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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 7531/2022 del 02/03/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorrente ha impugnato l'ordinanza del Tribunale del riesame che aveva confermato la sostituzione della misura (custodia cautelare in carcere) operata dal GIP di Padova a seguito di una presunta violazione dell'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. La difesa ha dedotto che la Polizia Penitenziaria aveva unilateralmente modificato il luogo di presentazione indicato nell'ordinanza (da Vedelago a Zola Predosa) dopo la scarcerazione e l'elezione di domicilio a Bologna, e che tale variazione era abnorme e non disposta dal giudice, sicché non poteva fondarsi una contestata violazione della misura.

La decisione

La Cassazione ha accolto il ricorso. Ha ritenuto che la Polizia Penitenziaria non potesse unilateralmente cambiare il luogo di esecuzione dell'obbligo di presentazione indicato dal GIP (Stazione Carabinieri di Vedelago) e che l'elezione di domicilio effettuata alla scarcerazione valesse solo per le notifiche relative al procedimento di scarcerazione. Dato che le due misure (divieto di dimora nel Veneto e obbligo di presentazione a Vedelago) erano materialmente incompatibili, la Corte ha stabilito che deve prevalere la misura più grave (divieto di dimora nel Veneto) e che l'obbligo di presentazione è sospeso fino a che il giudice non disponga una modifica compatibile. Per tali ragioni la Corte ha annullato senza rinvio sia l'ordinanza del Tribunale del riesame sia l'ordinanza del 23/07/2021 che aveva sostituito la misura con la custodia cautelare, disponendo l'immediata scarcerazione del ricorrente se non detenuto per altro titolo.

Norme richiamate

  • art. 628 cod. pen.

    norma che definisce il reato contestato al ricorrente (rapina) in relazione al quale erano state applicate misure cautelari

  • art. 23 c.8 D.L. 137/2020

    norma procedurale che ha consentito il trattamento del ricorso con contraddittorio scritto

  • Giurisprudenza: Sez. 1, n. 10657 del 02/03/2005 (El Fejji, Rv. 231128)

    principio richiamato: l'elezione di domicilio effettuata alla scarcerazione ha efficacia esclusivamente per le notifiche relative al procedimento per il quale è resa e non può modificare le modalità di esecuzione della misura cautelare

  • Giurisprudenza: Sez. 6, n. 13718 del 03/03/2020 (Bevilacqua, Rv. 278758)

    principio richiamato: solo il giudice può modificare le modalità di esecuzione di una misura cautelare; la modifica deve essere specifica, motivata e rimane soggetta a impugnazione

Massime di principio

  • La Polizia (in particolare la Polizia Penitenziaria) non può unilateralmente cambiare il luogo o le modalità di esecuzione di una misura cautelare: ogni variazione deve essere disposta dal giudice competente.
  • L'elezione di domicilio effettuata al momento della scarcerazione ha efficacia limitata alle notifiche relative al procedimento di scarcerazione e non può essere utilizzata per creare nuovi obblighi o modificare l'esecuzione di misure cautelari disposte da altro giudice.
  • Se due misure cautelari coesistenti risultano materialmente incompatibili, in concreto va eseguita la misura più grave e l'altra deve considerarsi sospesa o non eseguibile fino a che il giudice non modifichi formalmente le modalità di esecuzione per renderle compatibili.
  • La modifica delle modalità di esecuzione di una misura cautelare deve essere motivata dal giudice tenendo conto delle esigenze concrete dell'indagato; tale atto è impugnabile.
  • In presenza di un provvedimento di sostituzione della misura per presunta violazione fondata su un atto amministrativo abnorme (es. ordine non giudiziale sul luogo di presentazione), il rimedio può essere l'annullamento dell'ordinanza e, se la detenzione deriva da quel provvedimento, la scarcerazione immediata.

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