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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 45250/2024 del 10/12/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il PM impugnava l'ordinanza del riesame che aveva revocato il sequestro preventivo disposto dal GIP sull'intero organismo edilizio e lo aveva limitato alla sola cantina. Il Procuratore sosteneva che la trasformazione della cantina in volumetria sfruttabile a fini residenziali aveva determinato una difformità totale rispetto al progetto autorizzato (mutamento planivolumetrico e destinazione d'uso, con aumento del carico urbanistico) e che quindi il vincolo cautelare doveva riguardare l'intero organismo edilizio sovrastante l'appartamento 11.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato, annullando l'ordinanza del Tribunale di Sassari e rinviando per un nuovo giudizio. I giudici di legittimità hanno concluso che il Tribunale, pur riconoscendo la sussistenza di una difformità totale e il rischio connesso all'aumento del carico urbanistico, ha poi ridotto il vincolo soltanto alla cantina senza fornire una motivazione coerente e adeguata che giustificasse quel ridimensionamento, determinando un 'salto logico' decisivo sull'esito.

Norme richiamate

  • art. 110 cod. pen.

    Richiamato come riferimento per l'eventuale concorso di persone nel reato; citato nell'atto di sequestro a titolo descrittivo delle ipotesi di reato perseguite.

  • art. 44 lett. c) e art. 181 comma 1 lett. a) d.lgs. 42/2004

    Norme del codice dei beni culturali e del paesaggio evocano profili di tutela territoriale/paesaggistica rilevanti per valutare la rilevanza penale degli interventi edilizi, se applicabili.

  • art. 324 cod. proc. pen.

    Prevede il riesame delle misure cautelari; applicato nel procedimento che ha portato all'ordinanza impugnata.

  • art. 325 cod. proc. pen.

    Stabilisce i limiti del ricorso per cassazione contro ordinanze in materia di sequestro: ammesso solo per violazione di legge o vizi forti della motivazione. La Corte ne chiarisce la portata, distinguendo i tipi di vizio ammissibili in cassazione.

  • D.P.R. n. 380/2001, art. 31

    Definisce nozione di 'organismo edilizio' e concetto di difformità totale rispetto all'opera assentita; la Corte richiama la giurisprudenza che interpreta l'art. 31 in senso ampio.

  • D.P.R. n. 380/2001, art. 32, comma 3

    Norma richiamata per affermare che anche variazioni su parti dell'organismo edilizio possono integrare reato edilizio se incidono sul vincolo urbanistico o sul carico urbanistico; qui gioca ruolo decisivo nel qualificare la trasformazione della cantina come rilevante.

Massime di principio

  • Il concetto di 'organismo edilizio' va valutato nella sua unitarietà: opere interne o modifiche che determinano nuova autonomia funzionale o economica possono costituire difformità totale anche se non fisicamente separate.
  • L'autonoma utilizzabilità non richiede separazione fisica: una porzione utilizzabile indipendentemente (accesso anche tramite lo stabile principale) può essere considerata corpo autonomo ai fini della difformità.
  • Se l'intervento incide sul carico urbanistico o su vincoli urbanistici, anche modifiche apparentemente parziali possono integrare rilievo penale ai sensi dell'art. 32 DPR 380/2001, comma 3.
  • Nel ricorso per cassazione avverso ordinanze di sequestro (art. 325 c.p.p.) si può dedurre solo violazione di legge o vizi della motivazione talmente gravi da renderla incomprensibile; tuttavia, il profilo motivazionale è centrale: il giudice del riesame deve motivare coerentemente ogni riduzione di misura cautelare rispetto alle conclusioni sulla portata dell'abuso.
  • Principio di proporzionalità delle misure cautelari: la limitazione del sequestro rispetto a un accertato 'aliud pro alio' necessita di una motivazione specifica che spieghi perché la misura più ampia non era necessaria; in mancanza si rischia l'annullamento e il rinvio.
  • In casi analoghi è prudente per la difesa evidenziare la regolarità amministrativa delle opere o la possibilità di rimozione della difformità mediante interventi non gravosi (es. reinterro, chiusura aperture) e per l'accusa documentare il carattere planivolumetrico e funzionale della modifica.

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