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Sentenza

Sentenza del 28/06/2017 n. 16061 - Corte di Cassazione

Giurisprudenza tributaria

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

Prevale l’amministrazione

La controversia

La società ha impugnato per cassazione la sentenza della Commissione tributaria regionale della Campania, che aveva confermato un avviso di accertamento relativo a IVA, IRAP e IRPEG per il periodo d’imposta 2004. L’accertamento si fondava sul ritrovamento, durante una verifica della Guardia di finanza, di undici registri extracontabili denominati "scadenziari attivi", contenenti annotazioni di assegni e cambiali ricevuti, oltre che su anomalie di cassa, documentazione contabile irregolare e costi non inerenti. Erano stati contestati ricavi non contabilizzati per 9.302.218 euro e acquisti senza fattura per 359.847 euro. La società ha dedotto dieci motivi, tra cui l’illegittimità dell’accertamento induttivo, l’insufficienza della motivazione, la mancata considerazione di costi correlati ai ricavi presunti, l’errata qualificazione dei registri extracontabili e l’errata liquidazione delle competenze del consulente tecnico d’ufficio.

La decisione

La Corte di cassazione ha rigettato integralmente il ricorso. Ha ritenuto legittimo l’accertamento induttivo, poiché la contabilità parallela rinvenuta costituiva un elemento presuntivo grave, preciso e concordante, idoneo a fondare da solo la ricostruzione dei ricavi non dichiarati. Gravava quindi sulla società l’onere di fornire una prova contraria analitica, ma essa non ha dimostrato né la natura meramente ausiliaria degli scadenziari né la corretta registrazione degli incassi e delle fatture corrispondenti. Sono state inoltre confermate la non deducibilità dei costi non provati quanto a certezza, inerenza e quantificazione, nonché la decisione sulle competenze del consulente tecnico. La società ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese del giudizio di legittimità, liquidate in 10.200 euro, oltre alle spese prenotate a debito.

Norme richiamate

  • D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, art. 39, comma 1, lett. d)

    L’accertamento induttivo è legittimo quando gli elementi indicati dall’Amministrazione presentano i requisiti di gravità, precisione e concordanza.

    La contabilità extracontabile o "contabilità in nero", anche se costituita da appunti e registri paralleli, può costituire da sola una presunzione qualificata idonea a fondare l’accertamento induttivo. Una volta acquisita tale prova presuntiva, spetta al contribuente fornire una prova contraria concreta e analitica.

  • Codice civile, artt. 2709 e seguenti

    Sono richiamate le norme relative all’efficacia probatoria delle scritture contabili.

    La nozione di scrittura contabile è ampia e comprende anche documenti che registrano quantitativamente o monetariamente gli atti dell’impresa o rappresentano la situazione patrimoniale e il risultato economico dell’attività.

  • D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, art. 14

    La società sosteneva che gli scadenziari fossero scritture ausiliarie; la Corte ha però confermato che, per il loro contenuto e per il confronto con la contabilità ufficiale, essi potevano essere utilizzati come elementi probatori dei ricavi non dichiarati.

  • Costituzione, art. 53

    Il principio di capacità contributiva non consente di dedurre automaticamente costi correlati a ricavi ricostruiti induttivamente: i costi devono essere comunque provati dal contribuente.

  • T.U.I.R., art. 109, comma 4

    I costi deducibili devono essere certi, inerenti, determinabili e adeguatamente documentati. Non sono sufficienti stime generiche, medie di mercato o percentuali desunte dagli studi di settore.

Massime di principio

  • La disponibilità di registri, appunti o documenti extracontabili che riportano incassi, titoli di credito o operazioni commerciali può legittimare un accertamento induttivo, anche senza una prova diretta di ogni singolo ricavo.
  • Quando l’Amministrazione finanziaria dimostra l’esistenza di una contabilità parallela attendibile e coerente con altri elementi di controllo, l’onere della prova si sposta sul contribuente, che deve fornire giustificazioni specifiche per ciascuna operazione contestata.
  • Non basta affermare che i registri paralleli avevano una funzione interna o finanziaria: occorre dimostrare documentalmente la corrispondenza tra annotazioni, fatture, incassi e registrazioni contabili ufficiali.
  • In un accertamento induttivo i costi correlati ai maggiori ricavi non vengono riconosciuti automaticamente. Devono essere provati quanto a esistenza, inerenza, certezza e ammontare.
  • Le contestazioni tecniche sulla metodologia dell’Amministrazione o sulla consulenza d’ufficio sono normalmente insufficienti se il contribuente non produce una ricostruzione analitica alternativa e documentata.
  • La liquidazione delle spese e delle competenze del consulente tecnico appartiene, di regola, alla valutazione del giudice di merito e può essere censurata in cassazione solo in presenza di specifiche violazioni di legge o di motivazione.

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