediatamente riscontrabile (svista o equivoco) e non nell'erronea valutazione degli elementi probatori o in un diverso apprezzamento giuridico dei fatti. La Corte ha ritenuto che la difesa abbia proposto in sostanza un riesame valutativo dei precedenti accertamenti, riproponendo argomenti già esaminati, senza indicare una svista o una lettura erronea evidente degli atti. Per tali ragioni il rimedio straordinario non è stato ritenuto applicabile; il ricorrente è stato condannato alle spese processuali e al pagamento di euro 3.000 in favore della cassa delle ammende.
Norme richiamate
art. 625-bis cod. proc. pen.
Il rimedio previsto è riservato all'errore di fatto inteso come errore percettivo (svista o equivoco) subito dal giudice di legittimità e non può essere utilizzato per contestare valutazioni probatorie o diverse ricostruzioni giuridiche dei fatti.
art. 173 disp. att. cod. proc. pen.
Norma richiamata per delimitare la sintesi del motivo nel provvedimento motivazionale; la relazione riporta i profili essenziali del motivo nei limiti necessari alla decisione.
art. 391-bis cod. proc. civ. (richiamato)
Richiamato a titolo di orientamento giurisprudenziale per la nozione di errore di fatto; la Corte segnala che la nozione civila è stata utilizzata per chiarire i confini dell'errore percettivo nel processo penale.
art. 395 cod. proc. civ. (richiamato)
Richiamato nella giurisprudenza citata come riferimento sistematico per la definizione e i limiti dell'errore di fatto, applicata analogicamente nella valutazione del ricorso ex art. 625-bis c.p.p.
Massime di principio
- Il rimedio previsto dall'art. 625-bis c.p.p. è ammissibile solo se l'errore è un evidente errore percettivo (svista o equivoco) direttamente riscontrabile negli atti: non è lo strumento per rimettere in discussione valutazioni probatorie o ricostruzioni fattuali.
- Non costituisce errore di fatto la mera discrepanza o diversa valutazione giuridica dei medesimi fatti tra diverse sentenze: per far valere il contrasto di giudicati occorre dimostrare un'incompatibilità oggettiva e non semplici diversità di apprezzamento.
- La difesa deve indicare con precisione e concretezza l'elemento di errore percettivo (es. citazione errata di un atto, omissione evidente, lettura manifestamente scorretta di un documento) perché la Corte possa verificare immediatamente la svista senza ulteriori indagini ermeneutiche.
- Se il ricorso ripropone questioni già esaminate o chiede un nuovo apprezzamento delle prove, sarà dichiarato inammissibile e il ricorrente potrà essere condannato a spese e ammende.
- In fase preventiva, per valutare se utilizzare l'art. 625-bis c.p.p. è utile verificare se l'errore denunciato è effettivamente riconducibile a una fuorviante percezione formale degli atti o piuttosto a una diversità interpretativa o valutativa che richiede gli ordinari mezzi di impugnazione.
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