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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 8936/2023 del 01/03/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso per cassazione articolato in tre motivi: (1) vizio della motivazione per contraddittorietà, illogicità ed errata applicazione della legge penale, con richiesta di diversa riqualificazione (almeno ai sensi dell'art. 56 c.p.); (2) violazione di legge e vizio della motivazione sulla affermazione di responsabilità relativamente al capo c) per una circostanza ritenuta indimostrata (la persona offesa non avrebbe potuto vedere l'imputato spingerla, essendo di spalle); (3) contraddittorietà della motivazione in ordine alla commisurazione della pena, con richiamo generico all'art. 133 c.p. e senza argomentazione sulla quantificazione della pena.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile ritenendolo manifestamente infondato per genericità e aspecificità dei motivi. Ha ritenuto che la Corte di appello avesse esaminato le doglianze e fornito motivazione adeguata (anche per relationem) in ordine alla riqualificazione dell'imputazione e alla ritenuta responsabilità, nonché alla rideterminazione della pena, richiamando le caratteristiche della condotta, la reiterazione e la gravità. Confermate le statuizioni civili e la pena rideterminata in sede di appello (pena riportata nella sentenza di merito: anni 4, mesi 6 e giorni 20 di reclusione ed euro 1.000,00 di multa). Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e alla somma di euro 3.000,00 in favore della parte resistente.

Norme richiamate

  • art. 624-bis cod. pen.

    Il fatto relativo alla sottrazione dell'anello d'oro è stato riqualificato come furto aggravato ai sensi dell'art. 624-bis, incidente sulla determinazione della pena.

  • art. 628, comma primo e terzo, n. 3-bis cod. pen.

    Contestata la fattispecie di rapina (con le aggravanti di cui al n. 3-bis), la Corte di appello ha confermato la responsabilità per le azioni violente ripetute.

  • art. 56 cod. pen.

    Richiamato in relazione alla possibile riqualificazione delle azioni come tentativo di reato (tentativo di omicidio/lesioni gravissime), prospettato dalla difesa ma ritenuto non convincente dalla Corte di merito.

  • art. 575 cod. pen.

    Riferito all'ipotesi di omicidio (e, congiuntamente all'art. 56, al tentativo), le condotte della ricostruzione di merito sono state ritenute idonee a integrare gravi lesioni con finalità omicida, nei limiti contestati.

  • art. 133 cod. pen.

    Richiamato dalla Corte di appello quale criterio per la determinazione della pena, valorizzando caratteristiche della condotta, reiterazione, gravità e capacità a delinquere.

  • art. 173 disp. att. cod. proc. pen.

    Citato quale limite nella esposizione dei motivi nel ricorso alla Cassazione: la relazione riporta i motivi nei limiti strettamente necessari per la motivazione.

Massime di principio

  • I motivi di ricorso per cassazione devono essere specifici e ben motivati: argomentazioni generiche o reiterative già respinte in sede di merito sono inammissibili
  • La Corte di appello può procedere a riqualificazioni della fattispecie e rideterminazioni della pena; in Cassazione non è consentito proporre una semplice rilettura alternativa dei fatti se priva di preciso vizio giuridico o di illogicità manifesta
  • Per contestare la motivazione è necessario indicare punti precisi in cui vi sia contraddittorietà o illogicità manifesta, non limitandosi a richiami generici alla legge
  • In tema di quantificazione della pena, il richiamo all'art. 133 c.p. richiede che vengano indicati i criteri non considerati o valutati in modo errato; altrimenti la censura è aspecifica e destinata al rigetto
  • Se si contesta la prova di un fatto materiali (es. impossibilità che la vittima abbia visto l'aggressore), occorre dimostrare inequivocabilmente l'impossibilità o la manifesta contraddizione logica nelle valutazioni del giudice di merito

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