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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 29644/2022 del 25/07/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Rossi impugna il rigetto, da parte del Tribunale di sorveglianza di Milano, delle istanze di affidamento in prova al servizio sociale e di detenzione domiciliare. Denuncia vizio di motivazione: secondo il ricorrente la decisione si sarebbe fondata su presupposti inconferenti o falsati (in particolare l'assunto dell'assenza di domicilio stabile sarebbe errato), e avrebbe omesso una valutazione complessiva dell'idoneità delle misure alternative ai fini della rieducazione e della prevenzione della recidiva, nonostante la mancata attività lavorativa non sia, di per sé, ostativa all'accesso alle misure alternative.

La decisione

La Corte di cassazione ha respinto il ricorso ritenendolo infondato. Pur riconoscendo una motivazione laconica, ha ritenuto che il provvedimento del Tribunale di sorveglianza fosse sorretto, in via assorbente, dal negativo riscontro relativo alla mancanza di una stabile residenza del condannato. La Corte ha richiamato la giurisprudenza consolidata secondo la quale l'assenza di domicilio stabile ostacola l'operatività dei servizi sociali e quindi la concessione dell'affidamento in prova (e, ancor più, della detenzione domiciliare). Ha inoltre osservato che documenti prodotti solo in sede di memoria in cassazione non possono essere valutati. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 656, comma 5, cod. proc. pen.

    Norma richiamata in riferimento alla sospensione dell'esecuzione del titolo cui si riferivano le istanze; non è stata oggetto di specifica interpretazione, ma definisce il quadro procedimentale del caso.

  • art. 47, comma 9, legge 26 luglio 1975, n. 354

    La Corte interpreta la norma nel senso che il servizio sociale deve mantenere un contatto costante e diretto con il condannato per svolgere le funzioni di supporto e controllo previste dalla norma; la mancanza di una stabile residenza impedisce tale contatto e giustifica il diniego dell'affidamento in prova (e a fortiori della detenzione domiciliare).

  • art. 611 cod. proc. pen.

    La norma sul deposito di memorie in cassazione è richiamata per affermare che documenti non prodotti in primo grado e prodotti solo in memoria difensiva non possono essere valutati dal giudice di legittimità.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Norma applicata per disporre la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali a seguito della reiezione del ricorso.

Massime di principio

  • La mancanza di una stabile dimora è un ostativo concreto e frequentemente decisivo all'ammissione alle misure alternative (affidamento in prova o detenzione domiciliare), poiché impedisce il necessario contatto continuativo dei servizi sociali con il beneficiario.
  • L'assenza di un'attività lavorativa non è automaticamente incompatibile con l'ammissione alle misure alternative, ma può concorrere negativamente alla valutazione complessiva; non soppianta però il rilievo prioritario del domicilio stabile quando questo manca.
  • In sede di impugnazione in Cassazione non possono essere valutati documenti e prove nuovi prodotti solo con la memoria difensiva: le contestazioni sui fatti documentali devono essere svolte e provate davanti al giudice di merito.
  • Una motivazione anche concisa è ammissibile se il rigetto si fonda su un presupposto di fatto rilevante e documentato (es. assenza di domicilio stabile) che, per la giurisprudenza consolidata, giustifica il diniego delle misure alternative.
  • Nelle impugnazioni relative a misure alternative il ricorrente deve contestare in modo specifico e provare l'erroneità dei presupposti di fatto indicati dal giudice di merito (es. provare l'effettiva esistenza di un domicilio stabile) per sperare in un accoglimento.

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