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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 13067/2023 del 29/03/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Richiesta di riparazione per ingiusta detenzione relativa al periodo 22/12/2012 - 07/02/2013 in seguito all'applicazione di custodia cautelare nel procedimento per contrabbando di T.L.E. (art. 291-quater d.P.R. n. 43/1973). Il ricorrente deduce violazione dell'art. 314 c.p.p. e vizio di motivazione: contesta che il giudice della riparazione sia entrato nel merito dei fatti e abbia fondato la decisione su un capo di imputazione a lui estraneo, rilevando che in sede di merito era stato assolto ai sensi dell'art. 530, comma 2, c.p.p.; sostiene di aver fornito spiegazioni coerenti e documentazione che attesterebbe rapporti commerciali leciti con i coimputati e che le sue dichiarazioni sarebbero state univoche e chiarificatrici.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto che la Corte di appello avesse correttamente valutato, nel giudizio di riparazione, che il comportamento extraprocessuale e processuale del Gardelli (ammissioni di rapporti commerciali con i capi del sodalizio, emissione di fatture false, attivita' volte a occultare provenienza del carico, fornitura di telefoni e consentito uso di autovetture con targhe straniere) fosse idoneo a ingenerare nell'Autorità procedente il ragionevole convincimento del suo coinvolgimento nel contrabbando. Tale condotta ha quindi integrato gli estremi del dolo o della colpa grave ostativi al riconoscimento dell'indennizzo. La Corte ha inoltre precisato che l'assoluzione ai sensi dell'art. 530, comma 2, c.p.p. non impedisce al giudice della riparazione di indicare i comportamenti del ricorrente che hanno concorso a creare la falsa apparenza di illiceità. Conseguentemente il ricorso è stato respinto; il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali, mentre non è stata concessa la rifusione delle spese sostenute dal Ministero resistente a causa della genericità della sua memoria.

Norme richiamate

  • d.P.R. n. 43/1973, art. 291-quater

    Norma sostanziale che disciplina il contrabbando di tabacchi lavorati esteri (T.L.E.), ossia il reato per il quale era stato emesso il provvedimento cautelare nel procedimento originario.

  • art. 314 c.p.p.

    Norma indicata dal ricorrente come violata; la Corte rileva che il giudice della riparazione ha agito nel rispetto delle proprie modalità valutative, svolgendo una valutazione 'ex ante' autonoma sulla sussistenza di dolo o colpa grave che escludono la riparazione.

  • art. 530, comma 2, c.p.p.

    L'assoluzione pronunziata ai sensi dell'art. 530, comma 2 ("perché il fatto non sussiste") non ha impedito alla Corte di appello di valutare, nel giudizio di riparazione, che determinati comportamenti del ricorrente abbiano contribuito a creare la falsa apparenza di colpevolezza; quindi l'assoluzione penale non determina automaticamente il diritto all'indennizzo se sussistono condotte dolose o di grave colpa che hanno ingenerato la misura cautelare.

  • art. 129 c.p.p.

    Norma richiamata in relazione a decisione emessa dal GUP per altro capo; non rilevante ai fini della decisione di cassazione sulla riparazione, ma contestualizza i provvedimenti intervenuti nel processo di merito.

Massime di principio

  • Nel giudizio di riparazione per ingiusta detenzione il giudice opera una valutazione autonoma "ex ante" per stabilire se il comportamento dell'interessato abbia ingenerato, ancorché in presenza di un errore dell'autorità procedente, la falsa apparenza di configurabilità di un illecito penale.
  • L'assoluzione penale (anche ai sensi dell'art. 530, comma 2) non comporta automaticamente il diritto alla riparazione se permangono elementi di condotta del detenuto (extraprocessuali o processuali) che hanno potuto legittimamente indurre l'autorità a disporre la misura cautelare; il diritto all'indennizzo è quindi escluso quando ricorrano dolo o colpa grave che abbiano causalmente contribuito alla adozione della misura.
  • Sono rilevanti, ai fini dell'esclusione della riparazione, comportamenti quali ammissioni che rafforzano il quadro indiziario, emissione di fatture false, azioni orientate a occultare la provenienza del materiale, fornitura di strumenti o mezzi usati per l'attività illecita, e frequentazioni/rapporti ambigui con esponenti del sodalizio: tali elementi possono integrare colpa grave o connivenza.
  • Il giudice della riparazione non può affermare come provati fatti che siano stati ritenuti non provati dal giudice della cognizione; tuttavia può utilizzare il materiale processuale per verificare se vi siano state condotte che abbiano ingenerato la falsa apparenza del reato, purché compatibili con il giudicato.
  • Per chi chiede la riparazione è strategico documentare tempestivamente e con chiarezza l'assenza di condotte che avrebbero potuto ingenerare la misura (alibi, documenti giustificativi, spiegazioni plausibili) e contestare nel merito, con argomentazioni precise, il nesso causale tra i propri comportamenti e l'adozione della misura cautelare.
  • La parte resistente (es. Ministero) può veder compensati i propri oneri solo se la sua difesa in giudizio offre contributi specifici e non meramente generici; memorie generiche possono portare a non ottenere la rifusione delle spese.

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