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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 1878/2024 del 16/01/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il Gip di Como ha rimesso alla Corte di cassazione, ai sensi dell'art. 24-bis cod. proc. pen. (introdotto dal d.lgs. n. 150/2022), la questione pregiudiziale relativa alla determinazione della competenza territoriale nel procedimento penale a carico di Valente Giuseppina (imputata per reati tributari - uso di fatture per operazioni inesistenti per gli anni d'imposta 2018 e 2019). La rimessione è stata motivata dalla presunta incertezza sulla competenza territoriale, ma l'ordinanza trasmessa non conteneva una descrizione dettagliata dei fatti né una motivazione sulle ragioni per cui gli ordinari rimedi procedurali non fossero adeguati a risolvere la questione.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato l'incidente processuale inammissibile. Ha ritenuto che l'art. 24-bis sia uno strumento volto a risolvere in via definitiva gravi e obiettive incertezze sulla competenza territoriale e non possa essere usato in modo esplorativo. Il giudice rimettente deve specificare, nell'ordinanza di rimessione, gli atti e gli elementi probatori necessari, illustrare lo stato degli atti e spiegare perché non è possibile risolvere la questione con i normali strumenti procedurali; in mancanza di tali elementi la rimessione è priva di efficacia e va dichiarata inammissibile. La Corte ha quindi accolto la richiesta del PM di declarare l'inammissibilità della rimessione.

Norme richiamate

  • art. 24-bis cod. proc. pen.

    La norma, come modificata dal d.lgs. n. 150/2022, consente la rimessione alla Corte di cassazione della questione di competenza territoriale ma solo se il giudice rimettente dimostra l'esistenza di serie e obiettive incertezze e trasmette gli atti necessari; la rimessione non può essere meramente esplorativa.

  • art. 125, comma 3, cod. proc. pen.

    Richiama l'obbligo motivazionale anche per le ordinanze: la rimessione deve essere adeguatamente motivata a pena di nullità, quindi l'ordinanza deve esporre le ragioni che hanno determinato la rimessione.

  • d.lgs. n. 150 del 2022

    Ha introdotto modifiche al processo penale, tra cui l'art. 24-bis; la Corte interpreta il nuovo istituto come strumento di ultima istanza per questioni serie di competenza territoriale, da usare con cautela.

  • Normativa penale sostanziale (richiamata nel capo di imputazione)

    artt. 61, n. 2, e 81, cpv, cod. pen.; art. 2 del d.lgs. n. 74/2000

    Indicazione del contenuto dell'imputazione nei confronti della Valente (reati tributari per utilizzo di fatture inesistenti); citazione utile a delimitare il contesto fattuale ma non decisiva ai fini dell'ammissibilità della rimessione.

Massime di principio

  • La rimessione ex art. 24-bis è ammissibile solo se il giudice mostra elementi concreti e obiettivi che determinano una seria incertezza sulla competenza territoriale; non è ammessa una rimessione meramente esplorativa o fondata esclusivamente sull'affermazione di una parte.
  • L'ordinanza di rimessione deve contenere una motivazione puntuale (anche ai sensi dell'art.125, comma 3) e trasmettere alla Corte gli atti necessari alla risoluzione della questione; l'assenza di tali elementi comporta l'inammissibilità.
  • Prima di rimettere la questione, il giudice deve esaurire o motivare l'impraticabilità degli ordinari strumenti procedurali per la determinazione della competenza territoriale; la rimessione è uno strumento residuale da usare con parsimonia.
  • Se la rimessione viene dichiarata inammissibile, la decisione sulla competenza territoriale rimane al giudice del merito che dovrà decidere con i normali mezzi processuali; le parti non possono ottenere con la rimessione un bypass della necessaria istruttoria o motivazione del giudice a quo.
  • In casi analoghi, per evitare l'inammissibilità, il giudice che intenda rimettere la questione dovrebbe documentare i fatti pertinenti, indicare le ragioni giuridiche del dubbio e spiegare perché le normali modalità di risoluzione della competenza sono insufficienti.

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