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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 30952/2024 del 29/07/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza che aveva rigettato la richiesta di revoca del sequestro preventivo su un'area adibita a parcheggio realizzata senza permesso di costruire in zona sottoposta a vincolo idrogeologico, paesaggistico e ambientale (agro di San Cesareo). Il ricorrente censurava: motivazione apparente del provvedimento in relazione al fumus commissi delicti; violazione del principio del ne bis in idem per una precedente imputazione e assoluzione nel 2017; errata applicazione dell'art. 44 d.P.R. 380/2001 (sosteneva che, in assenza di opere e solo per mutamento di destinazione, si applicherebbe la lett. a) e non la lett. c)); carenza di motivazione sul periculum in mora perché al momento del sequestro non vi erano manufatti e la destinazione d'uso sarebbe compatibile.

La decisione

Il ricorso alla Corte di cassazione è stato dichiarato inammissibile. La Corte ha ritenuto che il provvedimento impugnato non fosse privo di motivazione: il Tribunale aveva legittimamente integrato la motivazione del GIP spiegando che qualsiasi mutamento di destinazione d'uso in beni soggetti a vincolo paesaggistico necessita di titolo abilitativo, che dall'istruttoria emergevano lavori di livellamento/sbancamento e modificazioni permanenti e che la trasformazione da terreno agricolo ad ampio parcheggio comporta cambio di categoria urbanistica. La Corte ha confermato l'applicabilità della sanzione prevista dall'art. 44, comma 1, lett. c) d.P.R. 380/2001 per interventi su aree vincolate e l'integrazione con il reato paesaggistico di cui all'art. 181 d.lgs. 42/2004. Il motivo sul ne bis in idem è stato rigettato in quanto il reato paesaggistico è carattere permanente e la precedente assoluzione (non documentata nel ricorso) non impedisce eventuali condotte successive. Anche la censura sul periculum è stata ritenuta infondata: il Tribunale aveva motivato il rischio di aumento del "carico urbanistico" e di alterazione della cornice ambientale, conformemente al regolamento comunale. Conseguentemente è stata pronunciata l'inammissibilità del ricorso e l'onere delle spese del procedimento e il versamento di una somma alla Cassa delle ammende (provvedimento testuale indica il richiamo all'art. 616 c.p.p.; importo nel testo riportato parzialmente).

Norme richiamate

  • art. 325 cod. proc. pen.

    Limita il sindacato della Corte di legittimità sui provvedimenti cautelari reali ai motivi di violazione di legge, includendo i vizi della motivazione talmente gravi da rendere il provvedimento privo dei requisiti minimi di coerenza, completezza e ragionevolezza.

  • art. 44 d.P.R. 380/2001

    l'articolo 44 comma 1 stabilisce che si applica: a) l'ammenda fino a 10.329 euro...; b) l'arresto fino a due anni e l'ammenda da 5.164 a 51.645 euro...; c) l'arresto fino a due anni e l'ammenda da 15.493 a 51.645 euro nel caso di lottizzazione abusiva... La stessa pena si applica anche nel caso di interventi edilizi nelle zone sottoposte a vincolo storico, artistico, archeologico, paesistico, ambientale, in variazione essenziale, in totale difformità o in assenza del permesso.

    La Corte interpreta che qualsiasi intervento edilizio realizzato in zona paesaggisticamente vincolata e in difformità dal titolo abilitativo, inclusi i casi di variazione essenziale o parziale, va qualificato ai fini della sanzione come rientrante nella lett. c) dell'art. 44 (pena più grave), escludendo l'applicazione della sola lett. a) per tali ipotesi.

  • art. 181 d.lgs. 42/2004

    La realizzazione, in area sottoposta a vincolo paesaggistico, di lavori di livellamento o sbancamento integra il reato paesaggistico previsto dall'art. 181, comma 1, essendo interventi modificativi del territorio soggetti ad autorizzazione.

  • art. 32 d.P.R. 380/2001

    Prevede le variazioni essenziali al progetto approvato e stabilisce che gli interventi effettuati su immobili sottoposti a vincolo sono considerati in totale difformità dal permesso: la Corte utilizza tale norma per sostenere che modifiche su beni vincolati assumono natura di difformità totale.

  • art. 23-ter d.P.R. 380/2001 (introdotto dal d.l. 133/2014)

    Definisce il "mutamento d'uso urbanisticamente rilevante" e introduce categorie funzionali; la Corte ricorda che il mutamento di categoria funzionale è rilevante anche se non accompagnato da opere e può richiedere permesso di costruire.

  • art. 321 cod. proc. pen.

    Regola l'istanza di restituzione dei beni sequestrati e consente, per l'ordinanza che decide tale istanza, la motivazione per relationem agli atti del procedimento noti alle parti; l'impugnazione ha effetto devolutivo e il giudice del gravame ha piena cognizione.

  • art. 322-bis cod. proc. pen.

    Disciplina l'appello avverso provvedimenti cautelari reali: l'impugnazione davanti al tribunale è devolutiva e consente al giudice del gravame di integrare o supplire eventuali carenze della motivazione del giudice di primo grado.

  • art. 292, comma 2, lett. c-bis) cod. proc. pen.

    Obbligo di motivazione, a pena di nullità, richiesto per il provvedimento applicativo della misura; la Corte sottolinea che tale obbligo non opera allo stesso modo per l'ordinanza che decide la restituzione dei beni sequestrati.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Prevede le conseguenze sulle spese processuali in caso di inammissibilità del ricorso; la Corte ha disposto l'onere delle spese e il versamento alla Cassa delle ammende.

Massime di principio

  • In aree sottoposte a vincolo paesaggistico o ambientale qualsiasi intervento che comporti modificazioni del territorio (anche lavori di livellamento/sbancamento) richiede titolo abilitativo e può integrare il reato paesaggistico ex art. 181 d.lgs. 42/2004.
  • Il mutamento di destinazione d'uso è "urbanisticamente rilevante" se comporta il passaggio di categoria funzionale: anche senza opere può essere necessario il permesso di costruire e può assumere natura di variazione essenziale ai sensi del d.P.R. 380/2001 (art. 23-ter e art. 32).
  • In materia di misure cautelari reali l'appello al tribunale è devolutivo e il giudice d'appello può integrare o supplire la motivazione del giudice di primo grado; la Corte di cassazione interviene solo per vizi di legge o per difetti motivazionali radicali.
  • Il reato paesaggistico ha natura potenzialmente permanente: una precedente assoluzione non esclude automaticamente la punibilità di condotte successive o continuate, salvo che sia dimostrata la cessazione definitiva della condotta contestata.
  • Per ottenere la revoca di un sequestro preventivo su beni reali bisogna dimostrare, con elementi specifici e non generici, l'assenza di fumus commissi delicti e del periculum in mora; valutazioni sul "carico urbanistico" e sul rischio di alterazione ambientale possono giustificare il mantenimento del sequestro.

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